canone e prostituzione

Caparini, Lega: "Regolamentare la prostituzione e abolire canone RAI, ora si può fare".

La tassazione dei proventi della prostituzione garantirebbe una copertura superiore a quella necessaria per il canone, e si eliminerebbero allo stesso tempo delinquenza e racket legati allo sfruttamento

Fabio Montoli
Caparini, Lega: "Regolamentare la prostituzione e abolire canone RAI, ora si può fare".

Foto cronaca

Abolire definitivamente il canone Rai, compensando i minori incassi con la tassazione sulla prostituzione. È la proposta contenuta in un emendamento alla legge di bilancio, a prima firma Davide Caparini, segnalato dalla Lega. 

Nella proposta di modifica presentata viene evidenziato che, entro sessanta giorni dall'approvazione della Legge, il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della giustizia, con proprio decreto stabilirà le modalità finalizzate a regolamentare l'esercizio consentito della prostituzione nelle abitazioni private in edifici dove non sono presenti abitazioni con destinazione d'uso diversa, situate in comuni con popolazione comunque superiore a 10.000 abitanti. Tra le modalità dovranno essere garantiti i controlli igienico sanitari e, ovviamente, nuove misure atte a contrastare il fenomeno della prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico, per contrastare definitivamente il racket e la delinquenza legata al fenomeno dello sfruttamento.

"L'emendamento, - spiega Caparini - riunisce due battaglie storiche della Lega, con l'una copriamo l'altra. Aboliamo il canone Rai con i proventi del meretricio". Il deputato leghista ricorda che già dal 2011 i giudici costituzionali hanno reso possibile la tassazione dei proventi della prostituzione "indipendente e professionale. La nostra proposta - conclude - vuole prendere atto di cosa il giudice costituzionale ha sancito come legale e tassabile ai fini Iva e Irpef. La copertura andrebbe ben oltre l'introito annuale del canone, pari a 1,7 miliardi".

Infatti, la sentenza emessa nel 2010 e ribadita nel 2011, traeva origine dall'impugnazione di atti di accertamento dell'Agenzia delle Entrate ad una sedicente ballerina di locali notturni di cui l'amministrazione fiscale aveva riscontrato una "sensibile" differenza tra i versamenti eseguiti sui conti bancari ed il reddito di lavoro dipendente percepito presso il locale.

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