RAGGIRATA parente DEL PREMIER

Il buonismo radical-chic non risparmia nessuno. Nemmeno la nonna di Renzi

Due truffatori suonarono alla sua porta fingendosi buoni conoscenti, conquistarono la sua fiducia e dopo averla salutata s’intrufolarono nelle stanze facendo razzia dei preziosi

Fabio Cantarella
Il buonismo italiano, targato Renzi e Alfano, non risparmia proprio nessuno

Non risparmiano proprio nessuno le conseguenze di quest’Italia buonista, esageratamente garantista con chi delinque, meta ambita dai criminali di ogni parte del globo che giungono a spacciarsi per profughi pur di entrare in casa nostra. E a nulla rileva che sei niente poco di meno che la nonna del premier. E così anche Anna Maria Pandolfi, in Renzi, ha provato sulla propria pelle gli effetti nefasti del buonismo dell'Italia guidata da suo nipote.

L’esser nonna del premier non la mise al riparo da un bieco raggiro, come racconta Il Giorno. Era il marzo di due anni fa, il nipote Matteo (con cui aveva posato anche in un servizio su Oggi) era al timone del governo da un mesetto e lei, come ogni mattina, si divideva tra le faccende di casa e una boccata d’aria nell’orto, a San Clemente, il suo paese adagiato sulla riva dell’Arno opposta a Rignano. Due truffatori suonarono il campanello della villetta, si finsero buoni conoscenti, conquistarono la sua fiducia e dopo averla salutata s’intrufolarono nelle stanze, facendo razzia dei suoi preziosi. Oggi, nonna Anna Maria, classe 1930, madre di papà Tiziano Renzi, rammenta ancora bene quell’episodio così subdolo e condivide la nostra campagna, appoggiata pure dal nipote-premier. "Fate bene a mettere tutti in guardia. Da me, vennero in due, un uomo e una donna. L’avevano studiata bene".


L'anziana signora ha raccontato che i malviventi "erano a conoscenza di un sacco di cose. Mi dissero che erano parenti del sindaco, sapevano i nomi dei miei figli, sembravano persone di famiglia mentre io non li avevo proprio mai visti. Mi fecero un bel tranello". Non fu però in grado di riconoscerli, in seguito. "I carabinieri mi portarono anche in caserma a Rignano e mi mostrarono tante fotografie, ma tra quelle immagini quei due non c’erano".

Si portarono via i gioielli che aveva in casa, tra cui l’orologio d’oro di suo marito Adone, morto da quindici anni. Non presero soldi solo perché la donna non ne aveva ma "nel poco tempo in cui rimasero in casa, una mezz’ora circa, frugarono dappertutto". Oggi l'arzilla signora ha imparato la lezione e dice: "Siate diffidenti, non fidatevi di nessuno". Nemmeno di chi ci ha messo in questa situazione, aggiungiamo noi...

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