quelle BUGIE DALLE GAMBE CORTE

Tenta di gabbare anche San Matteo. Promette e promette, ma le imprese chiudono

Il Premier, che porta il nome del Santo, e al quale aveva giurato che si sarebbe recato in pellegrinaggio se il Governo non avesse pagato i debiti che la PA aveva con le imprese italiane, beffa tutti per il terzo anno di fila. Sui debiti e sul pellegrinaggio

Fabio Montoli
Tenta di gabbare anche San Matteo.  Promette e promette, ma le imprese chiudono

Passata la festa, gabbato lo Santo, dice un vecchio detto popolare. E lui, il Matteo nazionale, l'aveva promesso il 13 marzo del 2014, in tv a milioni di italiani e a migliaia di imprese strozzate dai debiti causati dai mancati incassi dalla pubblica amministrazione. Che cosa? Che, il 21 settembre di quello stesso anno, giorno di San Matteo, avrebbe fatto un pellegrinaggio al Santuario di Monte Senario se, il suo Governo, non avesse pagato tutti i debiti che la Pubblica amministrazione aveva contratto fino al 2013 con le imprese italiane per la fornitura di beni e servizi.

Oggi, ahimè, è San Matteo. E, per il terzo anno di seguito, Matteo Renzi non solo non ha mantenuto la promessa sui debiti non pagati, ma al Santuario non lo vedranno nemmeno quest'anno, ad espiare la promessa mancata. E sì che, almeno per rimediare a questo, basterebbe una camminata. Evidentemente preferisce il salotto buono della Fondazione Clinton.


Nonostante i continui e, ormai penosi, annunci del premier, in questi ultimi tre anni la Pubblica Amministrazione non ha per niente ridotto i biblici tempi di pagamento di beni e servizi, mantenendo di fatto invariato l'ammontare di debito commerciale contratto nei confronti delle imprese fornitrici, ormai agonizzanti. Infatti secondo la stima del Centro Studi di ImpresaLavoro, su dati Intrum Justitia, ad oggi questo stock ammonta a 61,1 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2015 e, solo di poco inferiore rispetto al 2014. In barba alle promesse di S.Matteo Renzi.


Purtroppo, ed è una certezza, i debiti commerciali si rigenerano con frequenza, dal momento che beni e servizi vengono forniti di continuo. Pertanto liquidare solo in parte i debiti pregressi di per sé non riduce affatto il debito complessivo: questo può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo, risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione. Questa mancata promessa e questo continuo ritardo del Governo nel pagamento di questi debiti, costringerà le imprese italiane a rivolgersi alle banche per ottenere delle anticipazioni su dei crediti con una scadenza sempre più lunga e insostenibile. Se non addirittura ad utilizzare affidamenti "di cassa", a dei tassi elevatissimi, stimati in oltre 5 miliardi di euro che, di fatto, non faranno altro che immobilizzare ulteriormente i flussi finanziari e strozzare l'impresa.


Il fenomeno dei ritardi di pagamento della nostra Pubblica Amministrazione, nonostante la promessa di Renzi, mantiene dimensioni che non hanno pari rispetto ai nostri principali partner europei. Per pagare i suoi fornitori lo Stato italiano impiega infatti in media 131 giorni, classificandosi al primo posto per quello che qualche economista senza peli sulla lingua ha definito pesantemente "strozzinaggio", contro, per fare degli esempi, i 58 della Francia, 29 della Lituania, i i 23 della Estonia e i 15 della Germania. È pur vero che anche l'altro Matteo, l'apostolo, faceva l'esattore, ma almeno quello si è redento!


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