la provocazione

Allarmismi climatici, veganesimo ed eutanasia: la "Grande sostituzione"?

Viviamo un’epoca in cui le convinzioni personali devono prima fare i conti con le strumentalizzazioni mediatiche che l'establishment mondialista potrebbe usare a proprio vantaggio

Helmut Leftbuster
Allarmismi climatici, veganesimo ed eutanasia: la "Grande sostituzione"?

Premettiamo di essere, da atei, personalmente favorevoli all’eutanasia, convinti anzitutto che dignità umana e sofferenza fisica siano due grandezze inversamente proporzionali; convinti poi che una vita terrena priva di una forma fisica soddisfacente possa costituire quantomeno una “diminutio” alla motivazione esistenziale del singolo; e convinti, infine, che l'accanimento terapeutico rischi di essere solo un aggravio economico per la collettività.

Ciò detto, viviamo un’epoca in cui le convinzioni personali devono prima fare i conti con le strumentalizzazioni mediatiche che l'establishment mondialista potrebbe usare a proprio vantaggio. Insomma, un bisturi può essere strumento di salvezza se posto nelle mani di un chirurgo onesto e responsabile; ma cosa diventerebbe in quelle di qualcuno che odiasse la propria gente per pura depravazione ideologica?

L’eutanasia, dicevamo: come mai le sinistre la propugnano con cotanta insistenza? Sono davvero così angosciate per le sofferenze dei malati terminali italiani? Difficile da credere, semmai sono angosciate dal doverli mantenere in vita e non poter drenare quei soldi per mantenerci i migranti in hotel.
Ma facciamo un passo indietro: l’Islam proibisce tassativamente l'eutanasia; e ben sappiamo quanto le sinistre siano ossessionate dall’immigrazionismo e in particolare dall’integrazionismo degli islamici. Va da sé che un approccio propagandistico eutanasico esclude nei fatti la stragrande maggioranza degli immigrati, cioè quelli di fede islamica, che continueranno a proliferare in Europa proprio secondo quei medesimi schemi confessionali ispirati a fertilità e famiglia, gli stessi che le sinistre europee hanno fatto rinnegare ai propri concittadini attraverso abortismo, omosessualismo e laicizzazione forzata. Non serve il pallottoliere per capire dove porterà questo processo dal punto di vista demografico.

Passiamo ora al veganesimo: basta un planisfero da prima media per capire che l’Europa è demograficamente irrilevante a livello mondiale; pertanto quali che siano i presunti impatti ambientali del suo consumo di carne, essi non potrebbero mai incidere sul contesto globale. E allora perché tutto questo can can sulle scoregge delle vacche e sui danni da consumo di maiale, se non in ossequio all’Islam? (che dal punto di vista “animalista” adotta tuttora la formula di macellazione più crudele e primitiva al mondo, senza che nessun fricchettone alzi un dito...).

Il veganesimo, mefistofelicamente propugnato come forma di salutismo, in realtà indebolisce i popoli che lo praticano (cioè solo quelli occidentali) sia dal punto di vista cultural-gastronomico che da quello nutrizionale. Quanto al punto di vista produttivo, favorendo le economie dei paesi “low-cost” (si pensi all'olio di palma), esso impoverirà l'intero indotto europeo: perché togliere la bistecca ad un Occidentale non cambierà la dieta di chi mangia bagarozzi da millenni, ma contribuirà solo a renderci più simile a lui, mandando in rovina i nostri macellai, norcini e ristoratori.

In ultimo, la cosiddetta “green economy”: nulla più che una venefica strategia mediatica ideata per affossare il mercato automobilistico occidentale e favorire, con l'alibi dell’elettrico, quello asiatico, monopolista nella costruzione di batterie ottenute grazie allo sfruttamento minerario dei Cinesi in Africa per l'estrazione dell'indispensabile cobalto.
Ma chi ce lo dice che le scorie di milioni di tonnellate di batterie saranno più ecologiche delle attuali emissioni dei motori a scoppio? L'opinione della triccioruta signorina Thunberg vale forse più di quella del Nobel per la fisica Rubbia, che dichiarò la sostanziale salubrità ecologica del motore diesel? Ma come, il sinistrume, sempre incline a prediligere i cattedratici, ora predilige le ragazzine?

Signori, il clima starebbe cambiando? Ebbene, ammesso e non concesso che non sia una balla, credete davvero che ciò potrebbe addebitarsi alle emissioni di pochi milioni di Europei? Non sarà, piuttosto, solo l'ennesima fandonia immigrazionista per giustificare la creazione dell’ennesimo feticcio “global”, il cosiddetto “migrante climatico”? Ultima domanda retorica: avete finito di prendere per il culo i popoli europei?

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