SCHEGGE DVRACRVXIANE

Mentre la destra elegge la prima donna presidente del Senato le "femministe" pensano ai migranti

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Mentre la destra elegge la prima donna presidente del Senato le "femministe" pensano ai migranti

Niente, nemmeno la prima donna della storia italiana eletta a Seconda carica dello Stato riesce a distogliere le barricadere del femminismo 2.0 dai loro adorati migranti. Del resto, dopo anni di vuoto chiacchierume “progressista”, capace solo di peggiorare le condizioni lavorative delle donne (si pensi ai vessatori cappellini reintrodotti nelle divise delle assistenti di volo Alitalia dalla gestione araba di Ethiad) e di minare la sicurezza ambientale a suon di lassismo legislativo e giudiziario su reati come stupri e aggressioni a sfondo sessista, ci voleva il Centrodestra di Salvini e di quei ragazzacci della Lega perché una donna, peraltro avvenente ed eccellente giurista, fosse eletta Presidente del Senato.

Eppure nessuna femminista storica ha elogiato l’epocale avvenimento. Ed è anche inutile sperarci, perché tanto non impareranno mai: loro, i “democratici” che odiano la democrazia, i “progressisti” che ci fanno regredire, i “laicisti” che metterebbero il burqa a tutte, tutti e tutto.
Le Sinistre perdono le elezioni perché troppo distaccate dai reali problemi della gente? Perfetto, di tutta risposta rafforzano il loro impianto propagandistico corroborando un palinsesto raitreino già fallimentare e bocciato dagli ascolti: una nuova trasmissione-piagnisteo sul razzismo degli Italiani, ed un’altra a sostegno del genderismo come fosse una questione di sopravvivenza nazionale, entrambe condotte da due alfieri del sinistrismo più integralista e schierato, rispettivamente Gad Lerner e la Ferilli, tanto per non farcene sentire la mancanza.


Nell’attesa, media mendaci e partigiani parlano di Orban, il virtuoso premier d’Ungheria, come si trattasse di un dittatorello da paese del Terzo mondo, non soffermandosi neppure per un istante sul prestigio culturale di un popolo come quello ungherese che lo ha stra-ri-votato, e quindi sull’alto valore democratico che l’ apprezzamento delle sue politiche identitarie e nazionaliste, evidentemente, riflette. 

Già, per il sinistrume il Popolo è in salute solo quando obbedisce ad assurdi mantra nichilisti ed etnomasochisti, non certo quando è interpellato direttamente e parteggia a favore del proprio benessere. Niente di niente, insomma: gli Italiani alla fame, i pensionati incazzati, i cassintegrati sviliti, i disabili abbandonati, i terremotati dimenticati, i giovani demotivati hanno elettoralmente annientato le fazioni progressiste? Ebbene, queste ultime se ne fregano, continuando imperterrite a pensare solo ai migranti.
Ecco, continuate a pensare ai migranti, cari progressisti, che al Popolo italiano ci penseranno gli Italiani. Quelli veri.

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