“Io sono Paolo”: il brano del rapper sardo che lotta contro la SLA

Tra SLA e Hip Hop… la storia di Paolo Palumbo

“Finalmente Abili”: l’intervista a Rosario Palumbo (il fratello di Paolo) in onda domani in diretta su RPL

Giuseppe Brienza
Tra SLA e Hip Hop… la storia di Paolo Palumbo

Locandina dell'intervento con Rosario Palumbo in onda domani su RPL durante "Potere al Popolo"

Paolo Palumbo è un rapper sardo di 22 anni, conosciuto per essere il più giovane paziente di Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) in Europa. Negli ultimi anni si sta battendo in prima persona per i diritti dei disabili e dei malati gravi e, dopo aver partecipato fuori gara alla 70ma edizione del Festival della canzone italiana nel febbraio scorso, ha incontrato Papa Francesco che gli ha dedicato belle parole di stima e d’incoraggiamento.

Nonostante la sua condizione di quasi totale immobilità, Paolo ha lanciato durante questa pandemia una iniziativa benefica. Dalla pagina facebook Finalmente Abili, che è arrivata dopo l’esibizione dell’Ariston a 200mila followers, ha messo in pratica un progetto di aiuto a chiunque fra i disabili italiani sia attualmente in difficoltà e abbia bisogno di un mezzo adatto per spostamenti importanti. L'8 aprile ha concluso un’ulteriore iniziativa, vale a dire un’asta di beneficenza per la vendita di un quadro il cui ricavato è stato devoluto all’Associazione Valentina Onlus di Latina, impegnata in prima linea nei reparti degli ospedali per la lotta contro il COVID-19. In questa e tutte le altre attività della sua vita quotidiana è sempre assistito dal suo “angelo custode”, il suo «50 % in tutto» come dice spesso Paolo, vale a dire il fratello più grande Rosario Palumbo, al quale rivolgiamo alcune domande.

Come state vivendo con Paolo il grande cuore di tanti nostri connazionali che, nel frangente di questa crisi e, direi, anche in occasione della vostra recente piccola-grande iniziativa di solidarietà, si è confermato sempre pronto ad amare ed aiutare?

Bene! Siamo sereni come al solito e in prima linea per affrontare ogni sfida. Di questi tempi ce ne sono così tante che non saprei quale scegliere. Sono anni che cerco di veicolare le lezioni che ho imparato. Il valore della vita, della famiglia, dell’altruismo, la voglia di svegliarsi al mattino e creare qualcosa di nuovo: tutte cose che avrei voluto che qualcuno mi trasmettesse a scuola. Questo è un momento molto duro per tutti, ma a differenza di quel che accade di solito, siamo tutti uniti, e ci stiamo sacrificando oggi per il bene del domani. Quello che sembrava un paese in ginocchio ora è un modello per tutto il mondo. Lo dico soprattutto per tutti i medici, gli infermieri e i lavoratori che continuano a permettere al nostro Paese di andare avanti. Siamo forti, lo stiamo dimostrando, e dobbiamo continuare così!

Nelle ultime settimane, purtroppo, c’è stato anche qualcuno che ha tentato di approfittarsi della generosità degli Italiani, delle "mele marce" come le ha definite Paolo, per truffare e calunniare… A febbraio, dopo il record di ascolti per Sanremo, c’era già stato un tentativo da parte di alcuni truffatori internazionali che, tramite un flusso massivo di mail, ha cercato di spillare soldi in nome di Paolo. Nelle mail spammate in lungo in largo s’invocava una raccolta fondi sulla base della falsa notizia della possibilità di sottoporlo ad un trattamento sperimentale contro la SLA, una terapia molto costosa e disponibile unicamente in Israele, che si chiama Brainstorm.  Nei messaggi arrivati via posta elettronica si chiedevano fondi per far accedere Paolo al trattamento, una somma di almeno mezzo milione di euro della quale la famiglia era sprovvista. Ne vogliamo solo brevemente accennare, soprattutto per informare e far difendere quelli che, tra i nostri ascoltatori, sono stati raggiunti direttamente o indirettamente da questi tentativi e relative voci e articoli scandalistici?

Quando ci si espone ad un pubblico di milioni di persone naturalmente ci saranno sempre delle mele marce che tentano di gettare la loro frustrazione su chi dà sempre ed è in prima linea per dare una voce a tutti. Personalmente, nonostante mi dispiaccia per la condizione di disagio vissuta da queste persone cattive, non ho potuto fare altro che dar mandato al mio legale di agire in tutte le sedi opportune, perché sentirsi augurare la morte e le peggiori cose è una cosa veramente difficile da ingoiare… Perciò i tentativi di oscurare la mia persona con attacchi e brutte parole non mi scalfiggono in nessun modo, anzi mi danno la forza per continuare a fare sempre meglio e diffondere il messaggio di vita amore e speranza... Posso dirvi che prego anche per loro e che Dio possa perdonare chi semina zizzania, che lì possa riempire d'amore e perdonare i loro peccati. Quando uno è bianco e puro dentro non esiste niente che lo possa sporcare…

Avete per caso risentito Amadeus o riparlato con qualcuno dello staff sanremese riguardo a quell’indimenticabile 5 febbraio 2020, quando alle ore 23 Paolo e il rapper Kumalibre (Cristian Pintus), hanno portato al Festival della canzone italiana "Io sono Paolo"?

Sì certo, mi sento spesso con Amadeus. Direi che abbiamo instaurato un ottimo rapporto, è davvero un grande uomo. L’ho sempre saputo ma lui giorno per giorno me ne dà conferma con la sua bontà d’animo e la sua umanità. Non finirò mai di ringraziarlo. L’idea di partecipare a Sanremo è venuta per caso, quasi per gioco, quando Kumalibre ed io abbiamo finito le registrazioni della canzone e, ci siamo detti, "perché non ci proviamo?”. Ed eccoci qui a parlare di Sanremo. All’Ariston è stata un’esperienza complessa dal punto di vista degli spostamenti, ma per il resto fantastica. Salire sul palco è stato un mix di sensazioni che è difficile ricordare in modo lucido. Ero emozionato come un bambino a Natale, però c'era anche l'adrenalina dovuta alla consapevolezza di stare per vivere un momento indimenticabile, forse il più importante della mia vita.

Dal palco dell'Ariston di Sanremo Paolo ha avuto anche modo di raccontare la sua storia, lo puoi fare pure brevemente per noi?

Il suo sogno è sempre e solo stato quello di diventare uno chef di alto livello e di far emozionare le persone con il piacere del gustare i sapori. La cucina è un’arte quotidiana, ed il cuoco è a modo suo un artista. Quindi è sempre stata quella la stella pilota della vita di Paolo: la voglia di creare e stupire i palati altrui, per portarli nel “suo mondo”. Con la canzone “Io sono Paolo” ha voluto trasmettere tutto il suo amore per la vita. Una volta ascoltato il brano, l’ambizione sarebbe che le persone si alzassero in piedi esclamando “se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anche io!”. Ed è la verità: il corpo di Paolo non è più quello di una volta, ma il suo spirito è rimasto lo stesso, anzi le difficoltà lo hanno rinvigorito. La SLA voleva “imbrogliarlo” e lui invece ha imbrogliato lei, mettendola sotto scacco. Paolo ed io ci diamo la carica a vicenda. Quando ha ricevuto la diagnosi, ha detto subito a tutti che non dovevano disperarsi, perché se loro erano distrutti lui che cosa avrebbe dovuto fare? Da quel momento chi lo circondava ha capito che la positività era l'unico atteggiamento di cui avevamo bisogno per superare le difficoltà, e così è stato. Chi circonda Paolo sorride perché vede lui sorridere, ed io mi sento incoraggiato ad alimentare quei sorrisi: è un circolo virtuoso!

Dopo aver cantato il suo brano, molti ancora ricordano come Paolo abbia tenuto un emozionante discorso attraverso un riproduttore vocale attivato da un sensore ottico che ha emozionato tutti. Tra le sue frasi di profonda sapienza mi ha colpito soprattutto quando ha parlato della bellezza della vita e ha fra l’altro detto: «I limiti sono solo dentro di noi, la vita non è una passeggiata, ma dobbiamo affrontare tutte le sfide che ci mette davanti con tutto l'entusiasmo possibile». Me ne sono confermato nella convinzione che tanti discorsi sulla “qualità della vita” dei disabili “gravi”, inesorabilmente volti a sostenerne l’eutanasia, sono profondamente sbagliati oltre che ingiusti. Che ne pensi?

Beh l'argomento eutanasia è un po' tosto per uno che ama la vita come me, personalmente non condivido la scelta di abbandonare una vita ma ognuno vive la propria malattia in un modo diverso... Nonostante credo sia giusto che ognuno decida come e cosa fare della propria vita vi assicuro che Paolo non l'ha mai nemmeno presa in considerazione l'eutanasia, è un argomento molto complicato e facilmente strumentalizzabile, noi amiamo la vita in ogni sua forma, crediamo tantissimo in Dio e lasciamo a lui la scelta del nostro destino perché Lui ha un disegno e un progetto per tutti. La malattia di Paolo è una dura battaglia ma lui non si è mai arreso davanti alle sfide più difficili figuriamoci davanti alla sfida più importante della vita... Viva la vita e viva l'amore!

Nel brano presentato a Sanremo Giovani, da lui stesso scritto, Paolo ha testimoniato con la voce metallica del sistema con il quale comunica grazie al movimento degli occhi la bellezza e la pienezza che ci può essere in una vita apparentemente “non degna di essere vissuta”. Ci è apparso durante la seconda serata sanremese che, in quella fascia oraria (21:35–00:00), ha toccato il record di quasi 13 milioni di spettatori e il 52.5% di share, una luce che splende in un mondo di zombies apparentemente sani com’è quello in gran parte mostrato (con alcune eccezioni, grazie a Dio) sul palco dell’Ariston. Come ho avuto modo di scrivere (io e tanti altri giornalisti) nella mia cronaca sul Populista, una frase del brano Io sono Paolo svela il suo segreto di Paolo: «Credo e recito il Rosario ed è proprio lui a tenere lontano il mio sicario». Ce la puoi spiegare per favore?

La famiglia è la parte più importante della nostra vita. Tutti noi siamo sempre vicini a Paolo, senza di loro letteralmente non potrebbe vivere. Paolo dice che io non solo sono le sue gambe ma anche le sue braccia, in pratica l'unica persona al mondo che sa riconoscere ogni segnale che lui manda con gli occhi e con le espressioni del viso. Poi ci sono i nostri genitori, che si sono sacrificati adattando la loro quotidianità alle esigenze della famiglia. E infine gli amici, che non hanno mai abbandonato Paolo e nessuno di noi, e che ci vengono a trovare sempre continuando a farci delle grandi risate. Anche per questo la nostra fede è aumentata nel corso del tempo. Preghiamo molto: il tempo che abbiamo per farlo è davvero tanto, e per quanto Paolo non abbia trovato la risposta al grande mistero, crede in Dio e confida nel suo operato.

Fra i desideri realizzati da Paolo, prima di esibirsi a Sanremo ed incontrare il Papa, c’erano stati in passato quelli di diventare chef e di guidare un drone. Era stato proprio il volo del drone a creare un ponte tra il giovane e il Pontefice. Papa Francesco aveva visto su internet la sua impresa (grazie ad una speciale applicazione Paolo aveva fatto volare il drone con il solo movimento degli occhi) e, così, gli aveva inviato un biglietto scritto a mano nel quale confessava di essere rimasto molto colpito dalla sua forza di volontà e dalla sua tenacia: «Prego per te, e tu fallo per me. Che il Signore ti benedica e la Madonna ti custodisca. Fraternamente, Francesco». Cosa ha cucinato da chef ma, soprattutto, cosa vi ha detto e cosa hai provato incontrando Papa Francesco?

Paolo è un amante della cucina orientale, specialmente del pesce. Gli piace molto sperimentare ricette di mare e ha studiato molto il vastissimo mondo del pesce crudo così com’è nella cucina giapponese. Mentre per quanto riguarda Papa Francesco, Paolo gli ha dedicato un breve discorso, e lui in tutta risposta gli ha sussurrato una cosa: la più bella che abbia mai sentito. Ma ha deciso di tenerla per sé, custodendola con cura per tutta la vita. Queste sono state le parole che Paolo ha dedicato al Papa: “Santo Padre, l'emozione che provo in questo momento è indescrivibile. Il mio cuore batte più forte dal giorno in cui ho saputo che l'avrei incontrata di persona, e adesso che sono qui stento a credere che sia tutto vero. Negli anni, il seme della fede è germogliato in me diventando l'albero robusto che è ora. La malattia non è stata in grado di fermare le mie preghiere, al contrario le ha alimentate, facendomi comprendere che il disegno di Dio va al di là della nostra immediata comprensione. Io sto iniziando a capirlo, e ciò che sto scoprendo mi dà infinita gioia. Santo Padre, io prego per lei, lei preghi per me”. Il Papa lancia insegnamenti ogni singolo giorno. Quello che ci ha sempre trasmesso è la voglia di credere in Dio malgrado le difficoltà, che è un po’ il messaggio che Paolo cerca di veicolare ogni giorno: credete in voi, credete in qualcosa che va oltre il semplice materiale, e nulla potrà fermarvi. La malattia, insomma, non è stata in grado di fermare Paolo Palumbo e, crediamo, non lo farà ancora a lungo…

Ah, un’ultima domanda Rosario… Ci sono nuovi brani Hip Hop “in cottura”?!?

Beh, la cucina di uno chef non si spegne mai, in cottura abbiamo diverse pentole con tanti progetti stupefacenti, in una di queste c'è la musica e la creazione di nuovi brani, ma naturalmente devono essere ben cotti per poi essere impiattati magicamente e serviti a tutti voi, per sorprendervi ma con effetti speciali naturali. Però le pentole in cottura sono varie e stanno dando vita a dei profumi fantastici! Saprete presto i contenuti.

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