Aveva comunicato con lo Stato islamico

Germania, le autorità sotto accusa: il tunisino era identificato come pericoloso

Era stato monitorato perché sospettato di preparare una rapina e un attentato, ma l'indagine venne abbandonata lo scorso settembre per mancanza di prove

Redazione
Germania, le autorità sotto accusa: il tunisino era identificato come pericoloso

Il tunisino e il tir. Composizione da foto ANSA

Mentre prosegue la caccia al 24enne tunisino sospettato dell'attentato di lunedì scorso a Berlino, le autorità tedesche sono finite sotto accusa perché erano al corrente del fatto che l'uomo, al quale era stata respinta la richiesta di asilo, era stato identificato come un islamista potenzialmente pericoloso, tanto che era stato sorvegliato fino allo scorso settembre. La polizia tedesca ha lanciato contro Anis Amri una caccia all'uomo in tutta Europa, offrendo una ricompensa di 100.000 euro a chiunque offra informazioni utili al suo arresto, ammonendo che l'uomo "potrebbe essere violento e armato".

Una speciale unità della polizia (Sek) di Berlino mercoledì sera ha fatto irruzione contemporaneamente in due appartamenti nella capitale, uno dei quali nel quartiere di Kreuzberg; è stato fermato un uomo, ma non si tratta del ricercato tunisino che, ha detto alla Welt un funzionario di alto livello, "sembra essersi dileguato". Il portafogli e i documenti dell'uomo sono stati rinvenuti sul tir con cui lunedì sera si è scagliato sulla folla di un mercatino di Natale nella capitale tedesca, uccidendo 11 persone; la dodicesima vittima è stato il conducente polacco del tir. Altre 24 persone sono ancora ricoverate in ospedale, 14 delle quali con ferite gravi.

Giovedì mattina, invece, c'è stata una nuova perquisizione da parte della polizia tedesca nella struttura di accoglienza per immigrati ad Emmerich, nella Germania occidentale. Circa 100 agenti, tra i quali membri dell'unità speciale, sono stati coinvolti nell'operazione che si è conclusa dopo circa un'ora. Le autorità non hanno reso noto il risultato del blitz e non hanno fornito ulteriori commenti sull'operazione, che si inserisce nel quadro della caccia al tunisino; già mercoledì pomeriggio gli agenti avevano preso posizione attorno al centro, nel quale il ricercato era stato domiciliato per diverso tempo.

Nella cittadina tedesca vicino al confine olandese, nel Nordreno Vestfalia, si era però verificata una situazione piuttosto insolita, nel quadro della caccia al super ricercato. Sul posto sono arrivati oltre 150 agenti, e un numero ancora maggiore di giornalisti, ma per molte ore l'operazione di polizia è stata bloccata a causa di alcuni errori formali nella trascrizione dei mandati di perquisizione, che rendeva i provvedimenti non validi nonostante nella tarda mattinata la polizia avesse annunciato "azioni imminenti" proprio in quella zona, in relazione all'attentato.

La Sueddeutsche Zeitung ha criticato la polizia per aver perso tempo, subito dopo l'attentato, con un 23enne pakistano, rilasciato martedì sera: "Ce n'è voluto di tempo prima che la polizia federale si occupasse di Amri come sospetto". Amri, che il padre ha confessato essere giunto da clandestino in Italia su un barcone 7 anni fa, era noto alla polizia, al centro di lotta al terrorismo e alla procura: per quasi tutto il 2016 è stato infatti monitorato a Berlino perché sospettato di preparare una rapina per finanziare l'acquisto di armi automatiche e un attentato. L'indagine era però stata abbandonata a settembre per mancanza di prove.

Nonostante i sospetti, anche di legami con predicatori salafiti, l'uomo era stato lasciato in libertà: "Le autorità lo avevano nel mirino e lui è riuscito a dileguarsi", ha scritto Der Spiegel. Il New York Times ha riferito giovedì, citando un funzionario americano che ha parlato a condizione di anonimato, che il tunisino avrebbe ricercato su internet istruzioni per costruire ordigni esplosivi e aveva comunicato almeno una volta con lo Stato islamico, aggiungendo che sarebbe inserito anche nella no fly list Usa, tra coloro che non possono essere imbarcati su aerei a causa della loro pericolosità.

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