"Basta euro", non era solo un tour!

Borghi: “La sovranità monetaria sarà buona come la carbonara!”

Abbiamo intervistato Claudio Borghi Aquilini, economista che agli albori del “Basta Euro” assieme al prof. Bagnai, intuì le storture della moneta unica

Andrea Lorusso
Borghi: “La sovranità monetaria sarà buona come la carbonara!”

Foto bacheca Facebook

Qualche tempo fa uscire dall’euro era uno di quei temi in trattazione dalla neuropsichiatria, strali di qualche “pazzo” economista che per le strade cercava di svelare l’inganno della moneta forte.

Eppure dopo cinque anni dalla fortunata video-intervista di Claudio Borghi Aquilini, ne è uscita una nuova su Youtube, in cui si riprende il tema e si ritratta con ciò che in questo lustro è accaduto. Sulla scia del discorso, ci siamo tuffati in una chiacchierata con Borghi, che ci assicura, come studioso della materia ed esponente politico della Lega, che il principio cardine non sia cambiato. Ci tocca ancora tornare alle sovranità monetarie.

Borghi, Salvini ha nuovamente dichiarato: “No all’uscita dall’euro, noi vogliamo un ingresso dell’Italia da pari a pari.” Eppure lei nella sua ultima video-intervista a ByoBlu, ha ribadito che la linea non sia cambiata. Dov’è il cortocircuito?
Certo, il cortocircuito è in chi travisa le cose che dice Salvini. Infatti anche io quando ho sentito sta roba mi son detto: “Ma cos’è impazzito!?”. Solo che sono abituato, sono andato a sentirmi l’intervista e non ha mai detto di "no" all’uscita dall’euro. Ormai purtroppo la situazione dell'informazione è disastrosa, tutti i mezzi di informazione, a cominciare dai principali giornali da cui tutti poi ripetono, fanno apposta a travisare le questioni riguardanti noi, o ad occultarle.

Salvini ha esplicitato chiaramente tutte le colpe dell’euro, e ne viene fuori come sintesi: “No all’uscita dall’euro.” Ha semplicemente detto ciò che da sempre ribadiamo, ovvero che noi non usciamo dall’Europa o dall’Unione Europea, ci siamo dentro anche per una questione geografica. L’euro invece così com’è non va e lo sappiamo tutti, l’unica soluzione percorribile è tornare allo stato pre-Maastricht.

Chiaro e netto. Urge ridiscutere i trattati, vogliamo una comunità di Stati amici, vicini, col libero scambio, con delle regole comuni che possono essere tranquillamente messe e sistemate dal Parlamento europeo. Tuttavia, ognuno mantiene autonomia e possibilità di gestione su confini, moneta, economia. Una Europa che sia a villette a schiera, e non condominio in cui si litighi.

Brexit, Le Pen, la Catalogna, sono tutti esempi di durissima reazione da parte del sistema ai cambiamenti. Effettivamente il tema della moneta dai tempi del “Basta euro tour”, ha perso appeal. Non crede che, assodato le intenzioni di sovranità monetaria fossero buone, ci sia stato un problema nel modo di comunicare tutto ciò?
Sì, penso di sì. Non so sinceramente quanto si sarebbe potuto fare meglio, purtroppo è indubitabile che il rendersi conto della necessità vada di pari passo con la situazione economica. Cioè, in questo momento dove quasi tutto il Mondo è in forte crescita, trainato dai Paesi no-euro, il fatto di andare a rimorchio e far sembrare che le cose vadano benino od un po’ meglio rispetto alla caduta libera passata, fa credere alle persone che tutto sommato si possa anche restare nello status quo.

Quindi se la situazione economica migliora un poco, si spengono le reazioni. Ritornare alla propria sovranità monetaria è una rivoluzione, e le rivoluzioni non le fai quando le cose sono tranquille, le fai più volentieri quando ci sono dei fattori scatenanti. E purtroppo questa roba è molto negativa, perché ti porta a fare le rivoluzioni nel peggior modo possibile.

Sarebbe molto meglio fare cambiamenti quando le situazioni sono tranquille, specialmente dal punto di vista economico, però la risposta dei popoli è questa. Per quanto riguarda la Le Pen, l’establishment ha tenuto la situazione calma, io sono stra-convinto che se avessero affrontato la questione prima del Referendum in Grecia, la Francia avrebbe reagito. Se ci fosse stato ancora il fuoco di fila dello spread, sarebbe cambiata la storia. Invece hanno preso il controllo dei mercati finanziari le banche centrali, hanno placato tutto e l’aspetto rivoluzionario non ha fatto presa.

Lei ha detto che vuole scomporre la questione, come se fossimo davanti a singoli ingredienti di una carbonara. Quanto crede possibile che sarà l’Italia, e non un altro partner UE, a dare il via alla “secessione” dalla moneta unica?
Se devo essere sincero non lo so, può tranquillamente essere che sia la Finlandia in questo momento. Stante che non c’è quel precipitare dei mercati che ti porta a decisioni drastiche, ho pensato che la maniera migliore per raggiungere l’obiettivo sia il “sistema carbonara”. Vale a dire piazzare delle cose che ci servono, però prese singolarmente, in modo che tutti possano essere d’accordo. Anche gli alleati più riottosi ai cambiamenti.

Se io avessi in mente di arrivare al ritorno delle sovranità monetarie, e riuscissi a convincere gli altri sulla questione tecnica debiti-crediti della P.A., con l'introduzione dei mini-Bot, allora sarei stato furbo!

Salvini ha presentato il nuovo simbolo, scompare la parola “Nord” e balza il nome del candidato Premier ben in vista. Dopo tre anni di gestazione al Sud, finalmente arriva il contrassegno elettorale comune. Da economista, quanto ossigeno crede potranno dare le ricette economiche della Lega Nazionale?
Innanzitutto ci tengo ad una cosa, in tanti dicono: “C’è in meno la parola Nord”, in realtà è una crescita, vedete che sono anche più grandi le lettere, non c’è qualcosa in meno, c’è qualcosa in più.

Non toglie il “Nord” ma aggiunge il “Sud”
Esatto! È cresciuta così tanto (la Lega, ndr) da raggiungere tutta l’Italia. E il tipo di problemi relativi a trattati, normative, Bolkestein, Fornero, compressione salariale, che stanno affliggendo il Paese, scottano da Nord a Sud. Quindi le ricette che mettiamo in campo non sono mirate ad un’area geografica, ma sono globali per l’Italia.

Poi la questione degli squilibri Nord-Sud andrà ripresa, ma con il Nord vivo. Con uno Stato totalmente morto dal punto di vista economico non si risolve il problema del Sud, c’è una coincidenza di intenti. Se riparte l’industria del Nord, sarà possibile risolvere ed affrontare con delle idee nuove la disuguaglianza del Sud.

Il mercato del lavoro sta subendo molti mutamenti, ed il Jobs Act ha contribuito a precarizzare talune garanzie del cosiddetto “posto fisso.” Ma l’Articolo 18 va ripristinato o no?
Allora, il danno del Jobs Act diventerà palese nel momento stesso in cui ci sarà la recessione. Adesso si intuiscono solo i vantaggi: "Sono flessibile, c’è la decontribuzione, posso assumere un dipendente senza sposarlo.” Chi aveva un contratto a termine invece penserà che almeno a parole, adesso sia stabile e a tempo indeterminato.

Il disastro verrà fuori alla prima recessione, ci si troverà con una economia che scende dello 0.5% e le aziende reagiranno licenziando in massa, e lo potranno fare.

Non siamo già in recessione?
Al momento tecnicamente no, siamo in stagnazione. Non dimentichiamoci in fretta cosa succedeva nel periodo Monti e post-Monti. Lì veramente c’erano fabbriche che chiudevano a raffica, ecc.

Quindi intende un nuovo momento di pressione e non lo stillicidio quotidiano.
Ecco, quando torneremo in momenti di “pressione”, tutta questa massa di lavoratori assunti e licenziabile senza problemi, sarà licenziata. E a quel punto la recessione verrà moltiplicata, perché anziché fare politiche anticicliche ci ritroveremo la gente per strada.

Quello che non riesco a far capire, è che il politico dovrebbe “pensare avanti.” Quando fai una programmazione non devi pensare all’emergenza. Come se mi buttassi dall'aereo e durante il volo mi accorgessi di non avere il paracadute! Le azioni logiche devono essere fatte pensando a cosa potrà succedere in futuro. Invece facciamo come l’ubriaco, finché sta bevendo è contento. E dopo, quando starà male?

La nostra idea per il lavoro è mantenere un grado di flessibilità, specialmente per le piccole imprese. Una proposta che ho presentato parametra la flessibilità sul lavoro con l’occupazione. Vale a dire, quando c’è tanta disoccupazione l’indennizzo per il licenziamento dev’essere molto alto, e nei casi gravi devo sospendere la possibilità di farlo. Perché sarà molto difficile trovare altro impiego.

Lo Stato deve farsi carico di mettere in moto le manovre anticicliche tali per cui si arrivi a piena occupazione. Quello che vogliamo fare noi e ci sarà sul programma, è puntare alla piena occupazione. Non sono mai stato un fan dell’inamovibilità del posto fisso, specie dinanzi ad uno inadatto al ruolo, ma la tutela del lavoratore si ha con la piena occupazione, che permette tranquillamente di ricollocarsi.

Il massimo della disoccupazione tra l'altro l’abbiamo conosciuta con Monti, e c’era l’Articolo 18. È una rigidità al contrario, troppo Articolo 18 ti rende molto complicato ristrutturarti, e zero Articolo 18 e Jobs Act, significa che nel primo momento in cui tu crolli, metti un mirino sulla fronte del dipendente e lo cacci. Non porta utilità al sistema nel suo complesso.

Questo conflitto tra l’utilità del singolo ed il bene comune, è la base per capire l’economia. Se compro un prodotto di bassa qualità fatto all’estero ma con prezzo stracciato, al momento sto ottimizzando la mia convenienza, il rischio però è che indebolisca il terreno dove vivo ed acuisca la disoccupazione.

Ci vuole anche una coscienza da consumatore, no?
È come dire che se io ho sete in casa, allora spacco un tubo e bevo direttamente da lì. Al momento è comodo e mi disseto, ma poi allago casa! Bisogna ragionarci su queste cose.

Per 3,2 milioni di famiglie l’unica fonte di reddito è la pensione, eppure tra il 2015 ed il 2016 abbiamo registrato 115mila quiescenti in meno. Ci stanno smantellando lo Stato Sociale?
È evidente che ci stiano smantellando lo stato sociale, e questa è una conseguenza della scarsità di moneta. Quando continuo a parlare di euro, di moneta, non è una fissazione. È la consapevolezza che una larghissima parte dei problemi discenda da questo. Uno Stato affamato di moneta diventa ladro, quindi il Governo diventa ladro nel momento stesso in cui gli togli la sovranità monetaria, perché per pagare le pensioni e portare avanti tutte le sue spese, dovrà necessariamente sottrarre il denaro a qualcun altro!

La mancanza di sovranità monetaria mette le categorie l’una contro l’altra. Se ragiono a somma zero, ovvero ogni centesimo che spendo deve arrivare da qualcuno a cui l’ho tolto, in realtà sto creando le radici per l’odio sociale. Come mai non c’erano questi problemi o pensieri, durante la Prima Repubblica? Dovremmo riflettere su queste cose.

Inoltre Borghi mi verrebbe da dire che andiamo sempre verso il basso, nel senso che stando peggio noi, debbano stare male tutti gli altri. E quindi si tagliano le indennità, abbiamo il Presidente della Repubblica in panda, ecc.
Certo, è evidente che alla fine si starà peggio tutti. Monti è stato brutalmente efficace in quello che ha fatto. Ha preso i soldi con la tassazione lì dove ce n’erano di più, come sulla casa, ed ha inciso sulle spese lì dove erano maggiori. Come con la Fornero, che partiva da una idea buona, ovvero il contributivo, però declinata in maniera criminale.

Se metto in piedi un sistema contributivo ma t’impedisco di prendere i tuoi soldi, perché fisso delle età pensionabili infinite, non ci vuole un genio a capire che non suoni bene. Quando il sistema è contributivo io paradossalmente potrei andare in pensione anche a quarant’anni, prenderò dimeno, ma essendo soldi miei decido io quando uscire dal mercato del lavoro.

Non potrà mai essere che io mi trovi senza lavoro e senza pensione, invece la Fornero è riuscita in questo “miracolo”. Quando l’annunciarono il contributivo di base ero favorevole, peccato che poi arrivarono i dettagli e si disse: “Però in pensione ci vai ad ottant’anni”. È chiaro che ci stanno prendendo in giro. Resto senza lavoro a sessant’anni cosa faccio? Se volessi andare in pensione non potrei perché non ho maturato il requisito, ed è una tragedia se il lavoro lo dovessi perdere perché rimarrei senza pensione e senza reddito.  

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