Governo inefficiente e lassista

Immigrazione, parla il poliziotto: "Vi spiego le finte espulsioni"

Il racconto di un agente di polizia: "Dopo una serie di trasferimenti, al clandestino viene consegnato un foglio che lo invita a lasciare il territorio nazionale entro 15. Ovviamente quel biglietto diventa cartastraccia e ce lo ritroviamo a spasso"

Redazione
Immigrazione, parla il poliziotto: "Vi spiego le finte espulsioni"

Foto ANSA generica

Il disastro dell’immigrazione visto dall’interno, dalla parte di chi ogni giorno rischia la vita per garantire la nostra sicurezza e deve scontrarsi con i paradossi e le inefficienze di uno Stato, governato dal PD, che scivola verso lo sfascio. Questo è il Paese, come racconta al Populista un agente di polizia impegnato nei centri “profughi”, dove tunisini violenti, spesso estremisti islamici e avanzi di galera, sbarcano clandestinamente sulle nostre coste e mettono a ferro e fuoco le strutture d’accoglienza, tra l’indifferenza generale.

“Due settimane fa ero presente durante la rivolta all’hotspot di Milo a Trapani, di cui praticamente nessun giornale o televisione nazionale ha parlato. Si tratta del gruppo dei 120 sbarcati poco tempo prima e portati lì in attesa di rimpatrio. Hanno aspettato che entrassero i colleghi impegnati a scortare la ditta che fornisce i pasti. E li hanno assaltati per tentare la fuga: 10 poliziotti aggrediti, di cui 3 feriti. Quindi hanno distrutto vetri, incendiato materassi, devastato condizionatori, rendendo inservibile la struttura, il settore F dove vengono messi i più pericolosi”.

Una violenza studiata, spiega l’agente. “Sanno quando devono agire e si organizzano di conseguenza. Colpisce la loro arroganza: una sera, mentre un immigrato era in crisi epilettica, chiedevano insistentemente caffè, sigarette e scheda telefonica. Capite le pretese? Caffè, sigarette e scheda telefonica, queste erano le loro priorità. Potete immaginare lo stato d’animo dei colleghi che nemmeno erano riusciti a mangiare per tenerli a bada”.

Pochi giorni fa un altro sbarco, stavolta in 150, sempre dalla Tunisia: “E’ successo nell’unico giorno di mare calmo. Siamo di fronte a flusso allarmante e continuo”, aggiunge il poliziotto, precisando che la massa di clandestini era composta nella sua interezza da uomini giovani ad eccezione di una donna. L’aspetto incredibile è che le forze dell’ordine hanno identificato tra costoro alcuni dei protagonisti della precedente rivolta: “Erano in 3, figuravano tra i rimpatriati della settimana precedente”.

Per immigrati rimpatriati e immediatamente rientrati clandestinamente sul territorio nazionale, ce ne sono moltissimi altri che vengono espulsi solo sulla carta: con un innocuo biglietto in cui viene intimato loro di lasciare l’Italia entro 15 giorni. Gentile e illusorio invito che viene disatteso. Cartastraccia.

L’agente racconta un episodio avvenuto alla frontiera di Ventimiglia: “Com’è noto la Francia ci rispedisce indietro, da Mentone, i clandestini. Noi li andiamo a prendere, sono una trentina. Abbiamo organizziamo la scorta per portarli a Firenze, dove sono stati presi in consegna da un altro reparto e da lì accompagnati fino a Napoli. Poi altra staffetta fino all’hotspot all’Ilva di Taranto, dove tra l’altro, quando tira vento, i colleghi si sentono male. Ebbene, dopo diverse ore arrivano i funzionari dell’ufficio immigrazione e consegnano ai clandestini il biglietto d’invito a lasciare l’Italia. Nient’altro. Di fatto vengono lasciati liberi di girare sul territorio. E noi questi, esattamente gli stessi immigrati che dalla Liguria avevamo portato fino a Taranto per l’espulsione, ce li ritroviamo a spasso, con un enorme spreco di soldi e di risorse. Siamo di fronte a una grande presa in giro per tutti e a una situazione estremamente pericolosa per la sicurezza del Paese”.

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