notabili note

Scatteranno le clausole di salvaguardia ed allo stordimento della flessibilità seguirà il macello

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Scatteranno le clausole di salvaguardia ed allo stordimento della flessibilità seguirà il macello

La lettera con cui la Comunità europea chiede la correzione del deficit strutturale di 0,2 punti di Pil, ritenendo che il bilancio 2017 si scosti dal cammino di riduzione del rapporto debito/prodotto interno lordo è infine giunta. Senza le richieste "misure addizionali" giungerebbe automaticamente pure "la procedura per il deficit eccessivo". È in questa condizione che il governo ha avuto il coraggio di chiedere il 21 dicembre scorso al Parlamento l'autorizzazione ad emettere nuovo debito a sostegno delle banche di 20 miliardi di euro. Ed il Parlamento ha avuto il coraggio di concederla. Il solo salvataggio di Montepaschi costa 6,6  miliardi di euro.

La correzione che ci sta chiedendo ora la Comunità Europea è di 3,4 miliardi di euro, dunque circa la metà di quanto verrà speso per salvare (?) Montepaschi. Se entro il 1° febbraio l'Italia non dirà come pensa di trovarli scatteranno le temutissime "clausole di salvaguardia", che impongono un addizionale IVA di 15 miliardi di euro nel 2017. Qui si rischia che per aver tentato di mettere in sicurezza il carrozzone bancario nazionale, costellato di amministratori delegati che pensano basti vestirsi con abiti costosi per essere banchieri, gli italiani si gravino di 35 miliardi di euro: i 20 già destinati agli istituti di credito ed i 15 derivanti dall'aumento dell'IVA.

Il nostro Ministero competente altro non sa replicare che "il rapporto deficit/pil si è sostanzialmente stabilizzato". E che "questo è un risultato straordinario". Si chiama "derealizzazione" il non vivere nella realtà ma in una sua fantasmagorica rappresentazione. E rientra nella psicopatologia. E tutti noi stiamo per essere derubati. Ancora, e ancora, e ancora. Senza fare niente. Storditi. Non come i maiali dalle scosse elettriche ma dai culi, dai soldi e dall'idea di campare più a lungo, costi quel che costi, anche l'anima. A presto. 

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