numeri gonfiati, soldi a palate

Mineo di nuovo sotto i riflettori. Dei magistrati

Un nuovo ciclone giudiziario, l’ennesimo, si è abbattuto sul Cara di Mineo, il centro d’accoglienza più grande d’Europa situato in provincia di Catania

Fabio Cantarella
Mineo di nuovo sotto i riflettori. Dei magistrati

Foto ANSA

Un vero e proprio comune nel comune che nei tempi migliori è giunto ad ospitare anche 4000 migranti! Secondo la Procura della Repubblica di Caltagirone il numero dei migranti sarebbe stato gonfiato e negli anni tra il 2011 e il 2015 corrisposti importi superiori al dovuto per un ammontare di oltre un milione di euro. Per questo sono stati emessi sei avvisi di garanzia con i quali a vario titolo vengono contestati i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.

Si tratta di un’inchiesta che, come altre, prende spunto dai particolari emersi nel procedimento penale principale denominato “Mafia Capitale” e curato dai magistrati romani che stanno passando sotto la lente d’ingrandimento il mega appalto per la gestione del Cara da cento milioni di euro, aggiudicato nel 2014. Gara ritenuta illegittima dall’Autorità Nazionale Anticorruzione col parere numero 15 emesso il 25 febbraio del 2015. Sono tutt’ora in corso perquisizioni che stanno interessando vaste aree dello stivale con alto impiego di uomini della polizia con l’ausilio di elicotteri.

Come dicevamo, ci troviamo di fronte all’ennesima inchiesta. Sono già note alle cronache altre tre vicende giudiziarie che riguardano la gestione del Cara di Mineo: due avviate sempre dalla Procura della Repubblica di Caltagirone e una da quella di Catania. Campagna acquisti per sostenere la maggioranza consiliare al Comune di Mineo in cambio di posti di lavoro o di un assessorato, è l’ipotesi della prima indagine della Procura di Caltagirone per cui si è già celebrata, lo scorso 18 febbraio, l’udienza davanti al Gup in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio. Coinvolti il sindaco NCD di Mineo Anna Aloisi, l’ex primo cittadino Giuseppe Mario Mirata, l’ex presidente del Consorzio Sol Calatino Paolo Ragusa, l’ex consigliere e assessore comunale Luana Mandrà e l’ex assessore comunale Maurizio Gulizia. Le informazioni di garanzia erano partite la scorsa estate a seguito di un’indagine su una presunta parentopoli che riguarderebbe assunzioni sospette presso il Centro di accoglienza di Mineo. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, istigazione alla corruzione e corruzione in atti d’ufficio. Nel mirino della Procura calatina ci sarebbero anche due episodi chiave: un posto di lavoro, in questo caso rifiutato, nel Cara alla fidanzata di un consigliere comunale di minoranza in cambio di un passaggio in maggioranza e un’analoga offerta in cambio di un posto di assessore.

La seconda indagine avviata dalla Procura di Caltagirone è stata ufficializzata il primo marzo 2016, con l’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone, tra cui il sindaco NCD di Mineo Anna Aloisi,  ritenute responsabili, a vario titolo, di tentata concussione, corruzione in atti d'ufficio e tentato abuso d'ufficio. Insieme al sindaco di Mineo, tre ex assessori, l’ormai ex presidente di una delle cooperative, la Sol. Calatino, Paolo Ragusa, dirigenti e impiegati comunali. Al centro dell'inchiesta affidamenti illegittimi di lavori a cooperative sociali facenti capo a Ragusa, per complessivi circa 60.000 euro.

Queste due inchieste della Procura di Caltagirone scaturiscono da una più ampia volta a far chiarezza non soltanto sulle gare d’appalto, ma anche sulle assunzioni nel Cara di Mineo e nei Sistemi di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Al centro dell’inchiesta aperta dalla Procura di Caltagirone una parentopoli nell’accoglienza dei migranti che interessa nove comuni del Catanese. Sotto la lente d’ingrandimento un migliaio di posti di lavoro tra il Cara di Mineo e gli Sprar nel Calatino e i collegamenti, di natura familiare o di comunanza politica o sindacale, negli assunti. Come ricostruito dal quotidiano “La Sicilia”, tra gli assunti ci sono parenti di amministratori, consiglieri comunali o candidati non eletti o rimasti disoccupati. I Comuni interessati userebbero anche contributi ricevuti dal Consorzio Terra d’accoglienza per iniziative collaterali come feste locali, spettacoli, mercatini, sagre e illuminazioni, fatte passare per iniziative volte a favorire l’integrazione.

La terza inchiesta, curata dalla Procura di Catania, è direttamente collegata a quella romana “Mafia Capitale”. I pubblici ministeri di Catania, che lavorano in sinergia con i colleghi di Roma, ipotizzano che gli indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014“.”...La presenza di una cucina a 30 chilometri dal Cara di Mineo è stata determinante per l’esclusione dell’unico concorrente presente in gara...”. Il riferimento è alla gara ritenuta illegittima dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone.

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