Ministro per le riforme come Re Mida... al contrario

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Serie di figuracce e iniziative poco fortunate a sostegno dei candidati Pd

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Serena Masetto

Serena Masetto

Nasco a Treviso in un caldo luglio del 1979, all’ora dello spritz (era destino). Giornalista professionista con esordi nello sport, ma troppo pigra per praticarne uno. Un lustro nella cronaca nera e quasi due nella politica. La cucina è la mia passione, nel senso che amo il cibo, tutto e tanto. I miei migliori amici sono quelli di Marilyn. Un afflato particolare per il cattivo gusto altrui e chi è capace di sorriderne. Questo è il mio primo blog, sperando non sia l’ultimo.

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Il ministro Boschi con l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino

Avete presente Re Mida e il dono dionisiaco di trasformare in oro ciò che toccava? Dimenticatevelo. La futura probabile vicesegretaria del Pd, la nostra cara Costituzionalista e ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, arricchisce in queste elezioni il suo già nutrito cursus (dis)honorum da campagna elettorale, testa d'ariete di un Pd in crisi di consensi e risultati. Il capolavoro boschiano è senza dubbio Roma, dove la Nostra si è impegnata fin dalla scorsa estate tanto da sancire alla Festa dell'Unità il proprio appoggio a Marino: "Dev'essere lui a governare la città, il Pd lo sostiene". È il 30 luglio 2015. Tre mesi dopo esatti, il Pd lo sfiducia e Marino si dimette.

Bastava? Eh no. Perché visto il "trionfo" di Giachetti nel conquistare del ballottaggio, Boschi ha imbracciato la rubrica degli iscritti al Pd romano e a tre giorni dal voto li ha chiamati tutti. "Pronto sono Maria Elena, questa è l'unica telefonata in cui tu che la ricevi non vinci niente ma può vincere Giachetti", il tutto a favor di telecamere naturalmente, camicetta bianca e tacco rosso ticchettante sotto la scrivania del comitato elettorale piddino. Quanti le abbiano risposto non è noto, si è visto invece quanti hanno votato contro Giachetti dopo la "moral suasion" boschiana (di sicura efficacia peraltro: "Ci devi dare cinque nomi, cinque elettori che porterai al seggio domenica, così noi possiamo verificare").

A Torino non è andata meglio, anzi. Maria Elena entra a gamba tesa a sette giorni dal ballottaggio: "Se vincono i Cinquestelle non avranno i fondi del Governo per il Parco della Salute". "Il Pd tratta i soldi dei cittadini come se fossero del partito. Non può farlo, sarebbe un ricatto", la risposta della candidata grillina Appendino. Visti gli esiti del voto, pare che la priorità per i torinesi fosse liberarsi dal Pd. A Milano Boschi è riuscita a polemizzare a distanza con Stefano Parisi, candidato di centrodestra. "Sono preoccupata che vinca una coalizione sostenuta da un giornale che regala il Mein Kampf", ha detto a Sky. "Strumentalizzazione volgare: mia moglie e i miei figli sono ebrei", ha risposto secco Parisi. Scivolone ministeriale magari involontario ma politicamente imbarazzante. Maria Elena, a Napoli, si è pure impegnata ad aprire la campagna elettorale della candidata sindaco Valente. "Il nostro punto di forza è la squadra", annunciava accanto a lei il segretario locale del Pd Assunta Tartaglione. Era aprile; Valente il 5 giugno non arriva nemmeno al ballottaggio, alla faccia della squadra e dell'illustre testimonial. Un mese fa la Boschi, in piena campagna elettorale, interviene a Desenzano: "Chi vota NO alla riforma costituzionale è come Casapound". È il 7 maggio. Si solleva un polverone. A Bolzano, una settimana dopo, Casapound ottiene il record alle Comunali: il 7%. Mai viatico fu più propizio della polemica boschiana.

Ma la lista delle sue brillanti performance politiche, che ne fanno l’ideale vicesegretario del Pd, è lunga; ne citiamo alcune. Arezzo, maggio 2015. Vincere a casa sua sarebbe dovuta essere una formalità, tanto più che alle Primarie i consensi pro-Renzi avevano sfiorato l'80%. Com'è andata lo sappiamo: tonfo al ballottaggio, Arezzo al centrodestra. Genova, primi di maggio 2015, Boschi giunge all'Acquario a sostenere la Paita: "Non possiamo lasciare la Regione Liguria al centrodestra". Il quale infatti vince con Toti. Altro che il 7-0 alle Regionali ipotizzato da Renzi. Il 25 maggio 2015 a Verona Boschi si ripete, alla testa di tre alte esponenti piddine (Serracchiani, Pinotti, Madia) intervenute a sostegno di Alessandra Moretti, candidata governatore del Veneto. "Siamo chi siamo – dice la Ministra citando Ligabue -. Hanno provato a fermarci ma non ce l'hanno fatta". Sei giorni dopo il Pd raggiungerà in Veneto il punto più basso della propria storia locale, più che doppiato nei consensi da Luca Zaia. Pochi giorni prima, fasciata in un tubino arancio con tacco 12 rosso laccato, la Ministra aveva percorso gongolante piazza San Marco a Venezia: "Felice Casson sindaco? Non si poteva fare scelta migliore, ha il sostegno pieno del Governo. Sarà eletto, tornerò a settembre alla Mostra del Cinema e lui mi accoglierà con la fascia tricolore". Com'è andata lo sappiamo: Venezia è di Brugnaro, alla Mostra la Boschi non c'è più andata, e da palazzo Chigi si sono affrettati a sottolineare che Casson "appartiene alla minoranza Pd". Da trevigiana vorrei quindi rivolgere a Maria Elena un invito di tutto cuore. Ministro, nella primavera 2018 venga a Treviso. Anche noi abbiamo un sindaco Pd, sa?

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