Partito radicale a congresso… all’Antonianum

Il diavolo e l’acqua santa

Il Partito radicale terrà il Congresso nazionale dal 5 al 7 luglio a Roma all’Auditorium Antonianum, costruito nel 1947 per accogliere studenti, seminaristi e religiose iscritte all’omonima Pontificia Università dei frati francescani minori. Per il transpartito che, fin dalla sua fondazione, si autodefinisce “anticlericale”, sarà l’occasione, dice il presidente della Lista Pannella Maurizio Turco, “per alzare tutte le nostre bandiere e rilanciare le lotte del Partito Radicale". Compreso l'aborto

Giuseppe Brienza
Il diavolo e l’acqua santa

Locandina ufficiale del 41° Congresso nazionale del Partito radicale italiano

Estate, tempo di congressi. Anche il Partito radicale terrà la sua 41° Assemblea nazionale a Roma dal 5 al 7 luglio. “Sarà l’occasione per alzare tutte le nostre bandiere e rilanciare le lotte del Partito Radicale”, ha detto Maurizio Turco, rappresentante legale e presidente della Lista Pannella. L’ex deputato, che attualmente è l’editore di Radio Radicale, ha annunciato come sede del Congresso l’Auditorium Antonianum, sito in viale Manzoni 1. Cosa c’è di strano? Beh, se consideriamo una sala congressi solo come un’impresa economico-commerciale nulla. In questo caso, però, il trans-partito che fin dalla sua fondazione si autodefinisce “anticlericale”, farà risuonare le lotte del Partito radicale nell’Aula Magna costruita nel 1947 dai Frati francescani Minori per accogliere studenti, seminaristi e religiosi/religiose iscritti alla Pontificia Università Antonianium. Con interventi di restauro terminati nel 2010, la struttura originale è stata trasformata in un Centro Congressi ed Eventi efficiente e all’avanguardia, con spazi funzionali e versatili per ogni tipo di incontro e di riunione, ma sempre gestiti dalla Fondazione Opere Antoniane per "sostenere le Missioni dei Frati Minori nel mondo". Con i soldi della stessa persona che, più di dieci anni fa, si rivolse con il sostegno dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) all’Unione europea per denunciare la Chiesa cattolica per le esenzioni fiscali concesse agli enti ecclesiastici impegnati in attività commerciali (Maurizio Turco), saranno quindi finanziate le “Opere Antoniane”...

E non parliamo di una questione morta e sepolta perché, da ultimo lunedì scorso (17 giugno), la Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker è tornata a sollecitare il Tesoro affinché riscuota le somme Ici non versate dalla Chiesa tra il 2006 e il 2011. Il tutto sulla base di una sentenza della Corte di giustizia europea dello scorso novembre che, ribaltando il precedente indirizzo, aveva di fatto considerato “prescritta” la riscossione.

Chi aveva portato all’attenzione della Corte europea la questione dell'Ici della Chiesa? Ma sempre i Radicali italiani, naturalmente! Spiegando in pratica che il mancato pagamento dell’imposta sugli immobili avrebbe configurato “un caso di concorrenza sleale” delle scuole di ispirazione cattolica verso quelle “laiche”, oltre che una forma indebita di aiuti di Stato, proibiti dalla normativa Ue.

La sentenza europea del novembre 2018 ritorna dunque al passato, perché da 7 anni e passa (la norma è stata introdotta nel 2012 dal governo Monti) la Chiesa cattolica italiana versa già le tasse, che non si chiamano più Ici ma Imu, sui beni immobili di proprietà, tranne giustamente quelli destinati al culto, alle opere assistenziali e caritatevoli. Pagano quindi regolarmente il salato conto del fisco nazionale alberghi, negozi, cliniche, strutture ricreative e culturali (dunque anche le scuole) di proprietà della Chiesa italiana che, comunque, hanno sempre praticato prezzi molto più bassi di quelli praticati dal mercato. Nel 2015 Papa Francesco ha dichiarato di condividere e ritenere giusta questa impostazione dichiarando: “Se un convento religioso lavora come un albergo, paghi le tasse”. E per la Commissione Juncker non ci sono altre priorità che fare l’esattore della Chiesa... Ma lasciamo stare e, tornando alla faccenda dell’Antonianum, facciamo notare ai Frati Minori che tra le battaglie del Partito radicale che saranno riproposte al 41° Congresso nazionale non mancheranno quelle sui “Diritti Civili”. Come leggiamo sul sito www.partitoradicale.it, una di questa è “Aborto al sicuro”. Una campagna al momento attiva solo in Lombardia che, fra l’altro, vorrebbe trasformare i consultori familiari, nati con tutt’altre finalità, in “primari coadiutori delle attività ospedaliere per la fruizione dei servizi di IVG”. I radicali vorrebbero quindi riconvertirli per “fornire migliore assistenza e partecipare ad alcune fasi delle procedure di IVG (es. aborto farmacologico, oltre alla certificazione)”.

Oltre che dai Radicali Italiani, la campagna “Aborto al Sicuro Lombardia” è promossa fra gli altri dall’Associazione Luca Coscioni e da gruppi specificamente abortisti o “pro choice” come ALiDa-Associazione Libere Donne Attive, Donne Democratiche e Casa delle donne di Milano, con l’aggiunta delle varie conosciute sigle del laicismo locale quali la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, Consultori Privati Laici e la già citata Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Quasi tutte le espressioni della sinistra politica sono poi in supporto della “battaglia di civiltà”, dalla Federazione dei Verdi al boniniano Gruppo Più Europa, dai superstiti (almeno così risulta dal sito Radicali.it) Liberi e Uguali-Lombardia alla Sinistra X Milano e, dulcis in fundo, il Movimento 5 stelle – Lombardia...

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