accade a milano

Vacanze: affittavano case inesistenti, 600 raggirati

Come in un celebre film di Pozzetto, i ladri raggiravano per persone intascando la caparra e scomparendo. Ma alla fine la polizia li ha beccati

Alfredo Lissoni
Vacanze: affittavano case inesistenti, 600 raggirati

Hanno fatto come nel film di Renato Pozzetto, Casa mia casa mia. Ma alla fine la polizia li ha beccati. Una banda del capoluogo lomabrdo, dedita alle truffe online di case-vacanza, è stata sgominata giovedì dalla Polizia di Stato, che ha denunciato 22 persone. Gli indagati avevano messo in piedi un articolato sistema di raggiri per affittare appartamenti inesistenti, o di cui non aveva la disponibilità, locandoli persino a più famiglie contemporaneamente.


Le indagini, condotte dal Compartimento della Polizia postale e delle comunicazioni di Milano, a seguito di alcune denunce, sono riuscite a risalire dal web ai responsabili reali, a cui sono contestati almeno 600 casi di raggiro, 254 dei quali a Milano. Il gruppo criminale 'affittava' appartamenti nelle più rinomate località di villeggiatura, sulle Riviere o in prestigiose località montane.


In sostanza, le persone credevano di aver locato appartamenti in località turistiche ma una volta giunte sul posto scoprivano che le abitazioni erano inesistenti o di proprietari ignari delle operazioni di locazione. Le indagini hanno svelato l'esistenza di tre gruppi. Il primo, formato da cittadini italiani ritenuti i capi e promotori dell'associazione, che si occupava di inserire progressivamente gli annunci sui servizi della rete, seguire le trattative telefoniche con le vittime e, infine, incassare i proventi della frode. Il secondo, composto da cittadini rumeni, si occupava di procacciare numerosi prestanome che, previo compenso, attivavano conti correnti presso istituti bancari situati nel territorio lombardo e ligure, grazie ai quali potevano disporre delle carte di pagamento per far confluire i proventi illeciti. Il terzo gruppo, infine, rappresentava la 'manovalanza' dei primi due, ed era composto da cittadini italiani e stranieri che dietro un corrispettivo si recavano presso le banche per attivare quanti più conti correnti possibili, fornendo successivamente ai promotori i codici dispositivi per i servizi di home banking e le tessere bancomat necessarie al prelievo. La truffa aveva fruttato sinora 350.000 euro.

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