La lunga ombra del doping

Accertati 45 nuovi casi di positività tra Pechino 2008 e Londra 2012

Dopo nuovi test sulle provette, proprio nei giorni del polverone in Russia, si è accertato che ben 23 atleti medagliati nelle ultime due edizioni erano dopati.

Fabrizio Berini
La sede del CIO

Foto ANSA

Il CIO ha annunciato oggi che sono stati individuati 45 nuovi casi di positività dopo i nuovi test effettuati sulle provette delle Olimpiadi del 2008 e del 2012. Ad essere coinvolti ci sarebbero addirittura 23 atleti medagliati durante le due rassegne. I nuovi casi emersi oggi portano a un totale di 98 su un totale di 1243 campioni testati (in una prima fase ne erano stati trovati 53, 30 di Pechino e 23 di Londra) il numero degli atleti che a seguito delle contro-analisi sui campioni conservati hanno fallito il test. Sempre stando ai dati del CIO questi ultimi casi sarebbero suddivisi tra 30 atleti presenti a Pechino e 15 presenti a Londra e sarebbero di 4 paesi diversi e impegnati in 8 differenti specialità. In attesa di dettagli ulteriori sulla nazionalità dei coinvolti sembra esclusa, per ora, la presenza di atleti italiani. Non si conosce ancora la nazionalità dei 45 atleti che sarebbero stati già informati e, in alcuni casi automaticamente estromessi dagli imminenti giochi di Rio, ma sembra certo non siano coinvolti atleti italiani. La notizia dei 45 casi di positività arriva il giorno dopo la decisione del TAS di respingere il ricorso dei 68 atleti russi e di escludere la Russia dell’atletica leggera dai prossimi Giochi di Rio.

Secondo il presidente del CIO, Thomas Bach "queste nuove analisi testimoniano una volta di più la volontà del Comitato olimpico di lottare contro il doping. Gli esami sono stati fatti con l’aiuto di metodi scientifici più recenti e utilizzando un processo di informazioni condivise che ha visto la partecipazione dell’Agenzia mondiale antidoping e delle Federazioni internazionali. E non finisce qui. Una terza e una quarta serie di nuove analisi avranno luogo durante e dopo i Giochi di Rio de Janeiro".

Intanto non si è ancora arrestato il terremoto sportivo che ha colpito la Russia con il presidente Vladimir Putin che ha chiesto la formazione di una commissione d’inchiesta di esperti stranieri per studiare il sistema anti-doping russo a capo della quale vorrebbe Vitaly Smirnov, ex vice presidente del CIO e membro onorario dello stesso Comitato. "La posizione ufficiale delle autorità russe - il governo, il presidente e tutti noi - è che nello sport non c’è e non può esserci posto per il doping", ha dichiarato lo stesso Putin durante un incontro con i Ministri del suo governo.

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