Intervista a Maryan Ismail

"Il PD rischia di importare a Milano la guerra interna all'Islam"

"Il modello del Partito Democratico è fallimentare: ha scelto di sostenere l'Islam che si rifà ai Fratelli Musulmani. Le moschee finanziate da Qatar, Arabia Saudita e Turchia seguiranno un preciso orientamento ideologico"

Marco Dozio
"Il Pd rischia di importare a Milano la guerra interna all'Islam"

Foto da Facebook

Non ha ancora ricevuto risposte, Maryan Ismail. Ha lasciato polemicamente il Pd, lei che ne era dirigente, perché il partito ha scelto di sostenere l’Islam “ortodosso e oscurantista”. Facendo eleggere in Consiglio comunale a Milano Sumaya Abdel Qader, dirigente del Caim, associazione che Ismail e non solo ritiene ideologicamente identificabile con l’estremismo dei Fratelli Musulmani. E soprattutto affidando allo stesso Caim la costruzione e la gestione della nuova, grande moschea cittadina. Maryan Ismail, musulmana sufi, docente di antropologia, rappresentante della comunità somala, un fratello ucciso dai terroristi di Al-Shabaab, ha scritto una lettera a Renzi caduta nel vuoto. Nessun alto dirigente del Pd si è degnato di rispondere. Sulla moschea di Milano: “Sarebbe stupido non riconoscere che è in corso una guerra intestina al mondo sunnita. Importare quei problemi nel contesto milanese è la cosa più tragica che possiamo fare”.

Lei ha lasciato il Pd perché il partito ha scelto di sostenere Caim e Ucoii. Le questioni che lei ha sottoposto a Renzi, al sindaco Sala e all’assessore Majorino pare non abbiano avuto risposta.
Non hanno risposto e lo prevedevo. Sono donna di sinistra e chiedo al partito e alla giunta come mai hanno voluto e vogliono dialogare con una parte dell’Islam politicizzata e ideologica: una parte che ha il diritto di esistere ma non di rappresentare tutto l’islam. Nessuno ha mai voluto chiarire questo quesito di fondo.

Che tipo di Islam promuovono Caim e Ucoii?
In maniera molto trasparente e molto chiara sia l’Ucoii che il Caim dicono di appartenere al pensiero dei Fratelli Musulmani. Sumaya viene da quel mondo: non è sufficiente dire di non essere dei Fratelli Musulmani, il punto è cosa lei pensa di quella visione ideologica e politica che a nostro giudizio non può rappresentare tutto l’Islam. Non possiamo essere ostaggi della narrazione politica di quella parte dell’Islam. Il pensiero dei Fratelli Musulmani rappresenta circa il 18% del miliardo e 300 milioni di musulmani nel mondo. Perché un partito e una giunta che si definiscono di sinistra vogliono rapportarsi solo con quell’anima dell’Islam?

Il Pd come ha gestito la vicenda relativa alla costruzione di una grande moschea a Milano?
Il percorso sui luoghi di culto non è stato condiviso con tutte le anime dell’Islam. In tempi non sospetti ho messo in chiaro tre punti: è possibile avere una moschea dove religione e politica siano separate? È possibile avere una moschea dove il ruolo della donna sia centrale e importante? È possibile che il direttorio di questa moschea sia condiviso da tutti? Sono domande che non hanno avuto risposta.

Secondo lei perché? Possibile che il Pd ignori l’essenza degli interlocutori che ha scelto, ovvero Caim e Ucoii? O il punto è che queste associazioni hanno una capacità finanziaria che altri non hanno?
Io attendo la risposta del Pd. Possiamo fare supposizioni, ma rimane il fatto che una parte della comunità islamica è basita e attende un chiarimento. Io sono stata una dirigente del Pd, ho fondato un circolo di cui sono stata coordinatrice, sono stata nella segreteria metropolitana. Chiedo al mio partito il perché di questa scelta che rimane un mistero.

Parliamo dei finanziamenti. Sono state costruite o sono in costruzione in Italia decine e decine di moschee finanziate da Qatar e Arabia Saudita.
Turchia, Qatar e Arabia Saudita sono i Paesi che investono molto da questo punto di vista.

Questo cosa comporta? Significa che in quelle moschee si predica e si pratica un Islam "ortodosso"?
Ufficialmente sono le associazioni caritatevoli di questi Paesi a mettere i soldi per costruire le moschee. Ma la filantropia fine a se stessa non esiste in ambito religioso, anzi direi in nessun ambito. Se viene costruita una chiesa evangelica o cattolica, è chiaro che quella chiesa avrà un determinato indirizzo religioso. Così come è ovvio che queste moschee avranno un preciso orientamento ideologico e politico, anche perché come nel caso di Milano stiamo parlando di percorsi non condivisi con tutte le anime dell’Islam.

Cosa bisogna fare?
Certo non serve rinfocolare il muro contro muro come sta facendo la Lega: servono interlocutori politici per aiutare la comunità musulmana che si sta ribellando a questo status quo. Io come musulmana ho alzato la testa perché non mi sento rappresentata da un certo tipo di Islam ideologico e ortodosso. Io non sono una musulmana ortodossa: sono sufi, vengo dall’Africa e all’interno di un luogo di culto voglio essere rispettata per le mie specificità.

Quali sono i rischi?
Il bando delle moschea di Milano è stato bloccato anche da noi musulmani. Sarebbe stupido non riconoscere che è in corso una guerra intestina al mondo sunnita, sono i sunniti a scannarsi. Importare quei problemi nel contesto milanese è la cosa più tragica che possiamo fare. Abbiamo bisogno di una convivenza pacifica dal punto di vista religioso. Io vorrei entrare in quella moschea senza essere guardata perché sono sufi o perché sono nera o gialla. Solo una moschea con il direttorio allargato garantirebbe la mia serenità di culto. Il modello proposto da Majorino è fallimentare perché non ha incluso questa parte dall’Islam.

Lei come si sta muovendo fuori dal Pd?
Resto una donna di sinistra. Alfano mi ha nominata componente del tavolo di confronto con le comunità islamiche, al plurale: il suo percorso e quello di Parisi vanno nella direzione giusta. Senza dimenticare che la sicurezza interessa anche ai musulmani. I sermoni nelle moschee devono essere in italiano e le donne devono essere rispettate. Auspico che la Lega guardi con attenzione alla possibilità di creare qualcosa di condiviso, senza contrapposizioni sterili. Meglio avere un luogo di culto trasparente e chiaro che mille cantine. Sarebbe una garanzia per tutti.

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