compagni, non peluches

Animali e bimbi: il tacito dialogo delle consonanze affettive

Un incredibile legame, al confine dell'affinità psichica, che lega due individui eterospecifici ma consimili, che nel proprio microcosmo divengono due poli magnetici in relazione percettiva empatica e solidale

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

Animali e bimbi: il tacito dialogo delle consonanze affettive

Nella mia pagina Facebook ho moltissimi amici che postano foto e curiosi video sulle prodezze dei propri animali; tra questi prediligo una signora che spesso espone immagini della sua graziosissima bambina di quattro anni sempre in compagnia del suo inseparabile amico Thomas, un micione, bianco e nero, non più tanto giovane, ma arzillo e dallo sguardo pacato. Osservando questa stretta dimistichezza tra la bimba ed il suo micio, ogni volta non solo mi sento arricchire l'anima ed il cuore di una dolcezza infinta ma anche comprendo quanto possa essere rassicurante e confortante per i più piccoli sentirsi gratificati e stimolati dalla compagnia di un animale.


Infatti, sin dalla prima osservazione, traspare quanto il legame tra bimba e micio sia compenetrato da un linguaggio elettivo di loro propria gestione, che consente loro di interagire su un piano assimilativo ed accomodante, in cui la partecipazione e la socializzazione con l'altro vengono ad accentuarsi in un mondo in cui le normali attività infantili come il gioco o la nanna, vengono sempre rapportate alla presenza protettiva, approvativa e di custodia del micio “tutelare”. Le didascalie delle foto infatti commentano con grande precisione e garbo le attività di Thomas e della sua padroncina; ad esempio la bimba che gioca con dei puzzle colorati adatti alla sua età,  alla presenza del micio, “Io gioco con Thomas; recita il commento”, oppure “Faccio la nanna vicino a Thomas”, e sono quanto mai esaustive di quanto questi due piccoli esseri siano uno lo specchio riflesso dell'altro e quanto la loro comunicazione ed il loro reciproco rispetto siano per entrambi fonte di serenità e appagamento.


A coloro che retrivamente mi potrebbero contestare la difficoltà, a volte, nell' intessere un rapporto così speciale e privo di problematiche, rammento le didattiche e le metodologie della pet-therapy, ed in più posso aggiungere alcune mie esperienze personali, constatate in scuole materne, in cui l'interazione guidata e programmata da un docente tra bambini ed animali, ha comportato una diminuzione della aggressività e della frustrazione, ed un incremento del senso di responsabilità e di rispetto per l'altro, tra gli stessi compagni in età prescolare. Non solo, attraverso l'accudimento di un animale, i bambini sviluppano sentimenti ed atti relazionali arricchiti da valori fondamentali per  lo sviluppo di una costruttiva e socializzante personalità, quali la generosità, la curiosità, l'umiltà, l'affetto incondizionato e l'ascolto delle esigenze altrui.


Tutte qualità molto utili nell'inserimento in una società dinamica ed eterogenea come la nostra, dove sono richieste sempre più competenze interattive che necessitano la richiesta di un equilibrio tra i singoli individui, dove sia concesso al singolo di partecipare alla propria comunità, temperando l'individualità sfrenata ed egotica. Uno status vivendi dove impera un apparente appagamento consumistico dissennato, che raffigura gli animali come beni inferiori da sfruttare, e che sta minando in profondità il nostro mondo, e la innata predisposizione filogenetica alla consonanza con l'ambiente e con quella stessa cultura rurale-naturale andata perduta. Insomma un micio, un cane, un furetto, un uccellino, possono veramente compiere "miracoli" e fare la differenza anche, e soprattutto, per gli stessi bambini; durante gli stadi di crescita queste creature asurgono a ruoli e modelli comportamentali diversi per ogni ogni momento di transizione e di passaggio emozionale; da compagni di giochi e da modelli imitativi sensomotorii, si trasformano più avanti in compagni e confidenti segreti delle emozioni e dei turbamenti del bambino.

Si è anche constatato più volte quanto la vicinanza con un gatto o con un cane possa essere giovevole a coloro che tra i più piccoli faticano a socializzare perché più timidi e disposti all'introversione. Certamente come avviene nei percorsi didattici interattivi della pet-therapy, è utile che i genitori sovraintendano oculatamente alle dinamiche di rapporto tra bimbo ed animale; provvedendo ad intervenire di fronte a situazioni particolari ove uno dei due cuccioli manifesti intolleranza o prevaricazione nei confronti dell'altro. L'animale non è un "peluche" ed al bambino deve essere insegnato questa importante norma di vita; egli deve saper discernere la disponibilità, dal bisogno di autodeterminazione del suo amico peloso. Inoltre anche la stessa bestiola non deve presentare un temperamento eccessivamente vivace e poco duttile, anche se, spesso ho potuto constatare quanto, per lo più, siano entrambi capaci di instaurare una connessione omeostatica soddisfacentemente innocua tra di loro.

In conclusione mi permetto di citare una rilevazione acuta dell'etologo Roberto Marchesini, che non deve essere sopravvalutata: "I bambini di oggi conoscono Peppa pig non il maiale, Pongo non il cane, Bugs Bunny non il coniglio, Silvestro non il gatto e via dicendo. Bisogna quindi riconsiderare la relazione tra il bambino e gli animali come una componente insostituibile per favorire dei percorsi esperenziali e dei processi di apprendimento che siano in linea e coerenti con il suo vissuto". È necessario applicarsi a diffondere sempre più l'importanza di questa reciprocità e riconoscimento visivo e fattivo del bambino con il mondo degli animali: perché l'uomo non può continuare a prescindere dal suo legame evolutivo-pedagogico con l'ecosistema di cui lui stesso è parte integrante. Adottare dunque un approccio zooantropologico significa creare imprescindibili assonanze morali e propedeutiche tra il mondo dei piccoli ed il mondo degli adulti, riconoscere che l'attrattiva provata dai bimbi verso gli animali è caratterizzata da una compartecipazione esplicita di emozioni e sentimenti che prevalicano i rigidi canoni della logica e del raziocinio imperante.


Se la loro prossimità e la loro semplice disponibilità nell'appartenersi vicendevolmente viene debitamente alimentata, nonché lasciata libera di esprimersi e concretizzarsi,  essa diventa un ineludibile strumento di creatività e di empatia nonché un grande inibitore di violenza, e sano modello per una personalità serena ed imparziale. Mi si permetta una conclusione simpatica; recentemente ho regalato ad un bambino di due anni, nipote di una mia vicina, alcuni pupazzetti effigianti animali di fattoria come mucche, cavalli, maialini ecc... Non solo il bimbo e la nonna hanno gradito, ma la stessa mi ha poi raccontato che, in seguito, hanno pensato bene di portarlo a visitare una vera fattoria, affinché potesse riconoscere dal vivo, le bestiole che avevano destato in lui tanta curiosità e fascinazione, e potesse scoprire oggettivamente le loro peculiari attività nel loro habitat nativo. Come dire, una vera e propria "scuola biotica" a cielo aperto.

 

 

 

 

 

 

 

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