a volte ritornano

Al-Qaeda cerca nuove sponde in Siria. Ed il Pakistan ci s'ingrassa

I miliziani dello shaik al-Zawahiri, scacciati dal Paese, cercano di infiltrarsi nel conflitto che vede opporsi Assad e l'Isis

Redazione
Al-Qaeda cerca nuove sponde in Siria. Ed il Pakistan ci s'ingrassa

Foto ANSA

Scacciata dal Pakistan, al-Qaeda starebbe cercando di infiltrarsi in Siria. Lo sostiene Eric Schmitt, giornalista del New York Times che si occupa di terrorismo, convinto che "la decisione definitiva non sia stata ancora stata presa", ma che "ai miliziani sia stato detto di preparare le condizioni per il trasferimento della leadership del gruppo in territorio siriano". Per al-Qaeda l'aria in Pakistan si è fatta pesante: uomini del Dipartimento anti-terrorismo (Ctd) pakistano hanno ucciso 14 miliziani di al-Zawahiri mercoledì sera in due operazioni, a Multan e Dhera Ghazi Khan.


L'episodio ha riaperto il dibattito sul terrorismo fondamentalista: è l’effetto del conflitto che vede contrapposti da una parte Israele, l'Occidente ed i suoi alleati asiatici e dall’altra il mondo islamico, o ne è la causa? Forse che associazioni terroristiche come al-Qaeda, l’Isis o Hezbollah non gettino di proposito benzina sul fuoco per alimentare gli scontri, nella speranza di ridisegnare una propria geopolitica? Magdi Allam in passato aveva dichiarato di sentirsi più preoccupato, che non dal terrorismo, da questo Occidente; che puntualmente, di fronte alle stragi, persevera nel nobilitare il terrorismo giustificandolo come reazione a delle nostre colpe; rifiutandosi di comprendere che ha invece una natura aggressiva. Che dimentica troppo rapidamente che l’Occidente stesso è diventato una roccaforte del terrorismo islamico e una fabbrica di kamikaze.


Per Allam, il terrorismo non è la conseguenza ma la causa dei mali del mondo arabo; ed è sbagliato giustificare le stragi quali reazioni a nostre colpe. Uno dei crocevia del terrore è oggi il Pakistan, anche se dà la caccia ai talebani. Il quotidiano Le Parisien lo aveva denunziato già dopo gli attentati di Londra del luglio 2005; proprio il parlamento pakistano, con voto unanime, aveva approvato una risoluzione di condanna contro Papa Ratzinger, chiedendo le sue scuse per avere offeso i sentimenti dei musulmani. Tra le varie prese di posizione, all’epoca del discorso di Ratisbona, quella fu la più significativa e preoccupante, perché non proveniva da ambienti religiosi o da singole personalità politiche, ma da un Governo e da uno Stato le cui connivenze con l’islamismo terrorista stavano emergendo in tutta la loro ampiezza.

Sebbene il Pakistan a fasi alterne abbia condannato, e persino combattuto, l’infiltrazione di al-Qaeda, i sospetti che parte del mondo politico abbiano guardato con simpatia, e forse abbiano addirittura aiutato, il terrorismo fondamentalista è forte. Afghanistan e il Regno Unito hanno spesso accusato il Paese di sponsorizzare e finanziare il terrorismo per lucrarci sopra. Con l'impegno militare statunitense in Pakistan e nel vicino Afghanistan sono aumentati enormemente gli aiuti militari. Nei tre anni precedenti agli attacchi dell'11 settembre, il Pakistan ha ricevuto circa 9 milioni di dollari in aiuti militari da parte degli Stati Uniti. Nei tre anni successivi gli aiuti sono aumentati a 4,2 miliardi di dollari, rendendo il Pakistan il paese beneficiario della maggiore quantità di fondi.

Un tale flusso di denaro ha alimentato preoccupazioni riguardanti le relative garanzie, poiché l'impiego non è documentato e potrebbe essere dedicato alla soppressione dei diritti umani della popolazione civile e all'acquisto di armi per controllare problemi locali come la rivolta nel Balochistan. Il Pakistan, da parte sua, ha accusato l'India di sostenere i gruppi terroristici all'interno del Balochistan per creare disordini all'interno della nazione. Ed intanto i soldi occidentali arrivano a pioggia...

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