Etologia cognitiva: un nuovo libro che insegna ad osservare il comportamento della mente animale

Roberto Marchesini ci conduce alla scoperta della mente duttile e creativa degli animali con rinnovato stupore e metodo scientifico

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

Un nuovo libro del filosofo etologo Roberto Marchesini ci conduce alla scoperta della mente duttile e creativa degli animali con nuovo spirito scientifico ed inatteso stupore

In questo saggio, Etologia cognitiva: alla ricerca della mente animale, da leggersi, doverosamente con scrupolo e attenzione, frutto di un lungo lavoro e di ricerche impegnative, il Prof. Roberto Marchesini si è proposto di offrire una nuova visione comprensiva del termine cognitivo, fino ad oggi troppo riduttiva ed esemplificata.

Lo scopo principale dunque di questo volume è riuscire a trasmettere cosa significhi studiare in modo corretto ed adeguato il comportamento animale dischiudendo nuove prospettive interpretative che comprendano l'analisi degli stati emozionali e motivazionali degli animali. Nonché di indagare la loro capacità senziente e le loro dotazioni innate ed apprese che consentono loro una interazione dinamica con l'ambiente. Dunque l'etologia cognitiva non studia pedissequamente il pensiero dell'animale ma adottando come nodo essenziale la mente in tutte le sue diverse esplicazioni giunge a de-antropomorfizzare l'animale, evidenziandone somiglianze e diversità nella prospettiva di una comune eredità filogenetica di matrice darwiniana.


E per l'appunto partendo dalla etologia classica, tramandataci da Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen, e operando alcune trasformazioni nel modello di spiegazione, l'etologia cognitiva ci spiega come non sia sufficiente partire da coscienza e soggettività per comprendere in toto il grande ed avvincente mistero della mente animale che ha le sue basi d'essere nel principio della diversità cognitiva e della pluralità intellettiva. Difatti esiste ancora il pregiudizio che considera l'animale o l'eterospecifico incapace di riflettere sulle situazioni in cui si trova, mosso solo da pulsioni o da stimoli codificati che lo renderebbero un automa preformato in grado di affrontare le avversità della vita solo attraverso tentativi casuali.

Ma la nuova etologia cognitiva ci consegna la visione di un animale attivo, soggetto protagonista della sua vita, abile nel perseguire i suoi interessi ed a portare a compimento le mete di cui si è prefisso. Non solo: l'originalità di questo approccio cognitivo ci consente di penetrare nelle profondità dell' inconscio dell'animale e di osservare come la sua coscienza espliciti ed illumini una soggettività negatagli, per molto tempo, dagli studi antecedenti. Roberto Marchesini ripercorrendo le basi metodologiche della spiegazione cognitiva, evidenziandone i capisaldi come "inquadrare una dotazione comportamentale o sperimentare come avvengano i processi di apprendimento, o come stilare un profilo biografico dell'individuo e così via..." ci orienta verso l'accettazione di una spiegazione mentalistica che giustifichi le evidenze comportamentali riscontrate.


Il vero etologo è dunque interessato alla pluralità esistenziale, per cui adotta un atteggiamento policentrico, basato sulla comparazione e non sulla pretesa di utilizzare la metrica di una specie per valutarne un'altra. Ciò comporta osservare l'eterospecifico in una prospettiva di rispetto e di maggiore considerazione. Scrive l'autore: "Gli animali apprendono e sono il frutto di continui rimaneggiamenti di apprendimento, così facendo scivolano sulla china della vita cambiando forma, come uno specchio distorcente riportano in sé immagini frammentarie di mondo, senza riproporle tal quali, ma sulle basi di flessioni che derivano da precedenti introiezioni, dalle pregresse riflessioni".


Parlare dunque di soggettività significa riconoscere nell'animale la capacità di assumere delle istanze e di trasformarle in atti produttivi ed intenzionali,
espressioni dunque di una singolarità che travalica la filogenesi come storia della stessa specie di appartenenza. Attraverso dunque le declinazioni adattive ogni individuo è portatore di particolari propensioni orientative e di competenze che tuttavia gli consentono di andare nel mondo attraverso atteggiamenti ed espressioni peculiari. Alla luce di ciò è quanto mai necessario adottare un antropomorfismo critico che ci conduca a riconoscere un carattere condiviso che nel caso dell'omologia potrebbe essere definito preumano; e questa interpretazione finalmente ci consente di esperire l' animale come essere senziente dotato di una sua precipua  "res cogitans".

 

Roberto Marchesini, "Etologia animale, alla ricerca della mente animale", Apeiron edizioni. Sito Web: https://www.siua.it/

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