L'ascesa di Mohamed Bin Salman

La nuova Arabia tollerante ostacolata dai fanatici di sinistra

Perché la visione del nuovo principe è vitale per l'Europa

Max Ferrari
L'Arabia tollerante ostacolata dai fanatici di sinistra

Mohamed Bin Salman, Donald Trump e Jared Kushner

Quel che sta succedendo in Arabia Saudita ci riguarda? Sì e molto. L'ascesa del principe ereditario e futuro re Mohamed Bin Salman (MBS) è positiva per il suo paese e per noi? Sì, senza dubbio. E allora perché quasi tutti i giornali europei e specialmente quelli della sinistra "progressista" pubblicano articoli di taglio negativo e danno voce a isterici opinionisti che lanciano i soliti ridicoli allarmi contro il rischio di un nuovo regime "populista", "autoritario" e via delirando.

In effetti è assurdo: l'Europa progressista, femminista e liberista dovrebbe fare salti di gioia di fronte a questo giovane principe che predica tolleranza, modernità, libertà individuali, diritti delle donne (a partire da quello di guidare) e invece la reazione è furibonda, verbalmente violenta e costruita su un castello di bugie. Sì perché, come fa notare Faisal J. Abbas, editor in chief del giornale Arab News, il resoconto degli avvenimenti sauditi fatto dai mass-media occidentali è un impasto di menzogne e così si scopre che quelle fake news di cui la stampa europea accusa Trump, Putin e tutti coloro che sono accusati di populismo sono in verità prodotte dalla sedicente "informazione democratica" per screditare chi non sta al gioco. Ma perché tanto astio nei confronti del giovane MBS? I commentatori sauditi, che non conoscono bene la sinistra europea non se lo spiegano, ma noi sì.

In primis i sauditi non piacciono ai "progressisti" europei perché hanno fatto da argine alle famigerate "primavere arabe", le rivoluzioni architettate dalla sinistra mondialista che ha appoggiato il movimento fondamentalista dei "fratelli musulmani" per rovesciare i governi laico-militari del Nord-Africa e destabilizzare l'area al fine di creare stati fantoccio come la Libia attuale e creare un movimento migratorio che sconvolgesse al contempo l'Africa e l'Europa. Se l'aristocrazia saudita, baluardo della tradizione, non fosse intervenuta in tempo dando una mano ai militari guidati dal generale Al Sisi, oggi l'Egitto sarebbe una seconda Libia, ma molto più grande e pericolosa.

I "progressisti" europei (quelli che hanno portato il "progresso" a Tripoli) però non hanno gradito e ancora meno hanno gradito la calorosa accoglienza che i sauditi, con il principe MBS in prima fila, hanno riservato a Trump e al genero Kushner nel recente viaggio in Medio-Oriente. C'era chi aveva scommesso su una guerra fra "The Donald" e Riad e invece il presidente americano ha trovato grande feeling con il nuovo leader saudita. Non solo: grazie a Kushner e al primo volo diretto da Riad a Tel Aviv, una volta sbarcato in Israele Trump è riuscito a fare da collante per una inedita e insperata intesa tra lo stato ebraico e l'Arabia che potrebbe portare ad un abbassamento della tensione coi palestinesi.

Apriti cielo: per la sinistra che accusa Israele di fascismo, colonialismo etc. e non tollera Netanyahu e il "populismo ebraico", vedere una alleanza tra costui, l'odiato Trump e la casa reale saudita è stato un durissimo colpo. Da quel momento MBS è stato identificato come il grande alleato di Trump e da lì nasce l'antipatia e la leggenda del principe autoritario e guerrafondaio. Leggenda maliziosa poiché, al contrario, grazie a MBS l'Egitto è stato salvato dalla guerra civile, grazie a lui si è arrivati allo storico disgelo con Israele e grazie a lui i sauditi hanno trovato un accordo coi russi in primis su un prezzo del petrolio che ha fatto un gran bene ad entrambe le economie e, secondariamente, sulla risoluzione del conflitto in Siria che, per quel che riguarda i sauditi, era stato spinto da personaggi oggi allontanati dal potere o perché esiliati o perché incarcerati da MBS nella recente retata che ha coinvolto oltre 200 personalità accusate di ruberie e atti ai danni dello stato.

E anche qui la stampa italiana si è distinta nel ridicolo: giornali che da noi hanno esaltato per anni gli arresti dei politici di tangentopoli (purché non fossero comunisti) si sono improvvisamente scoperti garantisti e hanno parlato di una "svolta autoritaria a Riad", inventandosi un "giro di vite contro la libera stampa" (falso perché solo 3 arrestati avevano a che fare con la stampa e non erano giornali di opposizione) e, invenzione totale, per giorni hanno scritto che il premier libanese Hariri era prigioniero a Riad e neppure le smentite di Hariri, poi arrivato a Parigi e infine tornato a Beirut dove ha presenziato alla festa della Indipendenza sono servite a zittire i falsari della "libera informazione".

Eppure leggendo quotidiani, blog e social in lingua inglese scritti e frequentati da giovani sauditi (il 70% della popolazione) si percepisce chiaramente che tutto quello che sta facendo MBS piace, a partire dalla lotta alla corruzione e dal rilancio in senso moderno del paese. Non una rivoluzione obamiana come in Libia, intendiamoci, ma una rivoluzione conservatrice sul modello funzionante della vicina Dubai e dei tolleranti e moderni Emirati Arabi. Per la sinistra occidentale che sogna la distruzione di ogni tradizione si tratta di poca cosa, ma per chiunque sia intellettualmente onesto si tratta di una apertura coraggiosissima ed epocale a cominciare dal nome del progetto di riforma del Regno "Vision 2030" che osa utilizzare la datazione in uso in Occidente e che ai fondamentalisti non è piaciuta.

Per non parlare del nuovo sistema valoriale che dovrà essere basato su "moderazione, tolleranza, eccellenza, disciplina, equità e trasparenza". Ma leggiamo un brevissimo sunto di quel che MBS vorrebbe fare nei prossimi 12 anni: "Dobbiamo semplicemente tornare a un Islam moderato - spiega - aperto al mondo e a tutte le religioni. Quel che è accaduto negli ultimi 30 anni in Arabia non è il vero Medio-Oriente. Dopo la rivoluzione iraniana del 1979 qualcuno ha voluto copiare quel modello altrove, anche in Arabia Saudita, senza saperlo maneggiare e poi il problema ha coinvolto tutto il mondo. Adesso è tempo di liberarsi di questo problema. Il 70% dei sauditi ha meno di 30 anni e noi non sprecheremo altri 30 anni per combattere le idee estremiste. Le distruggeremo adesso e immediatamente".

A dimostrazione che si tratta di una rivoluzione epocale ci sono anche le parole indispettite del presidente turco Erdogan che ha contestato l'uso del termine "islam moderato", affermando che non esiste e che è una invenzione occidentale per indebolire i musulmani. In verità Erdogan è irritato dal fatto che i sauditi hanno dapprima bloccato i suoi alleati "fratelli musulmani" in Egitto e oggi si candidano ad essere la guida del mondo sunnita che Istanbul avrebbe voluto essere, ma la reazione dà bene l'idea di quanto la nuova via saudita sia dirompente di tutti gli schemi. Compreso quello della sinistra europea che dopo aver creato e tradito il proletariato pensava di sostituirlo con masse arabe importate in Europa grazie alle "primavere".

Masse da controllare e "indirizzare" un po' coi sindacati e le cooperative amiche, un po' attraverso le moschee e i centri culturali islamici spesso finanziati anche dai sauditi su pressante richiesta di governi e municipalità di centro-sinistra (vedi il caso francese) che univano l'utile (nuove masse di votanti) al dilettevole (molti soldi destinati ad opere religiose o culturali finivano in tasca loro). Il tutto alle spalle dei francesi e dei sauditi stessi che oltretutto, a differenza di altri, non avendo migranti in Europa se non ricchi studenti e uomini d'affari di passaggio, non hanno nessun interesse diretto nell'alimentare flussi migratori verso la UE. Ma adesso la festa è finita, i cordoni della borsa sono chiusi e Riad sta facendo una dura campagna contro i finanziamenti ai fondamentalisti. Ecco spiegato perché da una certa Europa "progressista" sono iniziate le critiche. Ecco perché il nuovo corso saudita ci deve piacere.

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