6,4 punti in più rispetto al dato ufficiale

Allarme: in Italia la pressione fiscale è al 49%, altro che le balle che racconta Renzi!

"È evidente che con un peso fiscale simile - afferma il segretario della CGIA - sarà difficile trovare lo slancio per ridare fiato all'economia del Paese"

Redazione
Allarme tasse: in Italia la pressione fiscale vera è al 49%, altro che le balle raccontate da Renzi!

Matteo Renzi. Foto ANSA

Sui contribuenti italiani fedeli al fisco, cioè in piena regola, grava una pressione fiscale reale che nel 2016 arriva al 49% per cento: 6,4 punti in più rispetto a quella ufficiale. L'allarme giunge sabato 22 ottobre attraverso la stima realizzata dall'Ufficio studi della CGIA. "Chi fa impresa, ad esempio, e si trova a subire un aggravio fiscale che sfiora il 50 per cento - spiega il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - fa fatica a reggersi in piedi. Il peso delle tasse rimane ancora eccessivo e del tutto ingiustificato rispetto alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici erogati".

La CGIA, che da anni fa un monitoraggio attento sull'andamento della pressione fiscale "reale", è giunta a questo risultato ricordando che il nostro Pil nazionale include anche l'economia non osservata ascrivibile alle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, non versano né tasse né contributi. Secondo l'Istat, infatti, nel 2014 l'economia non osservata ammontava a 211,3 miliardi di euro (pari al 13 per cento del Pil): di questi, quasi 194,5 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e gli altri 16,8 alle attività illegali. In questa nuova metodologia di calcolo non viene inclusa tutta l'economia criminale, ma solo quelle attività che si compiono attraverso uno scambio volontario tra soggetti economici (come il traffico di sostanze stupefacenti, la prostituzione e il contrabbando di sigarette).

Per gli anni 2015 e 2016 l'Ufficio studi della CGIA ha ipotizzato che il sommerso economico e le attività illegali incidano sul Pil nella stessa misura del 2014 (ultimo anno in cui il dato è disponibile). Togliendo dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile alle attività che non producono nessun gettito per l'Erario, il Pil diminuisce (quindi si "contrae" il denominatore), facendo aumentare il risultato che emerge dal rapporto. Pertanto, la pressione fiscale "reale" che grava su lavoratori dipendenti, sugli autonomi, sui pensionati e sulle imprese che pagano correttamente le tasse è superiore a quella ufficiale di 6,4 punti: infatti, per l'anno in corso è destinata ad attestarsi al 49 per cento.

Nonostante le promesse e i proclami del premier, quindi, il peso complessivo del fisco rimane ad un livello insopportabile. "È evidente che con un peso fiscale simile - afferma il segretario della CGIA Renato Mason - sarà difficile trovare lo slancio per ridare fiato all'economia del paese in una fase dove la crescita rimane ancora molto debole e incerta".

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