Intervista all'ideologo della flat tax

Armando Siri: "La tassa unica al 15% è possibile. Vi spiego perché"

La rivoluzione del fisco proposta della Lega: una sola aliquota (bassa) per rilanciare l'economia. "Tutti godrebbero di un notevole abbassamento del carico fiscale. I soldi divorati dallo Stato tornerebbero a circolare nell'economia, determinando una vera ripresa"

Marco Dozio
Armando Siri: "La tassa unica al 15% è possibile. Vi spiego perché"

Foto da Facebook

Pagare meno, molto meno, per pagare tutti. Tagliare le tasse è possibile. La flat tax proposta da Lega e Noi con Salvini prevede un’aliquota unica del 15% per persone fisiche e imprese (è stato creato anche un sito di approfondimento specifico, all'indirizzo: www.tassaunica.it). Una rivoluzione fiscale per l’Italia massacrata da una tassazione iniqua e distruttiva. 

Armando Siri, responsabile economico di Noi con Salvini e fautore della flat tax al 15%, i detrattori sostengono che la misura andrebbe a beneficio solo dei ricchi.
I ricchi per lo Stato italiano sono i contribuenti con un reddito di 2.200 euro netti al mese. Sono quelli che pagano la maggior parte del gettito fiscale. Ma una famiglia monoreddito, ovvero dove c’è una sola persona che lavora e dunque che guadagna questa cifra, può essere considerata ricca? Non è povera, ma non la definirei nemmeno ricca. I ricchi effettivi in Italia sono pochissimi: solo 31mila persone hanno una dichiarazione superiore ai 300mila euro, su 40 milioni di contribuenti. E come dicevo, non sono solo i "ricchi" a pagare di più ma i contribuenti da 2.200-2.400 euro netti al mese, che oggi pagano l'aliquota del 38% che arriva al 43% se il reddito sale di un migliaio di euro mensile. Possiamo dire che sono questi i ricchi? Senza contare che già oggi anche per i redditi più bassi l'aliquota parte dal 23%. Con la flat tax grazie alle deduzioni l'aliquota effettiva per questi redditi potrebbe scendere fino all'8%. Dunque tutti i percettori di reddito godrebbero di un notevole abbassamento del carico fiscale.

Uno degli obiettivi della flat tax è rimettere in circolo risorse nell’economia?
Esatto. L’obiettivo è evitare che le famiglie e le imprese vengano spolpate, è evitare che anche i ricchi presunti o reali vengano spolpati. I loro soldi ora vengono divorati dalla pancia dello Stato che li utilizza per i mega stipendi, le mega pensioni, i mega sprechi. Faccio un esempio: il mio vicino di casa che fa l’artigiano magari non assume mio nipote perché i soldi glieli porta via lo Stato. Se invece i soldi gli vengono lasciati in tasca è più probabile che possa fare assunzioni. Solo liberando risorse potrà determinarsi una vera ripresa economica. Questa politica fiscale ha incentivato la delocalizzazione, ovvero il depauperamento del nostro patrimonio. Attraverso un sistema fiscale così penalizzante cosa abbiamo ottenuto? Che gli imprenditori abbiano portato all’estero aziende, risorse, occupazione e sviluppo. Il risultato è autodistruttivo.

La flat tax è una misura che il Paese può sostenere economicamente?
Assolutamente sì. Attivare la flat tax al 15% per tutte le imprese e per tutte le famiglie costerebbe circa 50 miliardi. Renzi ha speso 30 miliardi per il jobs act, per gli 80 euro e per la cosiddetta flessibilità per l’immigrazione: con Imu e altre misure è arrivato tranquillamente a 40 miliardi. Stiamo parlando di una serie di riforme che si sono rivelate inutili. Noi chiediamo di attuare una riforma storica all’incirca con la stessa cifra. Con la differenza che otterremmo maggiori risorse grazie all’emersione del sommerso. La vera piaga è che le persone per difendersi da un fisco aggressivo, impositivo ed esoso, creano economia sommersa. Lo fanno per poter sopravvivere. Viene chiamata economia di sopravvivenza. Se noi abbassassimo drasticamente il peso fiscale e aumentassimo contemporaneamente e pesantemente le sanzioni, otterremmo l’emersione dell’economia sommersa, che in Italia vale 420 miliardi.

Perché la flat tax sarebbe un antidoto all’evasione?
Anzitutto bisogna operare una distinzione. C’è chi non paga le tasse perché non ce la fa, ma le ha dichiarate: con un’aliquota più bassa, del 15% come abbiamo ipotizzato, è probabile che riuscirebbe a pagarle. Questo è il caso del mancato pagamento. Poi abbiamo l’evasione vera e propria, di chi sottrae la base imponibile: magari lo fa per evitare di incappare nell’aliquota superiore, dunque con un’aliquota flat in questo senso verrebbe meno la convenienza nell’evadere. È stato dimostrato in tutti i paesi che applicano la tassa unica. Che rimanga una fascia di evasori incalliti non lo escludo, ma un conto è una fascia enorme da 420 miliardi, un altro è una piccola fascia di evasione fisiologica presente in tutti i Paesi. Ridurre l’aliquota fiscale genera benefici per l’economia, è un fatto storicamente assodato.

Ora la Gran Bretagna vuole introdurre una flat tax del 17% sulle imprese?
Esatto. E vuole farlo con l’obiettivo di creare sviluppo. Non ci sono controindicazioni. Anche l’Italia può farlo: l’Ue non prevede alcuna direttiva contraria all’introduzione della flat tax. Tant’è che la tassa unica è in vigore in 7 Paesi dell’Unione europea. E la loro economia cresce molto più della nostra. A questo gruppo tra poco si aggiungerà anche la Gran Bretagna, e non è poco.

La misura è compatibile con la costituzione che prevede una progressività fiscale?
L’articolo 53 comma 2 della costituzione dice che il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Non significa che l’aliquota deve essere progressiva di per sé, significa che il sistema deve garantire una progressività dell’imposta. E noi la garantiamo. L’aliquota diventa del 15% per tutti, ma attraverso un sistema di deduzione fissa a 3mila euro l’aliquota si abbassa in base al reddito e ai componenti del nucleo familiare. Per esempio una famiglia che guadagna 18mila euro lordi l’anno con marito, moglie e un figlio avrà a conti fatti un’aliquota reale del 9%, proprio perché si abbassa la base imponibile attraverso il sistema delle deduzioni.

Il sistema fiscale verrebbe semplificato?
La nostra rivoluzione fiscale ha l’obiettivo non solo di ridurre le tasse, ma appunto anche di semplificare il sistema. In Italia ci sono circa 70mila norme fiscali complicatissime, un guazzabuglio da spazzare via. Professionisti del settore a parte, nessuno riesce a comprendere i complessi meccanismi del fisco italiano. E così siamo condannati all’ignoranza fiscale. Noi con questa riforma aboliamo l’onere d’inversione della prova. La costituzione dice che una persona è innocente fino a prova contraria, e la prova è a carico dello Stato, del pubblico ministero. Mentre nell’ambito del fisco succede il contrario, ovvero una persona è colpevole fin quando non ha i soldi per pagare la propria innocenza, venendo risucchiata nel costosissimo vortice dei processi fiscali. Noi cambieremo tutto questo.

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