Ferrara dagli occhi a mandorla

Pratiche false ai cinesi: a processo anche un'impiegata della Prefettura

A costituirsi parte civile anche il Ministero dell'Interno per il gravissimo danno di immagine. Soldi e regali in cambio dei falsi ricongiungimenti

Redazione
Pratiche false ai cinesi: a processo anche un'impiegata della Prefettura

Martedì 20 settembre, a Ferrara, c'è stata la prima tappa dell’udienza preliminare che proseguirà il 19 ottobre e il 30 novembre, il gip ha accolto la richiesta dell’Avvocatura dello Stato e ammesso la costituzione di parte civile per quello che il Ministero dell'Interno considera un gravissimo danno di immagine. Sì, perché ci sarà anche il Ministero a chiedere i danni al processo sulle "pratiche veloci", che consentivano ad immigrati cinesi di ottenere il ricongiungimento famigliare.

Secondo l'accusa, a controllare lo svolgimento delle pratiche illegali e, ora, anche a rispondere di falso ideologico e favoreggiamento, sono tre imprenditrici cinesi: Xiang Aimei, detta Ketty , titolare di un ristorante a Porto Garibaldi, Xia Lihong, detta Li, titolare di un ristorante a Ferrara, e Xia Xinwei, detta Silvia, che gestisce il bar Novecento a Ferrara.

La "gestione" della pratica di ricongiungimento, comprendeva anche la messa a disposizione di appartamenti in affitto, sia a Ferrara che a Migliarino, condizione questa indispensabile per ottenere il parere positivo. Peccato, però che, oltre alle pratiche, anche le residenze risultassero fittizie, come era emerso dalle indagini della squadra mobile. Carte false che ricevevano poi l'avallo finale della prefettura fornendo così una copertura alle precedenti irregolarità.

Sul banco degli imputati, oltre alle tre imprenditrici cinesi, accusate di fornire il servizio degli incartamenti fasulli al prezzo anche di 8000 euro a pratica, ci sono una trentina di immigrati cinesi che avrebbero pagato per assicurarsi il ricongiungimento illegale. È accusata, inoltre, di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l’avvocatessa Silvia Baldassarre, e a subire processo c’è anche l'impiegata della prefettura di Ferrara, Simona Granatiero che, secondo la Procura, avrebbe ottenuto soldi, favori e regali per favorire le pratiche illecite, e da qui l'accusa di corruzione.

È proprio l’avvocato Salvatore Mirabile, a difesa di quest'ultima, ad alzare il tiro: "Chi doveva controllare? Come faceva una semplice impiegata con contratti rinnovati annualmente, a sapere che le carte che le mostravano erano false? Prima che alla Prefettura quei documenti devono passare il vaglio della questura, e lo stesso vale per le case fittizie, le cui verifiche sono competenza dei Comuni. Ma di questa catena di controlli non si è tenuto conto. Inoltre", prosegue l’avvocato, "la mia assistita non è una funzionaria, ma un’impiegata. E se si ritiene che un’impiegata possa fare tutto quello che avrebbe fatto lei, siamo fuori dalla grazia di Dio, non ha avuto alcun senso sequestrare il computer di casa perché le chiavi di accesso sono utilizzabili solo sul Pc della Prefettura, dove ha sempre lavorato in una stanza, insieme ad altri colleghi. Come avrebbe potuto fare tranquillamente tutte quelle pratiche illecite?"

Infatti, nessuno degli stranieri coimputati avrebbe ammesso di averle dato denaro. L'unica ad accusarla, una cittadina filippina, ora è indagata per calunnia. Anche sui presunti regali qualcosa non torna, infatti sembra che, lo smartphone S4 accusata di aver ricevuto nel 2012-2013, sia uscito sul mercato solo un anno dopo, e lei dichiara di averlo acquistato. Ma allora perché è finita in questa storia? L'avvocato risponde semplicemente che la sua assistita è sempre stata molto disponibile nei confronti degli immigrati e questo non l’ha resa popolare. 

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