Fotografia di un'elite lontana dal popolo

Renzi a Ventotene, formidabile spot per i "populisti"

A parte buttare soldi in anacronistici cerimoniali, a cosa è servito il vertice con Merkel e Hollande? Dai tre leader solo banalità e frasi fatte, ma nessuna risposta ai problemi concreti. E poi ci si chiede perché l'Europa è in crisi...

Marco Dozio
Renzi a Ventotene, formidabile spot per i "populisti"

Foto ANSA

Oltre a esibire lustrini, a buttare soldi per cerimoniali anacronistici e ad ammorbare i cittadini con un diluvio di frasi fatte, a cosa è servito il “trilaterale” di Ventotene con Angela Merkel e Francois Hollande? L’idea di Matteo Renzi era di mettere in piedi un mega spot, pacchiano, per dire che l’Europa rinasce dopo i fantasmi della Brexit. Forse, involontariamente, si è prodotto l’effetto opposto.

Per esempio restituendo l’immagine di un’elite che s’arrocca non solo metaforicamente lontano dal popolo (su una portaerei, come in guerra), che s’ammanta di retorica fine a se stessa (il richiamo al manifesto di Ventotene e l’omaggio a favore di telecamere alla tomba di Altiero Spinelli), che fa strame di risorse pubbliche senza nemmeno porsi un problema di opportunità (il denaro per i cerimoniali di cui sopra), che dissimula unità d’intenti spargendo a piene mani banalità senza senso.

Del tipo: “Molti hanno pensato che dopo la Brexit l’Ue fosse finita. Non è così: abbiamo voglia di scrivere il futuro”, detta ovviamente da Renzi, il quale non poteva esimersi dall’invocare “misure forti per la crescita”: frase mai sentita. E poi vai di progetto Erasmus, di fumose prospettive riguardo una non meglio precisata “Guardia costiera dell’Unione europea”, di generiche “necessità di migliorare il meccanismo di protezione delle frontiere”, detta da una Merkel che si è complimentata con Renzi per le riforme “coraggiose”, come aveva già fatto con Letta e prima ancora con Monti ricorrendo persino allo stesso aggettivo. Mentre Hollande per esempio si è soffermato sul pregnante e innovativo concetto per cui l’Europa deve difendersi dai pericoli ma accogliere chi fugge dalle guerre. Il tutto sublimato dalla salvifica proposta renziana di trasformare il carcere di Santo Stefano in un campus universitario.

Banalità, parole vuote, inganni. Al solito i potenti non hanno detto nulla di veramente concreto sui temi reali. Su come affrontare le storture della moneta unica. Su come arginare efficacemente l’invasione in atto. Su come ripensare completamente il disastroso sistema di “accoglienza”. Su come innescare una crescita economica sostanziale. Su come combattere davvero il terrorismo e su come affrontare il problemuccio delle seconde e terze generazioni di immigrati che si radicalizzano e ci uccidono.

Insomma nulla sui problemi veri e urgenti, quelli che stanno decretando la fine dell’impero e che sono alla base dell’insofferenza montante nei confronti della Ue. Del resto si tratta tre leader in crisi di consenso che badano solo al mantenimento del potere cercando di restare in sella ancora per un po’: allo scopo di rimanere incollato alla poltrona, il nostro premier voltagabbana (quello che “se perdo il referendum lascio la politica”) pietisce un allentamento dell’austerity in modo da poter elargire qualche regalino elettorale in vista dell’appuntamento referendario. Che statista. In ogni caso complimenti a Renzi. A Ventotene ha confezionato un formidabile spot. Per i “populisti”.

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