ANCORA ORRORE AL CARA DI MINEO

Stuprano connazionale dopo averla drogata: arrestate quattro "risorse" nigeriane

Il monito del procuratore di Caltagirone Verzera: "L’episodio di una violenza inaudita dimostra ancora una volta, come sostengo da tempo, che non si può gestire un Centro di accoglienza richiedenti asilo con oltre tremila migranti, come è adesso"

Fabio Cantarella
Stuprano connazionale dopo averla drogata: arrestate quattro "risorse" nigeriane

Nella foto le quattro "risorse" nigeriane

Violenza sessuale di gruppo, furto, lesioni, minacce e danneggiamento. Con queste gravissime accuse quattro nigeriani sono stati arrestati dopo aver drogato e poi stuprato una loro connazionale all’interno del Cara di Mineo, nel Catanese, il centro d'accoglienza per aspiranti profughi più grande d'Europa.

Gli arrestati sono Solomon Obuh, 21 anni, Michael Okova, 25 anni, Fedricic Johnson, 23 anni, e Godswift Chukuma di 25 anni, fermati da agenti del commissariato della polizia di Stato di Caltagirone. In una nazione normale subirebbero la castrazione chimica e verrebbero rispediti al loro paese per scontare lunghi anni di carcere. E invece ci toccherà mantenerli anche in cella e probabilmente sostenere pure le loro spese processuali.

Davvero emblematiche le parole del capo della procura di Caltagirone, Francesco Verzera: "L’episodio di una violenza inaudita dimostra ancora una volta, come sostengo da tempo, che non si può gestire un Centro di accoglienza richiedenti asilo con oltre tremila migranti, come è adesso".

La Procura di Caltagirone, oltre ad altri reati di varia natura commessi da ospiti del Cara, cura in particolare l'inchiesta sull'ivoriano che lo scorso anno uccise due anziani coniugi a Palagonia, violentando la donna. Pochi mesi addietro, il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto visita ai parenti che attendono ancora giustizia dallo Stato e hanno citato per danni il Viminale che non avrebbe vigilato. Matteo Salvini più volte ha acceso i riflettori sulle condizioni del Cara di Mineo con numerose visite nel corso delle quali non ha mancato di sottolineare il potenziale pericolo creato all'incolumità pubblica dalle migliaia di clandestini ospitate nella struttura, "la stragrande maggioranza dei quali non fugge da nessuna guerra".

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