Segnalato come pericoloso

Dopo l'incendio a Lampedusa, Amri minacciava: "Cristiano? Ti taglio la testa"

Avrebbe rivolto tali parole nel 2014 ad un compagno di cella nel carcere di Agrigento, dove si trovava recluso accusato del rogo del centro di accoglienza

Redazione
Dopo l'incendio a Lampedusa, Amris minacciava: "Sei cristiano, ti taglio la testa"

Amri a Lampedusa. Foto ANSA

Anis Amri, il tunisino ucciso dalla polizia nel milanese, nell'aprile 2011 era stato individuato come uno dei responsabili dell'incendio alla Casa Fraternità della parrocchia a Lampedusa. In una foto dell'Ansa, risalente al 3 aprile di cinque anni fa, lo si può chiaramente vedere mentre è seduto a terra, insieme ad altri clandestini, controllato dalle forze dell'ordine poco dopo l'intervento dei vigili del fuoco che avevano spento il rogo. In quell'occasione, una quarantina tra gli ospiti del centro di accoglienza avevano dato vita ad una rivolta provocando ingenti danni. Amri si era dichiarato minorenne, nonostante come ora sappiamo non lo fosse affatto.

A seguito dell'episodio venne recluso per 4 anni in diverse carceri siciliane, nelle quali secondo diverse testimonianze avvenne la sua radicalizzazione. Un episodio particolarmente inquietante portò il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a segnalarlo come "pericoloso": come denunciato da un suo compagno di cella nel penitenziario di Agrigento, nel 2014 Amri gli rivolse una terribile minaccia. "Sei cristiano, ti taglio la testa" sarebbero state le parole del tunisino, che poi lo inseguì prima di essere fermato dagli agenti. Protagonista di diversi gesti violenti, dell'uomo responsabile della strage l'Italia perse ogni traccia dopo la scarcerazione.

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