Italia culla dei terroristi islamici

Cosa ci faceva Amri a Milano? Tutti i punti oscuri della vicenda

Perché l'attentatore di Berlino è stato trovato a Sesto? Ovvero a 3 chilometri dal luogo in cui è partito il camion? Quando è avvenuto il sequestro del camionista? Ci racconteranno la favoletta del cane sciolto? Nell'hinterland milanese c'è un cellula di terroristi?

Marco Dozio
Cosa ci faceva Amri a Milano? Tutti i punti oscuri della vicenda

Il terrorista islamico Amis Amri. Foto ANSA

Perché Amis Amri, il terrorista islamico che ha ucciso 12 persone a Berlino, è stato casualmente trovato a Sesto San Giovanni? Cosa ci faceva in Italia? Perché dalla Germania si è rifugiato nel nostro Paese? I punti oscuri sono ancora molti. A cominciare da una singolare coincidenza geografica. Una vicenda che riguarda un attentato nella capitale tedesca inizia e finisce a più di mille chilometri di distanza, nell’hinterland di Milano. In un fazzoletto di terra a nord del capoluogo lombardo.

Amri è stato ucciso in piazza I Maggio, fuori dalla stazione di Sesto San Giovanni. Mentre il tir scagliato sulla folla era partito venerdì scorso dalla Decathlon di Cinisello. Tra i due luoghi c’è una distanza di 3,4 chilometri. Si tratta di un’incredibile casualità? L’autista polacco Lukasz Urban aveva caricato il materiale alla Omm di Cinisello, ditta che produce lavasciuga, per poi partire alla volta del Brennero, dove il mezzo sarebbe stato visto transitare nel pomeriggio di venerdì. Non è chiaro però quando Amri sarebbe entrato in azione per dirottare il tir. A Berlino, dove il camion giunge lunedì mattina, oppure molto prima, in una tappa intermedia, magari in territorio italiano, magari subito dopo la partenza? Dove è avvenuto esattamente l’agguato?

Ariel Zurawski, cugino del camionista “eroe” e proprietario del camion, sostiene che “una persona non sarebbe riuscita a sopraffarlo” essendo omone particolarmente robusto, 1,83 per 120 chili. Per quanto tempo il terrorista ha tenuto sotto scacco Lukasz? Sul collegamento Sesto-Cinisello il questore di Milano Antonio De Iesu ha parlato di “un'ipotesi suggestiva, ma che rimane tale. Capisco che il collegamento sia suggestivo ma non ci sono riscontri investigativi per collegare questi luoghi". E aggiunge: “Il camion è partito da Cinisello Balsamo dove ha preso un carico, e l'autista non stato sequestrato lì'". A conforto di ciò gli investigatori riferiscono di una telefonata avvenuta tra il camionista e la moglie dopo la partenza. Ma questo non chiarisce come sia avvenuto il sequestro, e dove. Dei complici potrebbero aver attivato Amri essendo a conoscenza della destinazione del camion?

Più passano le ore e più pare evidente che Amri abbia scelto di venire in Italia, dov’era arrivato nel 2011 a bordo di un barcone, per motivi ben precisi. C’è una rete di terroristi nell’hinterland di Milano? Una cellula operativa, dunque in grado di fornire supporto e protezione al fuggiasco? Difficile spiegare in altro modo il percorso del tunisino, se non con il fatto che riteneva l’Italia una destinazione più sicura di altre. Secondo l’antiterrorismo, il terrorista da Berlino è arrivato in Francia, ha fatto tappa a Chambery, in Alta Savoia, da lì ha preso un treno per Torino e poi un altro per Milano, dov’è arrivato in stazione centrale verso l’una di notte. Qui c’è un buco di due ore. Sta di fatto che verso le tre ricompare a Sesto in piazza I Maggio dove viene fermato per un controllo da una pattuglia della polizia.

Il Questore di Milano circa la presenza di Anis Amri a Sesto ha risposto: "Data la delicatezza dell'operazione, ci sono aspetti investigativi che non possiamo condividere. A Sesto era da solo. Non ci sono altre persone sfuggite ai controlli la notte scorsa". Insomma il questore pare che qualcosa sappia o ipotizzi, ma per ora non può parlare. Gli investigatori hanno comunque il sospetto che Anis Amri nei cinque anni vissuti in Italia, alcuni dei quali in carcere tra Catania e Palermo, senza essere rimpatriato, si sia creato significativi contatti con amici e parenti di detenuti frequentati in cella, in grado di garantirgli appoggi e appunto un'adeguata protezione in Lombardia.

La polizia sostiene che fosse solo quando è stato controllato a Sesto. Possibile che qualcuno tra la sua rete di sostegno non lo stesse attendendo o tenendo d’occhio magari da una distanza di sicurezza? “Ha dimostrato di parlare un buon italiano”, riferiscono gli investigatori, i quali tengono a specificare che Amri prima di sparare al capopattuglia non avrebbe gridato Allah Akbar, ovvero il grido di battaglia degli islamisti, come era stato riferito in un primo momento, ma solo generici insulti agli agenti. Reazione singolare per una persona votata al terrorismo e al martirio in nome dell’islam.

Dalla perquisizione è emerso che il tunisino non aveva altre armi, nè telefoni. Solo un piccolo coltellino e qualche centinaio di euro, pochi effetti personali e “nessun elemento per poter stabilire altri collegamenti". Anche se nell'immediatezza dei fatti si era parlato del rinvenimento di una scheda telefonica. Quel che è certo è Amri ha scelto l’Italia come ventre molle per entrare in Europa e come ventre molle dove trovare rifugio dopo la strage. Come è certo che la Lombardia e l'hinterland di Milano siano l'epicentro del radicalismo islamico in Italia. A Cinisello Balsamo, per inciso, sono presenti almeno due moschee abusive, una delle quali compare nella Black list nazionale dell’antiterrorismo. Ora speriamo che si faccia chiarezza per davvero. E che non ci rifilino la favoletta del "cane sciolto".

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