decreto salvabanche

Banca Etruria, le bugie del Governo Renzi

L'avvocato Pietro Foroni passa al microscopio la nuova normativa grazie alla quale si è creato "una sorta di scudo per i vecchi amministratori rispetto alle azioni dei singoli soci"

Pietro Foroni
Banca Etruria, le bugie del Governo Renzi

Foto ANSA

Sulla vicenda della Banca Etruria e sul decreto “salva banche” (D.L. 22 novembre 2015 n.183), il Governo, il Ministro Boschi ed i grandi media, prima che scendesse il fragoroso silenzio, non ce l’hanno raccontata per nulla giusta. Infatti, contrariamente a quanto sia il premier Renzi che esponenti del Governo e del PD hanno più volte dichiarato, la nuova normativa esclude l’azione di responsabilità dei singoli creditori sociali, cioè modifica la situazione legislativa previgente cioè crea una sorta di scudo per i vecchi amministratori rispetto alle azioni dei singoli soci.

Quindi, in una situazione in cui migliaia di risparmiatori avrebbero potuto azionare procedure risarcitorie nei confronti anche del padre di un Ministro della Repubblica, ecco sbucare per decreto una nuova normativa che lo vuole impedire. Ma andiamo con ordine e siccome non siamo abituati a parlare senza riscontri certi, ecco la ricostruzione di vicenda: ecco perché le nuove normative volute dal Governo, impediscono l’azione risarcitoria ex art. 2934 c.c. dei precedenti amministratori da parte dei singoli risparmiatori.

Banca Etruria (e le altre oggetto di disciplina della nuova normativa)fino alla notte del 23 novembre 2015 risultava essere in amministrazione straordinaria ai sensi degli artt. 70 e segg del T.U. in materia bancaria e creditizia in forza del Decreto n. 45 del 10.2.2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con riferimento alle azioni di responsabilità per le banche in amministrazione straordinaria così prevede l’art. 72 comma 5 del T.U. “L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità contro i membri dei disciolti organi amministrativi e di controllo ed il direttore generale, nonché dell'azione contro il soggetto incaricato della revisione legale dei conti o della revisione, spetta ai commissari straordinari, sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d'Italia. Gli organi succeduti all'amministrazione straordinaria proseguono le azioni di responsabilità e riferiscono alla Banca d'Italia in merito alle stesse”.

Vengono previste quindi in capo all’amministrazione straordinaria solo le azioni di cui agli artt. 2393 e 2393 bis cc, cioè appunto l’azione sociale di responsabilità mentre restavano di competenza dei singoli creditori le azioni di cui all’art. 2394 c.c. “Responsabilità verso i creditori sociali”, fattispecie appunto diversa dalle azioni sociali di responsabilità, che recita “Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale [2409, 2509].

L'azione (1) può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti [2949]. La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali..." (alla realtà bancaria non si applicava infatti l’art. 2394 bis c.c.: la disciplina era esclusivamente quella di cui agli artt. 70 e segg. TUBC in quanto l’amministrazione straordinaria cui faceva riferimento l’art. 2394 bis c.c. era quella concernete le grandi imprese in stato di insolvenza).

Con la nuova normativa, invece, il singolo socio risparmiatore truffato non potrà azionare più questo tipo di responsabilità diventando anch’essa di competenza esclusiva dei commissari come le azioni sociali di responsabilità.

Prevede infatti l’art. 35 comma 3 del D.Lgs 180/2015 che disciplina le banche in risoluzione (come banca d’Etruria dopo il 23 novembre 2015) e che quindi disciplina le banche in cosiddetta “risoluzione” di cui al Decreto “Salva banche” che “L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità e di quella dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e di controllo e il direttore generale, dell'azione contro il soggetto incaricato della revisione legale dei conti, nonché dell'azione del creditore sociale contro la società o l'ente che esercita l'attività di direzione e coordinamento spetta ai commissari speciali sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d'Italia. In mancanza di loro nomina, l'esercizio dell'azione spetta al soggetto a tal fine disegnato dalla Banca d'Italia”.

Quindi, la nuova normativa, attribuendo alla competenza dei commissari anche l’azione dei creditori sociali, modificando la situazione previgente, impedisce che i singoli creditori sociali possano intraprendere da soli autonome azioni verso gli amministratori creando una sorta di maggiore protezione, di “scudo” e quindi di salvataggio, nei confronti dei precedenti amministratori delle banche responsabili. Ben vero che residuerebbe l’azione ex art. 2395 c.c., ma i relativi presupposti sono certamente diversi, più particolari e stringenti ed il relativo l’onus probandi dovrebbe dirigersi su situazioni di fatto differenti rispetto l’azione di cui all’art. 2934 c.c.

Non solo, il Ministro Boschi si è affrettata a dire di non aver votato il cosiddetto decreto “salva banche”, cioè il Decreto legge 22 novembre 2015 n.183. Peccato che il cosiddetto “scudo” nei confronti dei precedenti amministratori verso le azioni di responsabilità dei singoli soci sia contenuto nel precedente D.Lgs 16 novembre 2015 n.180, che disciplina le banche in risoluzione, votato dal Governo in un’altra seduta. Dove era in quell’occasione il Ministro Boschi? Silenzio.

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