amianto proibito

Sentenza Olivetti, silenzio globale

La tessera nr.1 del Pd, l’Ingegner Carlo De Benedetti, condannato per la morte di quindici operai. E l’informazione italiana (di cui lui è proprietario) non fa neanche un plissé

Pier Luigi Pellegrin
Sentenza Olivetti, silenzio globale

Foto ANSA

Per Gaetano Pedullà, direttore de lanotiziagiornale.it, questa sentenza scrive la parola fine sui vecchi equilibri di potere italiani.


L’informazione italiana, ormai rotta a ogni nequizia, non ha opposto nemmeno un plissé davanti a una notizia che avrebbe dovuto fare epoca: l’Ingegner (con la Maiuscola) Carlo De Benedetti (staccato, che fa tanto nobile, originariamente era un Debenedetti qualunque) condannato per la morte degli operai della Olivetti. Robe grosse, il proprietario della sinistra e del centrosinistra tutto, finito ai ceppi per aver causato la morte di quindici plebei.  Ma guarda la sorte, il nume tutelare degli antifa e degli antirazzisti che nel 1986 adoperava nei suoi opifici ancora l’amianto proibito dal 1979.


In compenso, non potendo nascondere del tutto la notizia, è stato dato molto risalto all’amarezza dell’Ingegnere, quasi fosse stato condannato a cinque anni e due mesi non per la morte di quindici esseri umani (morti che potevano essere evitate, hanno giudicato i magistrati), ma per un banale divieto si sosta. Però non tutti  i media italici si sono allineati, non lo ha fatto, per esempio, lanotiziagiornale.it (lo trovate sia in forma cartacea che on line), il cui direttore, Gaetano Pedullà,  ha offerto un’analisi  controcorrente.

“Innanzitutto trovo giusto sottolineare", ci spiega, "come i magistrati non abbiano avuto dubbi nell’emettere il verdetto di condanna, visto che il dibattito in Camera di consiglio è durato solamente mezz’ora. Un dato che fa pensare la conferma anche in secondo grado ed eventualmente in Cassazione. Certo, se pensiamo all’impero di De Benedetti, se pensiamo che dichiarò (salvo poi smentire) di avere la tessera nr.1 del Pd, se pensiamo a tutto questo non possiamo stupirci per l’assordante silenzio dei media”.

Ma se il re non è ancora nudo, sicuramente inizia a invecchiare. “La condanna di De Benedetti", commenta Pedullà, "rappresenta in realtà un evento epocale, perché, se per esempio pensiamo al Lodo Mondadori (risolto con il risarcimento di 500 milioni di euro da parte di Berlusconi all’Ingegnere), il patron del più grosso gruppo editoriale italiano è un signore che le sue partite è abituato a vincerle. Questa volta, invece, anche se io resto garantista e aspetto i giudizi successivi, ne esce con una condanna pesantissima, oltre cinque anni, sia lui che il fratello Franco. A mio avviso questo significa che una parte della recente storia di questo Paese si sta chiudendo per sempre e che i vecchi equilibri di potere stanno scomparendo”.

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