il parere dello psichiatra

Andreoli: "L'ansia? Ce la fa venire lo Stato"

Reazione ancestrale difensiva del nostro organismo o alterazione psichica e patologica sempre più diffusa?

Stefania Genovese
Andreoli: "L'ansia? Ce la fa venire lo Stato"

Foto ANSA

Gli stati d'ansia sono oggi reputati come una delle più dannose ed invalidanti cause di sofferenze,  superiori rispetto a quelle prodotte da ipertensione, artrite, diabete, cardiopatie, ma ad esse comunque strettamente correlate. Recentemente il neuroscienziato americano Joseph LeDoux ha pubblicato uno studio in cui ritenendo che ansia e paura vengano costruite cognitivamente e che anche chi è considerato mentalmente sano possa soffrirne, dal momento che il nostro cervello è plastico; affermando anche che sia possibile apprendere come riconoscerla e debellarla.


Considerando che l'ansia non è di per sè una patologia (anche se potrebbe diventarla), ma spesso è un necessario meccanismo di difesa che scaturisce attraverso una percezione di malessere o un segnale di necessaria riequilibrazione psichica, è opportuno analizzarne le origini, prenderne in esame i disturbi ed affinarne le scoperte per aiutare chi la patisce di tornare alla normalità. Si può dunque paragonare ad una sorta di termoregolatore che innesca tutte le nostre capacità fisiche e psicologiche, mediante variazioni fisiologiche del nostro organismo, per consentirci l'adeguamento ad un nuovo status ambientale e comportamentale e per stabilire l'omeastasi psichica dell'organismo. L'ansia dunque, in forma lieve, ci consente di destare la nostra attenzione, approntando una veloce ristrutturazione cognitiva, e di rispondere prontamente alle necessità della vita.


Infatti, come sostiene lo psichiatria di fama mondiale Vittorino Andreoli, "non occorre demonizzare l'ansia proprio perchè la sua funzione è quella di difenderci da problemi esistenziali o dai rischi che possono insorgere e che dobbiamo evitare in un determinato frangente. Purtroppo, quando l'ansia si trasforma da meccanismo di difesa positivo a stato alterato che oppone un blocco alla personalità dell'individuo, incominciano ad insorgere gravi problemi, che, dati alla mano, riguardano ormai più del 20% della popolazione europea".


Sempre secondo lo psichiatra Andreoli "staremmo vivendo in un secolo dove predominano le fobie di ansia; si riscontrano infatti sempre più persone a cui riesce difficile affrontare un luogo chiuso o affollato. Inoltre aumentano i disturbi post-traumatici da stress, che spesso, portano a gravi forme di amnesie. Si sarebbe elevato, inoltre lo stato di vigilanza dei pazienti, molto più vulnerabili e spaventati di fronte a sintomi mai presentatisi prima, come l'insonnia che non è un epifenomeno connesso al sonno, ma proprio all'ansia stessa.

Purtroppo, una permanenza acuta si rimuove o si dissolve generalmente, entro alcune settimane; ma se dovesse protrarsi per alcuni mesi o anni diventerebbe cronica ed ancor più difficile da rimuoversi, perchè la nostra mente tende a rivivere con la memoria la passata esperienza traumatica da stress, conservandone lucidamente gli aspetti emozionali vissuti nel momento in cui si è manifestata. Ad esempio dopo il tragico attentato dell'11 settembre 2011 alle Twin Towers, essendosi poi ripetuti altre volte, a livello mondiale, avvenimenti di portata così catastrofica e destabilizzante , la spinta emozionale di allarme permanente che ne è derivato, ha cagionato un incremento di ansia, timori e dubbi".

Occorre dunque, in primis, sapersi fermare ed ascoltare il vuoto, la propria interiorità, per svincolarsi da modelli che ci impongono stili di vita e che ci sottopongono ad impegni più gravosi di quanto possiamo realmente sopportare, comprendendo comunque che vivere sempre più separati dagli ambienti naturali, costretti  a vivere in città atrofizzate e claustrofobiche, peggiora sempre più il nostro stato d'essere, modificando negativamente la nostra esistenza. Per quanto riguarda la cura dell'ansia, è quanto mai necessario applicare con la massima attenzione nuovi strumenti di prevenzione e di cura; se come primo approccio le benzodiazepine risultano i farmaci più idonei (il più moderno è il buspirone, adatto alla cura dell'ansia generalizzata), oggi si ricorre semptre più spesso alla sertralina e alla paroxetina.


Con l'insorgenza di nuove forme patologiche, occorre adottare nuove strategie alternative che offrano una visione meno legata al sintomo, ma piuttosto più legata all'effetto della salute (tra l'altro anche il concetto di salute è stato rivisto dai medici, perchè essa non basta a causare il nostro stato di contentezza, perchè ci  sono molti vissuti diversi, assolutamente personali, di fronte alla medesima malattia). Infatti è stata comprovata l'efficacia della terapia fitoterapica: un composto a base di magnesio, vitamina B6, taurina, L-teanina,  assieme a griffonia e biancospino è risultato molto efficace nel placare gli stati di ansia generalizzata.

Occorre dunque che  all'interno delle discipline mediche comuni, secondo Andreoli, si sviluppi una nuova disciplina del "benessere" che tenga conto delle relazioni interpersonali all'interno della nostra società sempre più confusa ed accellerata, delle contingenze legate all'economia, alla giustizia ed allo stesso governo, con le quali la persona è imprescindibilmente costretta a confrontarsi nella sua quotidianità.


Inoltre un'integrazione con discipline ad indirizzo cognitivo-comportamentale, mediante tecniche comportamentali, risulta notevolmente auspicabile in molti casi e può evitare il ricorso a farmaci assertivi e agenti sulla serotonina. Per taluni, invece, il ricorso a pratiche yoga e di meditazione contribuiscono ad allentare gli stati tensivi e di alterazione psico-fisica.

 

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