Vittima dell'odio

Sfida la sharia: picchiata a sangue e costretta a fuggire

L'attrice Loubna Abidar: "Islam ossessionato dal sesso". Massacrata di botte in Marocco per aver interpretato una prostituta in un film

Alessio Colzani
Sfida la sharia: picchiata a sangue e costretta a fuggire

Loubna Abidar a Parigi per la cerimonia dei Cesar awards 2016. Foto ANSA

Loubna Abidar, attrice marocchina di 31 anni, protagonista del film "Much Loved", è stata minacciata e picchiata nel suo paese per aver osato incarnare nella pellicola, diretta da Nabil Ayouch e presentata alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes l'anno scorso, la vita delle prostitute di Marrakech. L'attrice, che si è rifugiata in Francia dopo essere stata costretta a fuggire dal suo paese natale, ha raccontato la propria storia nel libro "Dangerous", un'autobiografia nella quale emergono i ricordi della sua infanzia, il debutto sul palcoscenico, ma anche la violenza subita lo scorso novembre e la sua lotta per la libertà, soprattutto per le donne, in Marocco e in altre parti del mondo arabo.

La sua interpretazione, considerata un disonore secondo il Marocco islamico, le è costata prima un rapimento e poi un pestaggio a Casablanca da parte di alcuni uomini che l'avevano riconosciuta, dopo il quale nessun ospedale voleva accoglierla perché considerata "puttana" e non attrice. Visto che anche la polizia marocchina si prendeva gioco di lei, Loubna ha deciso di fuggire dall'incubo dell'islam e trasferirsi in Francia, dove ha potuto scrivere la propria storia. Nell'autobiografia ricorda i ripetuti stupri da parte di suo padre, le percosse ricevute e la beffa peggiore, quella del destino, che l'ha fatta nascere donna in una famiglia che invece attendeva un maschio per poter salvare il proprio onore.

"Sono stata costretta a scrivere il libro dai media marocchini, che dopo la presentazione di Much Loved l'anno scorso a Cannes hanno raccontato ogni genere di falsità su di me - ha spiegato in un'intervista al Corriere della Sera - Per esempio che sarei davvero una prostituta. Non perdonano a me e al regista Nabil Ayouch di avere raccontato la grande ipocrisia del mondo arabo, l’ossessione per il sesso tra divieti e prostituzione, anche infantile; le orge con i ricchi sauditi che vengono da noi per ubriacarsi". Dopo la pubblicazione del libro, Loubna è ancora di più nel mirino dell'islam, che l'ha messa al bando: "Le cose sono cambiate, sono diventate più estreme, c'è troppo odio. Subiamo l'influsso delle emittenti di Arabia Saudita e Qatar che parlano male delle donne e del sesso, che spiegano ai mariti come convincere la sposa ad accettare altre tre mogli". Un inferno che non si può chiamare vita, quello delle donne islamiche costrette a nascondersi dietro un burqa: "Lì dentro ti senti chiusa come in una gabbia - conclude nell'intervista al Corriere - non si riesce nemmeno a respirare".

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