cavilli legali per non essere espulsi

Immigrazione, le assurde regole Ue. Che l'Italia complica di più

Con la scusa della protezione umanitaria, riconosciuta non dalla Ue ma in vigore nel nostro Paese, da marzo ci troviamo con 1430 clandestini in più oltre il dovuto

Giacomo Cangi
Immigrazione, le assurde regole Ue. Che l'Italia complica di più

L'Unione europea non si sta minimamente impegnando per risolvere il problema dei migranti che ogni giorno arrivano sulle coste italiane. Ma il dato ancora più sorprendente è che l'Italia si è inventata un modo per garantire agli stessi migranti un tipo di permesso che neanche Bruxelles aveva previsto. Le direttive europee che si occupano dei richiedenti asilo prevedono che a questi ultimi possano essere offerte due protezioni diverse. La prima è la protezione internazionale per i rifugiati. Nella direttiva 2011/95/UE articolo 2 lettera D si dà la precisa definizione di rifugiato: "Cittadino di un paese terzo il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trova fuori dal paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di detto paese, oppure apolide che si trova fuori dal paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale per le stesse ragioni succitate e non può o, a causa di siffatto timore, non vuole farvi ritorno".

Il secondo tipo di protezione internazionale di cui si parla nelle direttive europee è quella sussidiaria. Il decreto legislativo 251/2007 (il quale attua la direttiva 2004/83/CE) all'articolo 2 lettera G precisa che la persona ammissibile alla protezione sussidiaria è il "cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese". All'articolo 15 della già citata direttiva europea 2011/95/UE si spiega che sono considerati danni gravi "la condanna o l'esecuzione della pena di morte", "la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo paese di origine", "la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale".

I tipi di protezione internazionale di cui si occupano le direttive europee finiscono qua. La legge italiana, però, prevede anche un altro istituto: la protezione umanitaria. Mentre i requisiti per ottenere i due tipi di protezione internazionale sono abbastanza precisi, non si può dire lo stesso per la protezione umanitaria. Il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 all'articolo 32 comma 3 afferma: "Nei casi in cui non accolga la domanda di protezione internazionale e ritenga che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario, la Commissione territoriale trasmette gli atti al questore per l'eventuale rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286". A sua volta il comma 6 dell'articolo 5 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 dice: "Il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno possono essere altresì adottati sulla base di convenzioni o accordi internazionali, resi esecutivi in Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni di soggiorno applicabili in uno degli Stati contraenti, salvo che ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano".

Come chiunque può notare, le definizioni "gravi motivi di carattere umanitario" e "seri motivi, in particolare di carattere umanitario" sono ipergeneriche ed è meno difficile per i migranti dimostrare davanti alla Commissione territoriale di rientrare nella categoria di coloro che hanno diritto a questo particolare tipo di protezione non prevista dalle direttive europee. Non è certo un caso se alla maggior parte delle richieste d'asilo accolte a marzo (ultimo dato disponibile sul sito del Ministero dell'Interno) è stata riconosciuta la protezione umanitaria (1430). A molte meno domande d'asilo analizzate nello stesso mese è stata riconosciuta la protezione sussidiaria (917) e la protezione per i rifugiati (320).

Se si vuole porre un freno all'immigrazione, senza negare l’accoglienza necessaria a chi scappa da situazioni oggettivamente difficilissime, si dovrebbe immediatamente eliminare la protezione umanitaria. Così facendo sarebbero molti di più gli immigrati da rimpatriare e neanche l'Unione europea potrebbe opporsi. Peccato che l'attuale governo italiano sia troppo impegnato a promuovere la riforma costituzionale, che non cambierà di una virgola la vita delle persone, per pensare a un provvedimento che renderebbe il paese più giusto e più sicuro.

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