Da porta a porta al Governo?

Berlusconi brucia anche Vespa

Silvio in cerca di leader per Forza Italia, lancia Bruno Vespa che elegantemente si defila

Andrea Lorusso
Berlusconi brucia anche Vespa

Foto dicearco.it

Nel magico mondo della televisione tutto è concesso, e Silvio Berlusconi tornato in diretta a Porta a Porta, lancia un invito allo storico conduttore di guidare i moderati. Davvero, quando non ci sono più conigli nel cilindro, si cerca la Vespa nel vespaio, e chi meglio di Bruno? Solo che queste pungono, e veloce come un razzo si defila dall’ipotesi suicida di guidare una etichetta vuota ed una Forza Italia in accanimento terapeutico.

Mediaset voterà Sì ma il Cavaliere fa campagna per il No. La sindrome bipolare dell’uomo-azienda o dell’azienda-uomo che trova in sé medesimo il famoso e tanto temuto conflitto d’interessi. Non se ne sente più parlare, invece proprio oggi è più vivo e visibile che mai.

Già, perché Berlusconi sa bene che per motivi storici, anagrafici, giuridici, e politici, non tornerà più alla guida di un Esecutivo. E tra l’incertezza caotica di un centro-destra fragile in cui non emerge nessuno, con un Salvini dirompente ma poco consono al suo stile, preferisce il Matteo in doppiopetto. Magari oltre alla affinità di pensiero, ce n’è una pragmatica che è insita nel soggetto. Pensateci, per andare pienamente d’accordo con il Carroccio dovrebbe fugare i dubbi sull’euro, sull’Europa, sulla flat-tax, ecc. E in cambio, chiederebbe a Salvini di togliere la felpa, l’orecchino, la barba. Insomma, un maniacale dell’immagine predilige il manichino di Governo. Et voilà!

"Sono alla ricerca costante e disperata di un successore e sono qui proprio perché occorre che il centrodestra trovi qualcuno che contrasti Renzi".  Ha giurato, e sulla Riforma Costituzionale: "Può aprire alla possibilità di una deriva autoritaria nel nostro Paese perché il sistema elettorale congiunto al Referendum fa sì che in un'Italia ormai tripolare, un polo che prende il 30% corrisponde, in virtù della bassa affluenza, al 15% degli aventi diritto. E con il voto di un italiano su sei, ad esempio il signor Grillo, già padrone del suo partito diventerebbe capo del governo, della Camera, potrebbe eleggere il presidente della Repubblica, e diventerebbe in breve il capo degli italiani".

A leggere queste parole però, mi è venuto un flash, una dichiarazione di Beppe Grillo del 2009: “Su 47,3 milioni il Pd ha preso 12.092.998 voti, il Pdl 13.628.865, Lega Nord 3.024.522, Udc 2.050.319, Di Pietro 1.593.675. Dunque il Pdl ha avuto il 28,8% dei voti potenziali, ma quale 68,7%? (si riferisce ad una frase di Berlusconi, che disse all’epoca di avere il 70% dei consensi, ndr). Ma anche qui si truffa. Il 28,8% di chi ha votato il Pdl è formato da vari partiti. Personalmente ha ottenuto solo 2.700.000 preferenze, dunque è stato scelto personalmente dal 5,7% degli elettori, e questa è una cifra bassissima che può essere superata facilmente da qualunque attore, presentatore, cantante o calciatore. Insomma Berlusconi non è nessuno. Vince perché gli altri sono ancora meno!".

Non trovate concrete analogie? Com’è buffa la storia, ci si condanna per gli stessi delitti.

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