Ambrosoli al vertice del gruppo bancario

La Sinistra conquista Banco Bpm. E licenzia 1.800 persone

Mentre il leader del centrosinistra lombardo si trasforma in banchiere, i lavoratori sono preoccupati per i tagli al personale e la chiusura di 300 filiali sul territorio. La Cgil: "Non sarà una passeggiata"

Marco Dozio
La sinistra conquista Banco Bpm. E licenzia 1.800 persone

Foto ANSA

Tutto come previsto. L’assemblea dei soci sabato 15 ottobre ha dato il via libera alla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, pur con la corposa opposizione da parte di migliaia di azionisti milanesi, preoccupati per il volume di crediti deteriorati in seno alla banca veronese. E Umberto Ambrosoli, già candidato del Pd contro Maroni ora pronto a lasciare il consiglio regionale, compirà l’interessante trasformazione antropologica passando da leader della sinistra lombarda a banchiere, assumendo la presidenza della nuova Bpm all’interno del gruppo Banco Bpm, terzo polo bancario nazionale, dopo essere stato nominato solo due mesi fa presidente della Popolare di Mantova, controllata da Bpm.

Curioso notare però come la banca ai cui vertici ascenderà un politico di primo piano afferente al Pd stia per licenziare 1.800 persone. Nel silenzio generale. Il piano industriale, annunciato a maggio, prevede la chiusura di 300 sportelli e una riorganizzazione che coinvolgerà complessivamente 2.600 lavoratori: 800 saranno destinati alle operazioni di recupero crediti, mentre 1.800 perderanno il posto. Ambrosoli nelle vesti di presidente della banca e non più di politico di sinistra, si troverà a dover gestire o quantomeno a supervisionare una mole così imponente di licenziamenti, o esuberi come si chiamano ora. Come spesso succede nel settore bancario, le procedure per tagliare il personale si articolano su prepensionamenti e uscite “volontarie”. In altre parole sui 25.500 dipendenti del nuovo gruppo sarà attivata la ricerca di “volontari” disposti a “licenziarsi” dietro un incentivo economico o la possibilità di un pensionamento anticipato. “Tutto sarà gestito attraverso il Fondo di solidarietà del settore, senza impegnare risorse pubbliche. Certamente non sarà un passeggiata, stiamo parlando della vita delle persone. Nel complesso però il nostro giudizio sulla fusione è positivo. Si aprirà una fase di negoziazione e dal canto nostro continueremo a vigilare”, spiega al Populista.it Gabriele Poeta, segretario Fisac Cgil di Milano.

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