Oriana Fallaci e l’invasione dell’Islam… dodici anni dopo

Mariano Picarella
Oriana Fallaci e l’invasione dell’Islam… dodici anni dopo
«Ma non possiamo scappare o alzare bandiera bianca. Possiamo soltanto affrontare il Mostro con onore, coraggio, e ricordare quel che Churchill disse agli inglesi quando scese in guerra contro il nazismo di Hitler. Disse: «Verseremo lacrime e sangue». Oh, sì: pure noi verseremo lacrime e sangue. Siamo in guerra: vogliamo mettercelo in testa, sì o no?!? E in guerra si piange, si muore. Punto e basta». Così scriveva Oriana Fallaci nell’ottobre-novembre 2004, al termine della sua celebre opera “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse”, che chiudeva la trilogia iniziata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 con “La rabbia e l’orgoglio” e proseguita con “La forza della ragione”. Sono tutti libri più che mai attuali che andrebbero studiati a fondo nelle scuole, ma ciò ovviamente non può avvenire senza correre il rischio di urtare la sensibilità dei molti musulmani presenti in Italia e di qualche buonista che occupa i palazzi del potere a Roma. Tutto ciò che la scrittrice fiorentina aveva preannunciato anni addietro si sta realizzando in piena regola sotto i nostri occhi: sfruttando i molti canali che noi mettiamo a loro completa disposizione, gli islamici (compresi quelli presumibilmente “moderati”) stanno avviando sistematicamente l’invasione ed il conseguente dominio dell’Europa e del mondo occidentale in generale. Non essendoci riusciti, nel corso dei secoli, con le armi, ecco che tornano all’assalto con mezzi più raffinati e mascherati. I canali sopra citati sono l’eccessiva tolleranza che sconfina nella sottomissione (la nostra ovviamente) e gli inarrestabili flussi migratori che in qualche misura vengono incoraggiati e addirittura facilitati, visto che la nostra Marina Militare arriva praticamente a lambire le coste libiche. Sono talloni d’Achille non indifferenti, e loro su quei talloni ci stanno saettando con così tante frecce che tra non molto tempo non avremo più la forza di rialzarci e di affrontare appunto quello che la Fallaci definiva “il Mostro”. Ma più che la forza, quella che manca sembra proprio essere la volontà di combattere e di resistere: senza rendersene conto, gli occidentali stanno alzando bandiera bianca di fronte all’avanzata del nemico, ma d’altronde come potrebbe essere altrimenti quando con quel Mostro si intrattengono affari lucrosi, e la campagna elettorale della Clinton negli USA, finanziata dall’Arabia Saudita e da altri Paesi del Golfo Persico, costituisce uno dei tanti esempi. La nostra debolezza, la nostra tolleranza, il nostro porgere sempre l’altra guancia (a dire il vero le stiamo porgendo entrambe) sono tutti elementi che vanno ad alimentare e ad accelerare la vittoria finale dell’Islam, che rappresenterebbe la fine della nostra civiltà, delle nostre tradizioni e del nostro modo di vivere. Oriana Fallaci ci ha messo ripetutamente in guardia durante lo scorso decennio, a volte in modo brutale ma sicuramente efficace, e anziché ascoltare i suoi accorati appelli a cambiare registro e a combattere, i buonisti ed i sostenitori del politically correct non hanno trovato niente di meglio da fare che darle della visionaria, della catastrofista ed a relegarla in un angolo. Avrebbe meritato indubbiamente più protezione e meno critiche, e per il fatto di non averla presa sul serio oggi se ne pagano le conseguenze: USA, Regno Unito, Belgio, Francia, Spagna, e domani chissà dove, hanno già iniziato a bere un calice molto amaro. Non si vuole invertire la tendenza, in alcuni casi si fa solo finta di farlo, e di conseguenza il Mostro continuerà ad azzannare, e noi a sanguinare, con una facilità disarmante grazie alle armi che gli stiamo generosamente offrendo. Non c’è bisogno di aspettare domani poiché probabilmente oggi è già tardi (la Fallaci prevedeva un’Europa completamente islamizzata già nel 2017). Quando non si prova nemmeno a combattere è inevitabile perdere le guerre. Nel novembre 2004, così Oriana Fallaci scriveva lanciando un monito a tutti noi: «[…] qualunque sia il prezzo da pagare, io continuerò a combattere».

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