notabili note

Hillary e il vagabondo

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Hillary e il vagabondo

Foto ANSA

Un'università a Las Vegas ha qualcosa di paradossale però esiste, perché oltre al gioco d'azzardo e allo shopping nella contea di Clark è previsto che tu possa fare anche questo: studiare.  Sicuramente l'ultimo duello in tv tra Hillary Clinton e Donald Trump "The tramp", "il vagabondo", attiene più all'azzardo che allo studio, come del resto la quasi totalità della politica dell'Età dei media.


Donald ha detto ad Hillary che la trova una donna ripugnante e che non sa – lo vedrà al momento – se accettare il risultato elettorale. Una cosa, perdonatemi, "bestiale", letteralmente: da bestia. Da uno che non sa né leggere né scrivere, che partecipa a una competizione ponendo la propria vittoria come garanzia della sua validità. Una cosa che non solamente nessun candidato presidente degli Stati Uniti ma perfino delle isole Fiji – con rispetto parlando – si sarebbe mai sognato di affermare.

Ma – e chi mai non se ne è ancora accorto? – l'Occidente, come diceva il sempre compianto Eco, alla fine non fa che il suo stesso mestiere: tramontare. È che si tratta di un tramonto corrusco che dapprincipio ti sembra quasi una festa. Ed infatti alle convention i palloncini abbondano.  Se tu pensi che la candidata democratica pur di vincere dichiara che non aggiungerà un penny al debito Usa ti viene da chiederti se le parti si siano invertite o qualcuno abbia trovato il turkey dalle uova d'oro, ma l'importante è fare bella figura. Anzi: miglior figura dell'avversario, il "pupazzo di Putin".

Da ragazzo pensavo che l'importante in democrazia fosse essere capaci di fare quel che si deve in assoluto, non meglio del tuo concorrente. E invece no: la parte che verrà, il governare, non interessa a nessuno. Gli Stati Uniti faranno quello che hanno sempre fatto: gli arroganti gendarmi del mondo. E gli altri governanti del mondo attenderanno il loro endorsment a una cena. A cuccia, più o meno come i cani attendono gli avanzi.

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