Intervista a Silvio Viale del PD

La laicità della sinistra: "In Tv fuori il crocifisso, dentro il velo islamico"

L'esponente dem si scaglia contro la giornalista del Tg1 Marina Nalesso, "colpevole" di aver condotto il telegiornale con un rosario al collo. "Bisogna vietare alla conduttrice di indossarlo: è il simbolo di una religione, mentre il hijab è laico"

Marco Dozio
La laicità della sinistra: "In Tv fuori il crocifisso, dentro il velo islamico"

Foto da Facebook

Silvio Viale, esponente del PD a Torino, già consigliere comunale e candidato non eletto nelle liste di Fassino, storico attivista radicale, ginecologo, si è scagliato contro Marina Nalesso, busto del Tg1, perché “colpevole” a suo dire di aver condotto il telegiornale con un crocifisso al collo. L'affondo si è concretizzato in questo tweet: “Anche oggi al Tg1 l'arroganza di un rosario al collo della conduttrice”. La giornalista ha reagito a questo e ad altri attacchi che le sono piovuti addosso sulla rete, in particolare da parte di atei e musulmani, senza arretrare di un millimetro. E dichiarando a Fanpage che indossa il crocifisso in tv "per fede e per dare una testimonianza". Matteo Salvini su Facebook: "Qualche cretino a sinistra vorrebbe impedire alla giornalista Marina Nalesso di indossare il crocifisso quando conduce il Tg...Ma dove siamo finiti in Italia??? Libertà per i nostri simboli e la nostra cultura, no alla eurodittatura del pensiero unico!"

Viale, crede che presentare il telegiornale con un crocifisso al collo sia un atto di arroganza?
Ostentare il rosario nel Tg1, nella tv pubblica, è contrario ai principi di laicità. Tra l’altro è l’unica tra i conduttori dei telegiornali a farlo.

Lei vieterebbe alla conduttrice di indossarlo?
Mi stupisce che in Rai nessuno abbia battuto ciglio. Sarebbe come se una presentatrice islamica esibisse un simbolo religioso, un’ebrea un candelabro, una pacifista il simbolo della pace o una leghista la spilletta dell’Alberto da Giussano. La televisione pubblica quando rappresenta l’informazione deve rispondere a dei principi di laicità. Si tratta di avere una forma di rispetto nei confronti dei telespettatori.

Non mi ha risposto. Lei vieterebbe alla conduttrice del Tg1 di indossare il crocifisso?
Sì, lo vieterei. Fossi il direttore della Rai riterrei che i giornalisti del telegiornale debbano avere un abbigliamento laico. Del resto non è l’unica conduttrice di cui dispone la Rai. Se girassi per il mio ospedale ostentando un simbolo religioso sarei ripreso dal mio direttore sanitario. Il rosario non è un semplice monile, sarebbe riduttivo e offensivo definirlo tale.

Vorrebbe far togliere il crocifisso da tutti i luoghi pubblici?
Ho chiesto di togliere il crocifisso dalla sala consiliare di Torino, perché il Consiglio rappresenta tutti i cittadini e non solo una parte. Ma la richiesta non è passata. Nella sala operatoria dove eseguo aborti c’è il crocifisso, come in altre stanze dell’ospedale, ma lì non ho mai posto il problema, non sono allergico al crocifisso. Il punto è quando si tratta di spazi o situazioni che rappresentano lo Stato.

A Milano una consigliera comunale del PD ostenta il velo religioso in Consiglio.
Il velo non è religioso. Il hijab non è religioso, è laico. Tante donne arabe laiche lo indossano per una questione di cultura, e vengono pure ad abortire col hijab. Non è alla stregua di un simbolo religioso, siamo noi ad associarlo alla cultura arabo-islamica. E comunque non è il burka.

Se la mette su questo piano anche il burka potrebbe essere considerato solo un’espressione come un’altra della cultura afgana…
In generale dipende se si tratta di un’imposizione. I sikh hanno il turbante e non se lo tolgono per nulla al mondo. Gli abbigliamenti in genere sono legati ad aspetti culturali, anche di tradizione religiosa, ma non sono il simbolo di una religione.

Peggio il rosario del velo dal punto di vista della laicità?
Dico che il rosario è il simbolo di una religione, il velo no. Stiamo parlando della tv pubblica che rappresenta tutti. Fosse Mediaset non avrei avuto nulla da dire. Tornando all’esempio precedente, a me non interessa se un consigliere si presenta in Consiglio con la croce appesa al collo. Diverso è il discorso del crocifisso appeso alla parete dell’aula consiliare. Quella consigliera di Milano ha tutto il diritto di presentarsi in Consiglio col velo, come lo avrebbe anche una suora col velo o un ebreo col copricapo. 

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