Intervista al ricercatore che lanciò l'allarme sul sisma dell'Aquila

Giuliani: "Il terremoto si poteva prevedere. Ma i segnali sono stati ignorati. Da tempo quella zona era interessata da un notevole sciame sismico"

"Sulla faglia tra i paesi di Cittareale ed Accumuli era in atto da tempo uno sciame anche da 40 o 50 scosse a giornata. Ieri ce n’erano state 18. Bisognava mantenere alta l’attenzione su quella zona, ma non è stato fatto"

Marco Dozio
Giuliani: "Il terremoto si poteva prevedere. Ma i segnali sono stati ignorati. Da tempo quella zona era interessata da un notevole sciame sismico"

Nicola Cosentino. Foto ANSA

Giampaolo Giuliani è il ricercatore scientifico che nel 2009 aveva lanciato l’allarme, inascoltato, sul sisma che devastò l’Aquila. Ora ha pubblicato online dei grafici sul terremoto che nella notte tra martedì e mercoledì ha distrutto Amatrice e diversi Comuni del Centro Italia provocando un’ecatombe dal bilancio ancora provvisorio.

Giuliani, questo terremoto si poteva prevedere?
C’erano evidenti segnali che andavano in quella direzione. In un’intervista di poche settimane fa al Fatto Quotidiano avevo parlato di un preoccupante sciame sismico che riguardava il Centro Italia.

C’erano segnali specifici che riguardavano la zona colpita?
Assolutamente sì. I segnali erano numerosi e riguardavano proprio la fascia di territorio interessata dal sisma. Sulla faglia tra i paesi di Cittareale ed Accumuli era in atto da tempo uno sciame anche da 40 o 50 scosse a giornata. Ieri ce n’erano state 18 fino alla magnitudo 2.5. Bisognava mantenere alta l’attenzione su quella zona già da tempo.

Mi sta dicendo che ieri era possibile fare qualcosa prima della tragedia?
Alle 23 ho controllato come tutte le sere i dati e ho registrato un’anomalia significativa che riguardava quel territorio.

Ha dato l’allarme?
No, non l’ho fatto perché non ne posso più di dovermi difendere da persone che mi aggrediscono, mi umiliano e mi offendono quando dico di fare attenzione per il possibile arrivo di un terremoto.

Che cosa dicono le sue rilevazioni?
I grafici che ho messo in rete questa mattina, per chi li sa leggere, mostrano come l’anomalia fosse già evidente dal 23 agosto, da prima dell’evento di questa notte. Li ho già inviati in Cina e Usa, dove ci sono ricercatori che sanno interpretarli. Tutte e due le macchine in funzione evidenziavano dati correlati.

C’è il rischio che si verifichino nuovi forti scosse anche a distanza di giorni, com’è avvenuto per il sisma in Emilia del 2012?
La zona interessata è ad altissimo rischio sismico. Non si possono escludere nuovi eventi di intensità paragonabile a quello avvenuto la scorsa notte. È successo più volte che all’evento ritenuto principale ne siano seguiti altri simili o addirittura più forti a distanza di ore, di settimane o di mesi. In quella zona stanno continuando a susseguirsi eventi sismici. Purtroppo l’Italia non è preparata ad affrontare certe calamità. Ci si ostina a non voler valutare i segnali di allarme che ci manda la natura.

Le sue ricerche e le sue teorie, incentrate sulla correlazione tra il rilascio di radon dalla crosta terrestre e il verificarsi di eventi sismici, va detto però che non sono ritenute affidabili da una parte del mondo scientifico e delle autorità.
Ma solo in Italia, dove prevale una lobby che scredita il mio lavoro e osteggia questo tipo di ricerche sperimentali. Altrove non è così. Sono appena stato negli Stati uniti a studiare la faglia di Sant’Andrea chiamato da un’università californiana. E tra poco ripartirò per l’Ecuador, perché il governo ecuadoriano mi ha chiesto di installare cinque rilevatori per tenere sotto controllo la faglia del Pacifico.

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