Il centro sinistra è destinato, a breve, a sparire

gatto paolo
Il centro sinistra è destinato, a breve, a sparire

Per comprendere come si perviene a questa conclusione è necessario partire da lontano. Alla fine della guerra il fascismo aveva lasciato la società divisa in tre categorie (riportate nel libro del lavoro del codice civile) i dirigenti, gli impiegati e gli operai; il regime, in particolare, si reggeva sul consenso del ceto medio degli impiegati che, nel dopoguerra, erano diventati la base elettorale della Democrazia Cristiana, mentre gli operai lo erano del Partito Comunista Italiano. Il punto debole del sistema di sinistra, ora lo possiamo cogliere esaminando l'evoluzione sociale, era l'individuazione, al suo interno, di un corpo docente, costituito da funzionari di partito, soprattutto locali, secondo una organizzazione gerarchizzata ed una capillarizzazione estramamente efficiente, ed un corpo discente, che si limitava a costituire la base elettorale senza, di fatto, partecipare attivamente alla vita del partito. Questo modello era particolarmente evidenziato a Genova; con la prima immigrazione, proveniente dall'Emilia, soprattutto dalle zone povere dell'appennino, si era affermata una tipologia di comunismo particolarmente intransigente, che aveva finito per costituire la base politica della sinistra; la base elettorale, invece, era costituita dagli immigrati, provenienti, successivamente, dal sud, e richiamati dall'industria pesante; nei confronti di questa nuova immigrazione, non vi era stato un vero e proprio indottrinamento, ma il voto veniva assicurato dalla promessa di un paese della cuccagna, ovvero, poter andare a scuola senza studiare, poter percepire una buona retribuzione senza lavorare ed abitare una casa senza pagare affitto. Ritornando alla situazione nazionale, con la contrattazione unica, il ceto operaio ed il ceto impiegatizio, o piccolo borghese, erano confluiti in un ceto medio (la retribuzione di un operario, molte volte, superava quella di un impiegato) che, peraltro, politicamente, nonostante i redditi affini, rimaneva distinto; da una parte i comunisti, dall'altra i democristiani; questi due “sotto-ceti”, che hanno continuato a manifestare insofferenza uno verso l'altro, si distinguevano anche e, soprattutto, dal punto di vista sociale; il ceto medio-piccolo borghese aveva una maggiore scolarizzazione (e tendeva a trasmetterla ai figli) era molto più risparmiatore (risparmiava ed investiva, soprattutto, in immobili) e, molte volte, esercitava il doppio lavoro o continuava a lavorare anche dopo la pensione; le conseguenze sono state quelle di accentuare la differenza, soprattutto sociale, tra le due sottoclassi ma, soprattutto, di impoverire intellettualmente il ceto medio basso che ha finito per subire maggiormente l'evoluzione economica negativa del Paese. E' dopo la caduta dell'impero sovietico, infatti, che iniziano i problemi; sia D.C., che P.C.I., venuta meno la rilevanza strategica dell'Italia nel Mediterraneo, non riescono più ad assicurare il benessere degli anni precedenti (assunzioni negli enti pubblici, parastato, industria irizzata, evasione fiscale diffusa e, di fatto, tollerata) ed i due partiti maggiori perdono autorevolezza (mani pulite è solo l'elemento occasionale che ha portato la D.C. a perdere voti e, di fatto, a sparire) mentre il P.C.I., diventato, ormai “centro-sinistra” ha abbandonato il suo “corpo discente” certo che, mai e poi mai, avrebbe dato il voto a favore di quei partiti che raccoglievano i consensi dagli ex democristiani più conservatori (e che, ormai, erano diventati destra vera e propria) per tutelare solamente il suo “corpo docente”, costituito da una dirigenza che, nel sessantotto, si era notevolmente riempita le tasche. A questo punto, nell'impossibilità di garantire un salario a tutti, si è preferito rinforzare il partito dispensando denaro ai “manager” delle municipalizzate, ai dirigenti di associazioni e cooperative (veri e propri finanziamenti occulti diretti ad una ramificazione capillare dell'influenza politica), in modo tale da conservare un'influenza che garantisse quel venti per cento dell'elettorato che, in presenza della metà dei votanti effettivi (in rapporto agli aventi diritto) avrebbe determinato quel quaranta per cento che, stranamente, era contenuto nel referendum costituzionale. La massa degli elettori di sinistra, nel frattempo delusi, si sono riversati nel movimento Cinque Stelle che, in maniera molto semplicistica, faceva le stesse promesse dei comunisti negli anni sessanta (a partire dal reddito di cittadinanza), gettando fango su tutti gli altri. Inutile dire che la politica dell'immigrazione della sinistra ha contribuito parecchio a fare adirare quel ceto di operai ed artigiani, ormai impoverito, che si è visto, in maniera arrogante, anteporre gli interessi dei nuovi arrivati senza se e senza ma. A questo punto è verosimile che, la parte del leone, la farà proprio l'astensionismo, quello stesso astensionismo che aveva, in passato, avvantaggiato la sinistra; questo ceto medio-basso ovvero la parte discente della sinistra, ormai delusa anche dai M5S, finirà per non andare più a votare, determinando la caduta definitiva del centro sinistra, aprendo la porta ad un centro destra, si spera, unito.

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