Bufera in Friuli

Udine, famiglia sfrattata s'appella al parroco. Che però in canonica ospiterà immigrati

Protesta il leghista Pittoni: "Per le comunità locali i nostri poveri rappresentano solo un costo, mentre per l'accoglienza lo Stato mette a disposizione 5 miliardi"

Alfredo Lissoni
Udine, famiglia sfrattata s'appella al parroco. Che però in canonica ospiterà immigrati

Sfratto esecutivo per una famiglia friulana di Majano (UD) in gravissime difficoltà economiche che dovrà lasciare la sua abitazione il 26 settembre prossimo, con due bambini piccoli. I genitori, che pur non vogliono arrendersi, hanno chiesto al parroco del luogo di poter alloggiare, pagando un affitto, nella canonica di Comerzo, una frazione del paese Collinare. 


"Fra poche settimane saremo su una strada. Ci dispiace disturbarla. Ma abbiamo saputo che la canonica di Comerzo è in fase di ristrutturazione", ha scritto la coppia al sacerdote; "abbiamo due figli piccoli. Io sono affetta da numerose patologie degenerative e ho fatto richiesta di invalidità civile. Prego ogni giorno che dalla sommatoria di tante disgrazie possa scaturire una piccola pensione di invalidità". Solo che, per quella parrocchia in disuso, la Caritas Diocesana ha altri fini: mettervi una quindicina di richiedenti asilo. Tutto lecito, per carità. Lo stabile è della Chiesa, che può disporne come meglio crede. Con la stessa logica, però, papa Francesco dovrebbe smetterla di dire ai fedeli di accogliere i migranti, quando poi i suoi sacerdoti si rifiutano di farlo con gli italiani poveri.


Un dubbio se l'è fatto venire anche Mario Pittoni, presidente regionale della Lega Nord con un'esperienza in Commissione politiche Ue del Senato che si occupa specificamente di flussi migratori. Che ci dice: "A Majano i migranti hanno la precedenza sulle famiglie del posto? Senza entrare nel caso specifico di cui si stanno occupando le cronache, dico che - se è così - non succede solo lì. Situazioni simili vengono segnalate un po' dappertutto e si ripetono semplicemente perché per le comunità locali i nostri poveri rappresentano solo un costo, mentre per l'accoglienza degli immigrati lo Stato mette a disposizione risorse che a livello nazionale sfiorano ormai i 5 miliardi. Quindi non solo è in atto un'invasione, ma questa viene addirittura pianificata da chi ci governa, imponendo di fatto richiedenti asilo anche a piccole realtà sguarnite di forze dell'ordine e servizi, non in grado cioè di gestire numeri anche contenuti di migranti, ingolosendole con corposi stanziamenti (21 milioni l'ultimo bando, solo per la provincia di Udine) assegnati a enti e associazioni accreditate per la gestione dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas)".


"L'appello che mi sento di fare alle amministrazioni locali", aggiunge Pittoni, "per avere più peso, è di muoversi all'unisono: siano in prima linea nel denunciare che, a fronte di organizzazioni che hanno imparato a utilizzare l'istituto dell'asilo politico per imporre la presenza di decine di migliaia di migranti che non scappano da nessuna guerra e assorbono risorse che spetterebbero ai veri profughi, oltre che ai nostri concittadini in difficoltà, l'Italia offre addirittura un livello di protezione aggiuntivo, che sembra studiato apposta per attirare altre persone in cerca di fortuna".

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