Cancellazione delle nostre radici

Cristiani iracheni scacciati dai curdi

Si è sempre detto che i curdi siano le vittime preferite degli islamici. Ma secondo un'associazione umanitaria le stesse perseguitano i cristiani

Redazione
Cristiani iracheni scacciati dai curdi

Foto ANSA

Non stiamo parlando di massacri stile Isis, ma c'è comunque un attacco alla libertà d'espressione che cela un esodo forzato. Il che fa riflettere, visto che noi concediamo tutto a tutti. Ma quando tocca a noi, gli altri si comportano ben diversamente

La notizia è questa: alcuni cittadini iracheni cristiani non hanno potuto manifestare nel nord-est dell'Irak perchè le autorità curdo-irachene locali hanno impedito lo svolgere del sit-in di fronte alla sede del governo autonomo del Kurdistan a Erbil. La denunzia arriva da Human Rights Watch, l'organizzazione umanitaria internazionale, che ha raccolto diverse testimonianze locali da Erbil. Secondo le fonti, le autorità curde il 13 aprile scorso hanno impedito ai manifestanti di radunarsi a Erbil (o Arbil), cittadina a 77 chilometri ad est di Mossul.


La protesta riguardava la presunta confisca di terre di proprietà di cittadini cristiani da parte delle forze curde nella valle di Nahle, storicamente abitata da cristiani assiri e situata tra le regioni irachene di Ninive e Dohuk, nel nord del Paese. Attivisti cristiani iracheni sostengono che le forze curde, impegnate nel combattere l'Isis nella zona, abbiano eretto posti di blocco impedendo agli ex residenti di tornare nella valle di Nahle.

La gravità dell'evento, oltre che materiale, è simbolica, in quanto ad Erbil e nelle zone circostanti vivono cristiani che si rifanno alle più antiche e pure tradizioni della Bibbia e perseguitarli è, di fatto, uno schiaffo alla nostra religione. La comunità, i cui cittadini parlano ancora la lingua aramaica dei tempi di Gesù, rimase significativa fino alla distruzione di Erbil da parte delle truppe di Tamerlano avvenuta nel 1397. Poi ci si mise l'invasione musulmana. In città è comunque rimasta fino agli anni '50 del XX secolo una fiorente comunità ebraica, in seguito emigrata in gran parte in Israele, la quale parlava fino in tempi recenti un dialetto della lingua aramaica. Oggi qualcuno sembra interessato ad estirpare da quelle zone quel nucleo di cristianesimo originario.

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