LA SPARATA DEL MINISTRO

Il delirio di Poletti: "Giovani emigrano? Meglio non averli tra i piedi". Poi arrivano le scuse

L'esponente del governo Gentiloni si era scagliato contro i nostri giovani emigrati all'estero. Poi, però, quasi tutto il web e buona parte del mondo politico sono insorti, costringendolo a scusarsi

Francesco Vozza
Il delirio di Poletti: "Giovani emigrano? Meglio non averli tra i piedi". Poi arrivano le scuse

Stavolta la sparata del ministro del lavoro, Giuliano Poletti, è stata davvero troppo grossa. L’esponente del governo Gentiloni, infatti, ha dichiarato che la perdita di 100mila giovani, che in questi ultimi mesi hanno deciso di lasciare l’Italia per cercare lavoro all'estero, non sarebbe in fin dei conti un gran male. Anzi, per il ministro si tratterebbe in moltissimi casi di un fatto positivo: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata – ha detto ai giornalisti Poletti -, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi.”.

L’uscita di Poletti ha ovviamente scatenato il putiferio politico. Le sue parole sono diventate già dopo poche ore virali su tutto il web, scatenando lo sdegno di gran parte degli italiani. Anche buona parte del mondo politico si è schierata subito contro il ministro del lavoro. A quel punto, è stato forse lo stesso Poletti a capire di aver detto una delle più grosse fesserie della sua vita, tant'è che ha deciso quasi immediatamente di scusarsi per quelle sue assurde dichiarazioni, sostenendo (furbescamente) di essere stato frainteso: "Evidentemente mi sono espresso male e me ne scuso. Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l’Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all'estero. Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri. Ritengo, invece, che è utile che i nostri giovani possano fare esperienze all'estero, ma che dobbiamo dare loro l’opportunità tornare nel nostro paese e di poter esprimere qui le loro capacità e le loro energie.". 

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