Perché era tornato a Sesto?

Un terribile dubbio: il terrorista tunisino contava sulla rete jihadista in Italia?

Anis Amri non era un lupo solitario: forse la sua base era proprio nel nostro Paese, dove probabilmente si sentiva coperto da complici e al sicuro

Redazione
Un terribile dubbio: il terrorista tunisino contava sulla rete jihadista in Italia?

Composizione con foto ANSA

Più che un dubbio, è una quasi certezza: Anis Amri non si trovava per caso a Sesto San Giovanni, ma potrebbe essere tornato in Italia perché nel nostro Paese sapeva di poter contare su una rete jihadista consolidata e libera di agire indisturbata, dalla quale avrebbe potuto ricevere aiuto e copertura. L'incontro con la pattuglia dei due agenti eroi che l'hanno freddato è stata del tutto casuale, per cui oltre che della grande professionalità delle nostre forze dell'ordine, Gentiloni e Minniti hanno ben poco di cui vantarsi. Probabile che il terrorista avesse già incontrato qualche suo contatto, nel tragitto tra Milano e Sesto o forse anche prima, magari persone conosciute durante la detenzione in carcere o nel Cie di Caltanissetta con le quali sarebbe rimasto in collegamento.

La comunità islamica della cittadina dell'hinterland milanese avrebbe probabilmente potuto fornire ad Amri quantomeno un appoggio temporaneo, sufficiente per procurarsi dei documenti falsi e garantirsi così una fuga sicura. Il sospetto è che possa aver incontrato qualcuno nelle ore che vanno dal suo arrivo alla Stazione Centrale, intorno all'una di notte, fino alla sua morte, avvenuta alle 3 e 15. Quel qualcuno potrebbe appartenere a un cellula terroristica radicata nel Milanese oppure essere una sua vecchia conoscenza, ad esempio un ex compagno di cella nel carcere di Catania o Palermo, o un incontro fatto in qualche centro di accoglienza siciliano. "Dobbiamo capire perché un soggetto del genere fosse a Sesto San Giovanni" ha detto venerdì Antonio De Iesu, il questore di Milano. "Ma questo è materia di indagine. Collochiamo Amri all'una alla stazione Centrale di Milano, questo è riscontrato da immagini. Che mezzo abbia preso per andare a Sesto e perché non lo sappiamo".

Probabilmente in Francia ha cambiato vari treni prima di partire da Chambery, nel sudest, per arrivare a Torino transitando si presume anche dalla Svizzera, ma il ministro dell'Interno francese Bruno Le Roux non ha voluto sbilanciarsi. Amri nel capoluogo piemontese sarebbe rimasto qualche ora, tra le 20:18 e le 23, prima di salire su un regionale diretto alla Stazione centrale di Milano, dove è sceso all'una di notte. Anche in questo caso di lui si perdono le tracce per circa due ore: lo inquadrano alcune telecamere a circuito chiuso, poi più nulla. Perché ha fatto una tappa intermedia? Non è escluso che quella sosta sia servita a incontrare qualcuno. Poco prima delle 23 è di nuovo in stazione, compra un biglietto per Milano a una macchinetta e sale sul regionale delle 23:05.

L'Italia come punto di partenza e arrivo della storia del 24enne tunisino che aveva giurato fedeltà all'Isis, sbarcato nel febbraio 2011 a Lampedusa a bordo di un barcone e ucciso da un poliziotto durante un controllo a Sesto San Giovanni. L'Italia come punto di partenza del tir polacco, che aveva fatto fa tappa all'azienda Omm di Cinisello Balsamo per poi ripartire in direzione di Berlino, dove lunedì 19 dicembre è stato dirottato e lanciato sulle persone che stavano passeggiando tra le casette del mercatino di Natale sulla Breitscheidplatz. Casuale che ci siano meno di 4 chilometri tra il luogo di partenza del mezzo utilizzato per la strage e quello dov'è stato fermato per sempre il terrorista? Il dubbio che esista qualche collegamento è inevitabile...

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