Un'altra "compagna che sbagliava"?

Campania, presidente PD del consiglio regionale pagava la colf coi soldi pubblici

Avrebbe utilizzato i fondi del gruppo per pagare la cameriera in un immobile a Lioni, in provincia di Avellino. Sottratto un milione di euro solo in un anno

Redazione
Campania, presidente PD del consiglio regionale si pagava la colf coi soldi pubblici

La D'Amelio a un'assemblea del PD

Dopo l'accusa di voto di scambio al presidente De Luca, indagato per il suo invito ai sindaci a far votare sì al referendum costituzionale in cambio di soldi e stipendi, un'altra tegola su importanti esponenti del partito Democratico in Regione Campania. L'inchiesta è relativa a rimborsi gonfiati o addirittura fantasma che riguardano soprattutto contratti di collaborazione con staffisti e addetti stampa. Le indagini della Guardia di finanza avrebbero dimostrato che le somme indicate nei contratti non corrispondevano in alcun modo a quelle versate, mentre in alcuni casi non venivano proprio corrisposte agli aventi diritto, come nel caso del consigliere Lello Topo, ex sindaco PD di Villaricca e uomo molto vicino a Luca Lotti e a Matteo Renzi. Nel suo caso, i magistrati contabili avrebbero accertato che la documentazione riguardante 12.600 euro giustificati come salari per gli assistenti "non è confortata da alcun ulteriore prova in relazione alla concreta movimentazione del denaro in favore degli stessi".

La presidente del Consiglio Regionale, la deluchiana e renziana Rosetta D'Amelio, avrebbe utilizzato i soldi del gruppo per pagare la cameriera in un immobile a Lioni, in provincia di Avellino. Le fatture e le giustificazioni esibite non sono state sufficienti a evitarle la condanna della Corte dei Conti per un danno erariale complessivo di 20mila euro, mentre la colf sarebbe costata 4.200 euro. La D'Amelio aveva depositato a sua difesa i contratti di collaboratori sui quali era espressamente prevista la clausola della "gratuità": ragazzi e ragazze che lavoravano in un'amministrazione pubblica senza percepire nemmeno un euro ma utilizzati come "scudo" solo per evitare la sanzione. Lei aveva affermato nel corso del processo davanti ai giudici contabili che nell'appartamento di Lioni era stata allestita la sua segreteria politica e che quindi fosse autorizzata a utilizzare il budget istituzionale per le necessità correnti dell'alloggio.

La presidente del Consiglio non ha però mai portato alcuna prova che dimostrasse effettivamente la cosa e quindi è arrivata puntuale, pochi giorni prima di Natale, la condanna a restituire le somme illecitamente sottratte alle casse pubbliche. Dovrà rimborsare quanto illegittimamente percepito, così come la quasi totalità dei componenti della scorsa legislatura. In totale 56 consiglieri che hanno provocato un "buco" di bilancio di oltre un milione di euro per la sola annualità 2011. Le sanzioni sono piovute soprattutto sulla testa dei i big del PD, dall'ex sottosegretario Umberto Del Basso de Caro (17mila euro tra carburante e finanziamenti al partito) all'europarlamentare Nicola Caputo (21mila euro per ristoranti e hotel e acquisto giornali). Per il renzianissimo capogruppo consiliare Mario Casillo la condanna al rimborso è pari a 31mila euro. Antonio Marciano ha versato 5mila euro alla "Fondazione Sudd" come quota di iscrizione annuale: dovrà restituirli alle casse del Consiglio.

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