OCCHIO AL VERO POTERE

Un premio per chi affama gli europei

L’Europa si premia da sola, a Draghi il compito di annullare gli Stati nazionali

Andrea Lorusso
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Foto blog.ilgiornale.it

"La collaborazione internazionale è l'unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli". Lo ha affermato il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, insignito del premio Cavour a Santena, "per avere mantenuto l'indipendenza della BCE."

Innanzitutto rileviamo la magniloquenza di un premio onanistico per celebrare l’autogoverno di Bruxelles, un po’ come vincere il campionato di calcio con una sola squadra in campo, ma poi andiamo più a fondo e capiamo che effettivamente, quando il gioco si fa duro i duri scendono in campo: "Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica".

Non è un passaggio da sottovalutare, l’iniziativa politica nelle mani di un Istituto privato sovranazionale che non risponde a nessuna logica elettorale né di controllo dei popoli sottostanti e vende la sua moneta agli Stati Nazione che poi, in teoria dovrebbero onorare il debito. Infatti non dimentichiamo che il debito pubblico europeo, non ancora perfezionato con i cosiddetti bond, si corona con il pegno di parte della fiscalità generale, partecipazioni statali strategiche (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Ferrovie, ecc.) e patrimonio artistico.

Ovvero, quello che sarebbe stato un semplice giroconto interno tra Ministero dell’Economia e Banca Centrale Nazionale, diviene un fardello bello e buono per chi volesse scappare dall’Unione: “L'uscita dell'Italia dall'euro costerebbe 358,6 miliardi di euro.” E ci spiega ancora meglio il sacro custode dei conti europei: "Se un Paese lasciasse l'Eurosistema i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente. L'Italia sarebbe obbligata dunque a onorare i debiti e attualmente il saldo italiano corrisponde a un deficit di 358,6 miliardi.”

Un monito, uno spauracchio, un po’ come quando hanno spezzato le reni a Cipro e Grecia fermando i bancomat, o quello che hanno fatto con i governi del Sud Europa affibbiando esecutivi tecnici salvifici (dello status quo).

È sempre speciale conteggiare il fittizio quanto artificioso prezzo d’uscita dall’Europa burocratica, e mai invece il costo pagato in 15 anni di adesione e sottoccupazione, perdita del potere d’acquisto, generazioni bruciate e saltate nel mondo del lavoro, soglie di povertà, delocalizzazioni, chiusura d’imprese e segnali di ripresa da zero virgola, mentre l’Istat certifica la deflazione.

Chissà cosa ne avrebbe pensato Camillo Benso conte di Cavour, nome improprio per questo premio, lui il 16 Aprile 1858 alla Camera dei Deputati disse: “Il primo bene di un popolo è la sua dignità.” Adesso invece premiano chi la toglie, questa dignità.

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