leghisti nel mondo

L'Italia vista da Città del Capo. La nuova vita di Elia

Storia di un giovane che se n’è andato insieme alla sua famiglia per trasferirsi, grazie ad un’occasione di lavoro del padre, in Sud Africa

Lorenzo Fontana
Elia

A volte bisogna prendere il coraggio a quattro mani e partire. A volte bisogna riconoscere che tutto ciò che ci sta intorno è troppo stretto per le nostre esigenze, anche se non è facile abbandonare il Paese dove si è nati e in cui si immaginava di crescere. Eppure non ci sono alternative quando tutto intorno a te, dall’ennesimo rincaro della bolletta del gas, fino alle complicazioni più meschine che opprimono ogni slancio vitale, congiura per stritolarti. Non stiamo raccontando di uno dei tanti migranti che sperano di far fortuna in Italia, ma di Elia che dall’Italia se n’è andato insieme alla sua famiglia per trasferirsi, grazie ad un’occasione di lavoro del padre , in Sud Africa. Ecco cosa ci ha raccontato della sua nuova vita.

“Dalla mattina alla sera io vivo un sogno”, esordisce il giovanissimo protagonista della nostra storia raccontandoci del vento impetuoso di Città del Capo che ogni mattina lo sveglia con la sua forza limpida e decisa, mantenendo l’aria e l’atmosfera molto più pulite rispetto ai canoni italiani. Tutto in Sud Africa sembra più ordinato rispetto all'Italia, a cominciare dall'uniforme scolastica che ogni mattina Elia ha indosso mentre cammina fino alla fermata dell’autobus che scandisce l’inizio delle sue giornate lungo la strada che costeggia l’oceano. “Le spiagge sull’Atlantico sono tutte libere”, tiene a precisare, mentre racconta il mondo che gli scorre dal finestrino con la familiarità di chi ormai si sente a casa, anche se non dimentica l’affollamento e lo sfruttamento economico di ogni metro quadrato di sabbia che contraddistingue i nostri lidi.


Prova a darci idea della stazione di smistamento di Table View – “ una stazione molto grande, composta di ben tre terminal” – che deve percorrere per cambiare autobus e arrivare finalmente a scuola. “C’è sempre posto a sedere e si arriva quasi sempre in anticipo – racconta –non importa il traffico, l’autobus qui ha sempre la corsia preferenziale.” “La scuola poi è enorme se confrontata a quella italiana: ci sono campi di calcio, rugby, netball, softball, tennis, cricket, hockey, una piscina, e molti parchetti all’interno della scuola per rilassarsi durante la ricreazione.” Tutto ciò, tiene a precisare “ in una scuola perfettamente pubblica, non privata né paritaria.”


A differenza dell’Italia dove la scuola spesso diventa la caricatura di un incarico impiegatizio, con la propria classe, il proprio banco, il vicino, i compagni, al contrario in Sud Africa è ogni professore ad avere la sua classe personale dove a rotazione prendono posto gli alunni del corso: “Fino a 35 alunni per volta, senza problemi di affollamento”. Ognuno segue sette lezioni al giorno, dalle 7:50 alle 14:40 (escluso il venerdì che ha un orario leggermente ridotto), con due ricreazioni a intervallare la mattinata.

Elia sta per iniziare la terza superiore alla Scuola Superiore Milnerton, ma quella che ci descrive è un’esperienza formativa difficilmente comparabile con la spesso squallida e demotivante routine nelle classi italiane. In ossequio alla tradizione scolastica anglosassone, di cui il modello sudafricano è fortemente contaminato, grande importanza è data, oltre alle materie classiche, anche alle discipline sportive, tuttavia sbaglierebbe chi immagina un sistema modellato più sui muscoli che sul cervello. Quello che si tenta di fare è piuttosto assecondare le inclinazioni di ciascuno per valorizzare il talento di tutti. Per esempio al nostro Elia, che di sé dice con orgoglio “Sono un topo da biblioteca”, la scuola ha affidato responsabilità importanti sia nella gestione dei volumi, sia come controllore dei computer a disposizione degli alunni.

Il compito lo appassiona al punto da trascorrere in biblioteca con i suoi “colleghi librarian” anche gran parte della ricreazione, occupandosi tra l’altro di partecipare e organizzare originali competizioni intellettuali con la “Società dei Quiz” e sessioni di approfondimento sociale e politico attraverso il “Debating”. “Mi esalta la scuola qui – evidenzia Elia - anche perché esiste un’altra cosa che in Italia manca: meritocrazia. Se sei bravo e ottieni buoni risultati negli sport, in una società oppure, nel settore accademico, vieni premiato.” Quanta distanza dalle cronache di casa nostra, davanti alle quali il nostro librarian allarga le braccia: “In Italia? Lasciamo perdere. La Buona Scuola sembra produrre solo scioperi”.

Tuttavia, nonostante le sconfortanti notizie dal cosiddetto Bel Paese, Elia ci tiene a far fare bella figura all’Italia: lo scorso anno la sua media scolastica era la terza più alta tra i suoi compagni, anche se non è stato facile adeguarsi al nuovo sistema di studio, soprattutto alla lingua. ”Qui fanno quello che in Italia non fanno – ci spiega - se tu ti trasferisci qui, ti adatti a usi e costumi di qui, non sei tu che adatti usi e costumi degli altri come fanno molti immigrati clandestini quando arrivano in Italia. Qui – continua Elia - si impara tutto in Inglese, ma si insegna anche una seconda lingua, l’Afrikaans, un misto di inglese, olandese e qualche altra lingua africana e non. Essendo principalmente olandese mi risulta complicato e la media ne risente.”
 
Un’esperienza forte quella sudafricana, dove grandi possibilità si sono dischiuse nella vita di Elia e della sua famiglia, ma che ha fin da subito delineato un modello di governo dell’immigrazione molto scrupoloso: “Per ottenere il permesso di soggiorno – ci racconta il nostro protagonista - abbiamo dovuto fare test di salute generale, radiografie al torace (esami per la tubercolosi), provvedere certificati di nascita, casellari giudiziali, estratti conto, referenze per provare che mio padre sarebbe stato utile al Paese come lavoratore e che io avrei studiato.” “Insomma – sottolinea – in Sud Africa si assicurano che in un modo o un altro non sarai mai di peso al Paese ed i suoi cittadini.” Si stupisce Elia che in Italia molti reputino il suo alla stregua di “terzo mondo.” “ Ancora mi resta difficile da capire perché l’Italia sia l’unico paese al mondo governato da trogloditi solo a spalancare i confini indiscriminatamente. È chiaro – conclude - che ci sono interessi più grandi dell’apparenza.”


Una delle poche note di ottimismo sul nostro paese visto dal Sud Africa resta il programma politico di Salvini che Elia dimostra di conoscere a menadito: “Italiani prima di tutti è niente altro che giusto, così come aiutare gli immigrati solo se identificati come persone che scappano da situazioni di guerra. Anche l’idea della rimozione del reato di eccesso di difesa personale può solo portare bene, qui a Città del Capo sarebbe inconcepibile pensare di passare delle noie legali se un ladro si ferisce scavalcando la recinzione di casa. Alcuni piazzano addirittura fili elettrici e spuntoni per proteggersi, senza che nessuno gridi al far west per questo. Mi convince anche la rimozione dell’obbligo vaccinale – continua - secondo me è una delle migliori idee dato che non si era mai visto un obbligo cosi spudoratamente dittatoriale da un po’ di tempo in Europa. Giusto alleggerire le tasse con la flat tax, senza dimenticare la vera rottamazione delle cartelle di Equitalia: idee assolutamente importanti. Equitalia è un vero incubo che porta troppi alla disperazione e, in molti casi, al suicidio.”


Nel salutare Elia gli chiediamo di esprimere un desiderio per il nostro Paese, anche in questo caso la risposta ci arriva a stretto giro e senza mezze misure: “ vorrei sentire parlare dell’Italia come di un paese dove l’immigrazione viene controllata, dove le persone non si suicidano per colpa di un governo ladro, dove i pensionati hanno ciò che spetta loro dopo decenni di duro lavoro, dove i cittadini si possono difendere dai criminali. Dove la scuola diventa più equilibrata, dove i genitori possono scegliere cosa ritengono meglio per la salute dei propri figli. Dove torna la speranza di una vita migliore per tutti.”



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