immigrazione e violenza

Dopo il danno, la beffa: viene pestato dai profughi e gli arriva il conto a casa

Un camionista dell’Alto Mantovano fu aggredito e malmenato da degli immigrati a Calais. Ora l’ospedale gli chiede 800 euro

Redazione
Dopo il danno, la beffa: viene pestato dai profughi e gli arriva il conto a casa

Foto ANSA

Stava passando con il suo camion nei pressi del campo profughi di Calais e, senza motivo, è stato aggredito da un gruppo di immigrati clandestini richiedenti asilo. Malmenato ripetutamente, con cattiveria, fino ad essere spedito all'ospedale con 40 giorni di prognosi. Ora, a distanza di un anno, allo sfortunato camionista mantovano, l’ospedale francese nel quale era stato ricoverato, gli ha spedito a casa un conticino di tutto rispetto: 800 euro per le cure che gli sono state prestate.

"È questa l’Europa?", si chiede il camionista di Castiglione che, ancora spaventato dalla paurosa vicenda chiede l’anonimato. "Io ho chiesto di essere rimborsato per i danni e la violenza subita, ed invece mi trovo a dover pagare le prestazioni mediche. È assurdo". La vicenda, che ha dell'incredibile, risale allo scorso anno, quando l'autista dipendente di una ditta di trasporti dell’Alto Mantovano si trovava in viaggio tra la Francia e la Gran Bretagna. A Calais, sulla strada a quattro corsie, degli immigrati clandestini avevano messo dei massi per far rallentare i camion. L'autista, costretto ad effettuare delle gimkane, si accorge, guardando dallo specchietto retrovisore, che quattro o cinque immigrati stavano cercando di salire sul rimorchio.

A quel punto dopo ripetute frenate ed accelerate per evitare che salissero, il camionista decide di scendere dal mezzo per parlare ed evitare sconvenienti. Ma dal nulla, improvvisamente, ne sbucano un altra quindicina che si scagliano contro lo sfortunato autista, aggredendolo e picchiandolo. Non contenti, si avventano sul camion, rompendo vetri e specchietti. Il mantovano viene salvato solo dall’intervento della gendarmeria locale, che disperde gli aggressori, e viene quindi portato in ospedale a Calais.

Prognosi: quaranta giorni per varie ferite e contusioni su tutto il corpo ed un polso fratturato. "Ho fatto domanda di rimborso al tribunale di Boulogne-sur-Mer", conclude il camionista, "perché sono dovuto anche stare fermo più di un mese dal lavoro". Ma è la risposta che lascia tutti senza parole. E non solo il camionista. "Non le dobbiamo niente, anzi, c'è il conto dell’ospedale da pagare per aver usufruito delle cure". Con un conticino da clinica privata, niente da dire. Oggi, a distanza di un anno, l'azienda di trasporti è stata chiusa e il povero camionista si ritrova anche senza lavoro. "Non ho un soldo, non posso pagare. Ma anche li avessi, quei soldi non li pagherei perché è ingiusto".
 
 

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