morire per vivere

"Questa notte non sognerò nulla, la mia vita è già stata un sogno". E la montagna se l'è portato via, come voleva lui

È precipitato il grande Iannilli con Luca D'Andrea, il compagno di tante escursioni. L’incidente sulla parete nord del monte Camicia

Fabio Montoli
"Questa notte non sognerò nulla, la mia vita è già stata un sogno". La sua montagna se l'è portato via come voleva lui

Foto ANSA

Sono morti esattamente dove desideravano morire. Se fossero morti, di malattia, in un letto d'ospedale, sarebbe stato come ammazzarli. "Questa notte non sognerò nulla, la mia vita è stata un sogno". Aveva detto Iannilli in un video, poco tempo fa. Sembrava un presagio.

Erano espertissimi, preparati, competenti, attrezzati, due riferimenti assoluti. Ma la montagna, se esiti, non scherza. E Iannilli già era stato perdonato. Lui lo sapeva, ma non desiderava altro che stare lì, sulla sua montagna. Una vita, la sua, umile e dignitosa, semplice, come un alpinista. 

Li hanno trovati uno accanto all’altro, legati da una unica corda, come quando chiudevano una delle tante vie che affrontavano. Invece, questa volta, Roberto Iannilli e Luca D’Andrea, erano lì, insieme, ma a terra, senza vita.

Nel mondo dell'alpinismo e dell'arrampicata erano conosciutissimi. Tutti ci si conosce. Tutti si è legati da un amicizia che sembra eterna, anche se ti incontri per la prima volta. Ma loro erano come due fratelli. Da anni impegnati in imprese comuni, in particolare Iannilli è considerato uno dei massimi esperti di arrampicata in Italia. Ha aperto centinaia di nuovi itinerari sia in Italia che all’estero.

Sono precipitati sulla parete nord del monte Camicia. Le salme sono state recuperate verso le 9 del giorno seguente dall’elicottero del soccorso alpino e portate all’ospedale di Teramo. L’allarme era scattato giovedì, quando i parenti avevano segnalato la scomparsa dei due escursionisti. Avevano lasciato l’auto a Fonte Vetica per intraprendere la scalata. Stavano scalando una parete che ha uno sviluppo di 1200 metri, non si può stabilire da che altezza siano precipitati, ed è praticamente impossibile, al momento, ricostruire la causa della tragedia.

Iannilli già nel 2010 era rimasto vittima di un incidente simile, sempre sul Gran Sasso, durante una scalata: era precipitato per una trentina di metri e si era fratturato i polsi e ferito alla testa. Era particolarmente legato al Gran Sasso dove, in solitaria o con altri escursionisti, ha aperto più di 100 nuove vie. Ha compiuto imprese sulle Ande peruviane, e ha affrontato l'Himalaya scalando la "Bartolomei Tower".

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