fatti e sorprese

Il M5S si scopre e svela le strategie del programma a Torino: vegano per tutti!

Nella stravagante iniziativa per la "promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale", la Appendino dimostra una deriva culturale e di sostanza

Redazione
Il M5S si scopre e svela le strategie del programma a Torino:  vegano per tutti!

Foto ANSA

Nel corposo programma presentato dal nuovo sindaco di Torino, la grillina Chiara Appendino, più che le tematiche tradizionali come urbanistica, ambiente, sociale, cultura, fa colpo la stravagante iniziativa per la "promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale", presentata come "atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio".

Si gioca a carte scoperte, dunque, talmente scoperte che, più che una convinta azione a tutela degli animali come soggetti di diritto, sembra una incertezza sull'azione programmatica rispetto una città che di problemi, soprattutto legati all'immigrazione, ne ha fin troppi.

Vanno bene i progetti didattici nelle scuole sulla tutela, sul rispetto degli animali e sulla corretta alimentazione, specie se organizzati in collaborazione con le società animaliste, medici nutrizionisti ed esperti di settore, ma la sostanza dovrà pur essere un buon pollo alla brace con tanto di patatine, no?



Si può pensare che si tratti solo di una stravaganza, magari della volontà di stupire con effetti speciali e iniziative inaspettate. Se però si legge con attenzione, sembra di vedere una specie di deriva culturale che, a parte le assurdità evidenti, come quella di definire "tutti gli animali" come "soggetti di diritto", il che comprenderebbe anche mosche, zanzare, blatte e ratti, mette in risalto una politica amministrativa indirizzata a promuovere un argomento assolutamente in contrasto con la maggior parte dei medici e dei nutrizionisti, che considerano essenziale l’assunzione di proteine animali per l’equilibrio fisiologico.

Ricordiamo alla Appendino, vestita, sembra, più di rosso che di stelle che, a parte il pericolo di diffondere fanatismi pericolosi, come quello che ha indotto una coppia di genitori vegani a negare il latte al figlio neonato riducendolo in fin di vita, è la scelta unilaterale assunta come principio della vita pubblica che rivela un aspetto preoccupante.

È normale, secondo voi, che chi ha il mandato di gestire l’Amministrazione di una città possa arrogarsi il diritto di indicare che cosa si deve mangiare e che cosa no? Dovrebbe, invece,  essere esattamente il contrario. In un regime di libertà, all’autorità spetta il compito di garantire ai cittadini di esercitare le loro scelte in piena libertà ed eguaglianza, sempre che non vengano lesi i diritti altrui. Ma se i titolari di diritti, invece dei cittadini, diventano gli animali, che assolutamente non devono essere maltrattati, ma che non godono di altri diritti, si capovolge la logica democratica, e per tutelare il "diritto" degli animali si rischia di violare quello dei cittadini.

Ai torinesi noi, ovviamente, auguriamo di continuare a mangiare il bollito misto alla piemontese senza far troppo caso alle stravaganze della Appendino, sperando che le prossime iniziative riguardino sicurezza, tasse e scuola, mense a parte si intende.

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