l'ultima cazzata americana

Uccisione Mansour, per il Pakistan è affronto USA

Il Paese ritiene l'azione militare voluta da Obama come una provocazione intollerabile. A rischio i rapporti diplomatici

Alfredo Lissoni
Uccisione Mansour, per il Pakistan è affronto USA

ll raid aereo con il quale gli Stati Uniti hanno ucciso il leader talebano, Akhtar Mohammad Mansour, rappresenta, per Islamabad, "un importante messaggio al Pakistan, che da sempre nega di lasciare spazio ai talebani all'interno dei propri confini". Quella autorizzata dal presidente americano Barack Obama rappresenta la prima azione all'interno dei confini del Paese dal maggio 2011, quando un'azione delle forze speciali portò alla cattura e all'uccisione di Osama bin Laden.

Come quella volta il ricorso a un'operazione delle forze speciali e non della CIA, rappresenta un problema per Obama, che ha deciso di agire senza consultarsi con Islamabad. In passato il Pakistan aveva tollerato le incursioni dei droni lungo i suoi confini con l'Afghanistan per colpire obiettivi mirati. In questo caso, invece, lo stato asiatico ha visto la missione americana come "una violazione della sovranità del Pakistan", ha detto il ministro degli Esteri pachistano all'ambasciatore americano, David Hale. L'uccisione di Mansour, il leader dei talebani, ha messo in seria difficoltà i negoziati tra il gruppo e il governo centrale afghano, ha continuato Islamabad.

"Facendo riferimento a Mansour, Stati Uniti e Pakistan avevano due visioni diverse", scrive il New York Times: "Washington ha deciso di ucciderlo perché rappresentava una minaccia ai negoziati e alla sicurezza americana, visto che progettava un attacco all'esercito USA". Per l'intelligence pachistana, invece, il mullah aveva preso la leadership del gruppo e l'avrebbe guidato in modo positivo. Gli Stati Uniti avevano fatto sapere al Pakistan che Mansour era un loro obiettivo. Islamabad invece aveva fornito informazioni sul leader talebano, senza tuttavia condividere dettagli sui suoi spostamenti. Di recente il mullah era stato in Iran per sottoporsi a un trattamento medico.

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